Ormai sentiamo ogni giorno parlare della NATO e delle sue possibili influenze sull’attuale conflitto tra Russia e Ucraina e sulla guerra in Israele e Palestina, ma come è nata questa alleanza? E perché è nata?

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, molti stati europei occidentali, stremati da anni di conflitto, cercavano sicurezza e certezze; non volendosi affidare all’Unione Sovietica e, quindi, al Comunismo, l’unica alternativa erano gli Stati Uniti. Il 4 Aprile del 1949, dunque, venne firmato a Washington, capitale degli USA, il trattato istitutivo della NATO, che significa Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e prevedeva di creare un’alleanza a scopo militare e difensivo. Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Granducato del Lussemburgo, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d’America furono i primi (di molti) firmatari. Gli Stati che volevano far parte dell’alleanza dovevano avere dei requisiti precisi: non presentare guerre civili all’interno dei propri territori, non avere territori contesi con altri Stati, giurare solennemente la rinuncia all’espansionismo e alla guerra ed avere un governo con fondamento democratico.

Anche se l’obiettivo dichiarato della NATO era la reciproca difesa dei membri, divenne presto chiaro a tutti che il suo vero scopo era arginare il Comunismo, già temuto anteguerra, ma che ora con l’Unione Sovietica, che rivestiva il ruolo di vincitrice e potenza globale, infondeva ancora più paura. Stalin (primo ministro dell’URSS) comprese queste manovre politiche occidentali, culminate dall’adesione alla NATO nel 1955 della Germania Ovest, Stato proprio sul confine con la sfera d’interesse sovietica, e per contrastarle decise di mettere in campo una propria alleanza di Stati socialisti: il Patto di Varsavia. Ne facevano parte tutti i paesi dell’Est Europa, caduti sotto l’influenza sovietica a fine guerra (ad eccezione della Jugoslavia, comandata da Josip Tito, che decise per la neutralità). Ne facevano quindi parte: URSS, Romania, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Germania dell’Est e Albania.

Con il passare degli anni, la NATO si allargò progressivamente, facendo aderire nuovi Stati europei: Grecia e Turchia nel 1952 e la Spagna nel 1982. Per decenni le due fazioni si guardarono in cagnesco, cercando ogni modo possibile per danneggiare l’altra, per esempio attraverso le “Proxy Wars”, guerre combattute in Paesi del Terzo Mondo fra fazioni socialiste e pro-occidentali, che sarebbero potute diventare buoni alleati per l’una o per l’altra. I momenti in cui una III Guerra mondiale sarebbe potuta scoppiare furono molti, ma fortunatamente vennero sempre superati.

Tuttavia, quando nel 1991 avvenne il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la NATO si allargò più velocemente anche verso est. Gli Stati orientali, infatti, vi aderirono per ottenere protezione nei confronti della Russia, dopo decenni di instabilità e vita estremamente difficile.1

Entrarono a far parte dell’Alleanza: Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia nel 1999, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia nel 2004, Albania e Croazia nel 2009, Montenegro nel 2017, Macedonia del Nord nel 2020 e Finlandia nel 2023.

Negli ultimi anni, anche Ucraina e Georgia hanno chiesto di aderire all’Alleanza, ma le loro richieste non sono ancora state accettate poiché esse presentano territori contesi: la Crimea e le Repubbliche di Donetsk e Luhansk in Ucraina, e la Abkazia e la Ossethia del Sud in Georgia. La Svezia, invece, è un potenziale candidato per l’ingresso nella NATO, ma tutto dipenderà dalle decisioni della Turchia, che è sempre stata riluttante a questa adesione a causa del supporto svedese verso il Kurdistan, nemico storico di Ankara.

Inoltre, per la prima volta dalla firma dell’Alleanza Atlantica, è stata coinvolta in una guerra.

Nel febbraio 1998, il Kosovo, regione a maggioranza etnica albanese, distinta all’interno della Jugoslavia (che ormai era composta unicamente da Serbia e Montenegro), dichiara l’indipendenza, seguendo l’esempio di Croazia, Slovenia e Bosnia. Le Forze Armate serbe intervengono, occupando il paese, ma la NATO, adducendo come casus belli una “ingerenza umanitaria” (mai approvata o riconosciuta dall’ONU), comincia una campagna di bombardamenti a tappeto. Vi partecipano 13 nazioni, tra cui l’Italia, ma non parteciparono molte nuove entrate, come Polonia e Ungheria, da poco nella Lega e non ancora integrate a livello militare. La guerra durò fino al giugno 1999, quando le truppe jugoslave si ritirarono e il Kosovo divenne zona internazionale, cioè sotto la protezione della Società delle Nazioni. È stimato che furono circa 14.000 le vittime dei bombardamenti, in gran parte civili serbi (circa 10.000) e del Kosovo. Inoltre, per l’uso di armi chimicamente pericolose e/o contenenti uranio impoverito (cioè non nucleare), i casi di cancro sono aumentati, sia nelle città bombardate, sia fra i soldati che maneggiavano l’equipaggiamento, non avvertiti del pericolo.

La seconda e, per ora, ultima volta in cui l’alleanza è entrata in guerra è in risposta all’attacco alle Torri Gemelle da parte di fondamentalisti islamici, l’11 settembre 2001. Per la prima volta dalla fondazione dell’alleanza, il presidente statunitense Bush invocò l’articolo 5 della NATO, trattato a inizio articolo, e dichiarò guerra al governo talebano. Quasi tutti i paesi alleati americani parteciparono, fino allo schieramento di quasi 100.000 truppe occidentali (e naturalmente dell’esercito afgano) contro i 60.000 guerriglieri talebani. Nonostante questo, la mobilitazione di più di 20 paesi, la guerra è durata fino a settembre del 2021, quando gli ultimi soldati statunitensi lasciarono l’Afghanistan, dando pieno controllo del paese ai talebani.

¹ Ciò ha ,tra l’altro, causato varie polemiche con la Russia di Putin, che ricordava un accordo fatto nel 1989 fra USA e URSS per non far espandere la NATO oltre la Germania Est. Tuttavia, ricerche più avanzate dimostrano che l’accordo parlava solo della presenza di eventuali soldati Nato in Germania Est.

 

                                                                                                        Niccolò Arpelli e Andrea Campoli 2C

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