L’arma più pericolosa è la voce, in quanto ha una potente capacità di influenzare e plasmare i pensieri delle persone. Allo stesso tempo, può essere l’unico strumento in grado di salvarci e farci sentire, ma se ci facciamo influenzare e non ci ribelliamo, non usare la nostra voce può essere la nostra più grande condanna.

Alcune delle notizie più frequenti di questo ultimo periodo riguardano violenze e omicidi sulle donne.

Purtroppo, ogni giorno si presenta una maggiore probabilità che avvengano questi femminicidi o delle violenze sulle donne, legati a fenomeni radicalizzati nella cultura popolare già da molti anni, che però hanno ancora una forte rilevanza sull’attualità.

Non è possibile, né tantomeno corretto, che ancora oggi una donna, una ragazza, o anche una piccola bambina debbano avere paura di trovarsi da sole in ambienti con figure maschili.

Non è corretto questo clima di superiorità del genere maschile, che in molti casi ritiene di avere dei diritti sulla vita delle altre persone.

Il fenomeno deriva dalla mentalità molto “chiusa” degli anni passati, durante i quali la donna veniva considerata quasi un oggetto, o una macchina utile solo per pulire, cucinare e procreare, facilmente rimpiazzabile senza riguardo nel momento in cui non soddisfaceva le aspettative.

In alcuni casi, molto rari in certi contesti degradati, il matrimonio avveniva a seguito di una relazione intrapresa con l’accordo e il favore di entrambe le parti e sulla base dell’amore. Spesso, invece, i matrimoni erano combinati tra famiglie, a seconda delle esigenze economiche, senza interpellare o dare diritto di parola e scelta alla donna.

I mariti la vedevano come un possedimento e, quindi, ritenevano di avere il diritto di comandare e prendere le sue decisioni.

Nel corso del Medioevo sono state poste delle aspettative sull’uomo, che doveva necessariamente essere forte, più forte rispetto alle donne, tanto da non poter esporre i propri sentimenti, ma, al contrario, non provarne e mostrarsi “invincibile” anche di fronte alle difficoltà, senza mai piangere.

Tutti questi aspetti sono facilmente riscontrabili anche nella società contemporanea, tanto che gran parte dei femminicidi avvenuti in Italia per il momento (47 su 115), viene compiuta da uomini o ragazzi sulle proprie compagne, oppure sulle “ex”, quindi questo ne dimostrerebbe proprio lo spirito possessivo.

Nella maggior parte dei casi, questi omicidi sono premeditati e guidati da motivi futili, di semplicistica soddisfazione di istinti primordiali e, quindi, senza una vittima specifica. Mentre in altri casi la vittima viene a lungo premeditata e scelta con rigore, spesso rappresentata da una persona vicina.

Molte vittime non sanno di essere in pericolo e non possono cercare di farsi aiutare, ma in altri casi la loro voce viene mozzata dalla paura di quello che possa succedere denunciando queste persone opprimenti.

In altri casi, le vittime non si rendono nemmeno conto che quello dei propri compagni non è amore, bensì solo desiderio di possesso, perché i loro pensieri vengono offuscati dai sentimenti provati. Inoltre, vengono demoralizzate e convinte di essere loro sbagliate e che tutto quello che sta capitando sia meritato e solo frutto di “insegnamenti”, che permetteranno ai propri partner di essere, chissà quando, persone migliori.

Le notizie  di violenza sulle bambine lasciano un segno indelebile nella memoria, perché sono le più significative e richiamano la necessità di cambiare, per proteggere l’innocenza e garantire un ambiente sicuro per tutti.

Un fatto di cronaca avvenuto a Busto Arsizio riguarda una bambina di 11 anni che, a seguito di una violenza, è rimasta incinta. L’aggressore era ben noto alla famiglia, che si fidava di lui, tanto da essere considerato un amico stretto.

La bambina, probabilmente spaventata dalle reazioni dei genitori e in parte incosciente della gravità della situazione, ha confessato l’accaduto solo dopo essere finita in ospedale al Quarto Mese di gravidanza.

Molto spesso, infine, la colpa viene attribuita alle donne stesse, sottoposte a sciocche domande sul proprio abbigliamento, seguite spesso da frasi come “allora te lo sei cercata”. In realtà, il vero problema non è e non sarà il modo in cui una donna si veste, ma le mentalità ottuse di certi uomini, ancora così primitivi da credere di avere il potere e il permesso di comportarsi come dei padroni.

A dimostrazione e sensibilizzazione, per mostrare alle persone i reali colpevoli, vengono spesso organizzate delle mostre, dove vengono esposti i vestiti delle vittime di violenze.

Ci si approfitta delle donne per la loro presunta debolezza ed inferiorità e si attribuisce a loro la colpa proprio per questi motivi, ma sarebbe il caso di iniziare a farsi un esame di coscienza e ragionare seriamente sui reali colpevoli, per poi domandarsi se sia davvero giusto considerare gli uomini “superiori”.

Asia Duchini 3F

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