In vista delle scorse vacanze di Natale, molti degli studenti del nostro liceo sono stati invitati ad intraprendere la lettura del libro Ero un bullo: la vera storia di Daniel Zaccaro di Andrea Franzoso. Vi si narra della storia di Daniel, appunto, un bullo carico di rabbia e aggressività che, per via della difficile situazione in famiglia, si ritrova a lottare contro quei sentimenti che non riesce a sfogare con le parole, ma che gestisce tramite atti vandalici, prepotenze e ribellioni, perché per lui l’unico modo per guadagnarsi rispetto è incutere paura e non temere niente.

Chiunque penserebbe che un bullo sia semplicemente un ragazzo problematico senza speranza, una persona cattiva e piena di odio… ma. dopo questa lettura che ha consentito una riflessione profonda sull’argomento, l’opinione di molti è cambiata. Ad ogni pagina sfogliata, era sempre più facile capire il protagonista, i suoi sentimenti e la ragione per cui prendeva quelle cattive decisioni, fin quasi ad immedesimarsi in lui. Molte volte i bulli e i criminali non sono veramente “mostruosi” come si tende a credere in modo semplicistico, ma sono persone con tanto dolore dentro: un dolore così grande, che non riescono a “tirar fuori” a parole. Pertanto, cercano di soffocarlo con delle azioni che, nella maggior parte dei casi, hanno gravi conseguenze, sia per coloro che le commettono, sia per le persone attorno a loro.

Un tema fondamentale di questo libro è il rapporto con i propri genitori, in questo caso di Daniel con il padre, con cui ha avuto un rapporto estremamente difficile, perché ha dovuto vivere con un genitore violento nei confronti della madre e della sorella, un uomo esigente ed estremamente offensivo. Ne è stato, perciò, segnato molto fin da piccolo nel modo in cui si relazionava con il mondo, essendo la famiglia il primo contesto di insegnamento. Questo libro permette di vedere, secondo una prospettiva differente rispetto ai pregiudizi, com’è vivere nei panni di un carcerato, di un tipico delinquente, facendoci così scoprire anche un fondamentale insegnamento della vita: non è mai troppo tardi per cambiare strada.

Dai viaggi che si faceva da un carcere all’altro, Daniel è riuscito a scoprire l’uso della parola leggendo i libri e con l’aiuto dei più “grandi”, educatori, psicologi ecc.. la cui mano è stata fondamentale per consentirgli di rialzarsi dalla fossa che si era scavato. E’ poi riuscito a riprendere il suo percorso di studi lasciato in sospeso, per laurearsi in Scienze Dell’Educazione avendo come punto di riferimento don Claudio e tutti coloro che lo avevano aiutato a credere nelle sue capacità dandogli fiducia e a riprendere la sua vita in mano.

Ogni pagina di questo libro è stata una montagna russa di forti emozioni, dato che le parole scritte sono state capaci di lasciare un segno dentro a chi le leggeva. Un forte messaggio che si è riusciti a cogliere è: nessuno è il proprio passato e nessuno ha il destino scritto, ma ognuno ha la capacità di scegliere e ognuno è artefice del proprio destino. L’inizio, perciò, non definisce il finale, ma ciò che avviene dopo attraverso le decisioni prese.

Alcune citazioni del testo di forte impatto

“Fai come vuoi. Ma, senza le parole, quello che rimane è la violenza”

“Si sentiva accolto così com’era. Non giudicato, ma semplicemente amato”

[La seconda parte dell’articolo tratterà dell’incontro con l’autore del libro Ero un bullo e le riflessioni che ne emergeranno]

Stephanie Omamegbe 3A

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