Dopo circa un mese, da quando tutte le famiglie si erano riunite sul suolo di Ailuruelk, il problema restava ancora irrisolto. Nadine, Wanda, Velka e Amygdala erano impegnate a leggere le pergamene per cercare un incantesimo in grado di separare Leto dal Leopardo; mentre Ethan, Aaron e Jacob facevano da guardia alla bolla magica del prigioniero, che, nel frattempo, era stata trasportata nell’atrio del palazzo reale della divinatrice, Velka. Axel era stato liberato e non aveva fatto che piangere abbracciato al corpo del suo amato Briar, sulla sponda del fiume dove avevano condiviso gli ultimi momenti l’uno con l’altro.

Il felino in controllo del corpo di Leto, con il passare del tempo, meditava e amplificava i suoi poteri. A breve la bolla si sarebbe rotta e lo scontro decisivo avrebbe scosso l’intero pianeta.

La frustrazione delle quattro donne dopo la lettura di tutte le pergamene era palpabile: non esisteva alcun incantesimo sufficientemente esteso o estendibile.

Dopo altri tre giorni, piccole vaghe crepe si formarono sulla sfera di energia, Leto aprì gli occhi color indaco e… il Leopardo era libero.

I tre guerrieri erano schierati per affrontarlo con tutte le loro forze, ma la divinità era troppo potente. Jacob fu il primo a tentare di fermare il figlio, sferrando affondi di lancia d’onice, ghiaccio e vento. Poi si unì anche Aaron, con i suoi spadoni con il dono del vento. L’entrata in scena del primogenito Liepcohen, inizialmente, sembrava aver ristabilito un precoce equilibrio, ma era solamente un’illusione. Allora Ethan si unì ai reali e la potenza dei suoi colpi stupì chiunque: ogni mossa scuoteva le fondamenta del palazzo. Tuttavia nemmeno il suo intervento fu abbastanza per impensierire Leto e il suo spadone ghiacciato. L’agilità dei combattenti era sorprendente, ogni fendente sferrato era calcolato nei minimi dettagli, ogni salto perfettamente coordinato con i movimenti degli altri. Sembrava quasi di assistere ad una terribile danza.

Lo scontro nell’atrio del palazzo proseguì per diverse ore, senza che un solo colpo raggiungesse la divinità. Il Leopardo sembrava possedere un’energia inesauribile, mentre Ethan, Jacob e Aaron stavano piano piano cedendo agli attacchi del mostro che controllava Leto.

Ethan aveva un braccio spezzato, Jacob una sanguinante ferita sulla testa e Aaron, che era stato colpito ripetutamente sulla schiena, faticava quasi a rimanere in piedi.

Stavano per cedere, quando le porte del palazzo si aprirono di colpo.

Era Axel.

“Voi tre, fatevi da parte! Questa battaglia dev’essere solamente mia! Leopardo! I tuoi futili desideri di conquista svaniranno presto! Pagherai per quello che hai fatto a Briar con la vita!”

“Vieni avanti, se ne hai il coraggio! Non hai idea di cosa sia il vero potere!”

Axel fece qualche passo e chiuse le porte dicendo: “Tu, essere disgustoso, non uscirai da qui.”

Un urlo riempì l’atrio e una gigantesca aura recinse il giovane ragazzo sfregiato. Le decorazioni floreali color oro sul vestito di Axel splendevano così intensamente, da accecare i presenti. Il mantello nero che copriva il braccio sfregiato si muoveva virtuosamente, come pervaso da un’anima propria.

Ethan, Jacob e Aaron, qualche secondo dopo, stavano ammirando uno scontro senza precedenti.

Axel creava armi magiche che riuscivano a respingere i colpi del Leopardo. I fendenti verticali del giovane mettevano in seria difficoltà la divinità, che dovette impegnarsi per contrastarlo. I due erano quasi alla pari. Axel aveva canalizzato il dolore per la morte del suo amato Briar in un’energia straordinaria, ma anche questa sembrava non essere sufficiente ad abbattere il dio. Si ferirono a vicenda e, dopo qualche minuto, anche Ethan, Jacob e Aaron tornarono all’attacco.

Amygdala, da sempre molto affezionata al fratello, comprese immediatamente che quella nuova, immensa energia fosse la sua, quindi lei, Nadine, Wanda e Velka raggiunsero gli altri a palazzo.

Salendo le scale che portavano alla porta entro la quale si stava svolgendo lo scontro, Nadine ebbe un mancamento.

“Nella cenere io resisto. Concentrati e trova la tua fede. Presto la soluzione ti apparirà.”

La ragazza ignorò il messaggio udito nella sua testa e le tre donne entrarono nel palazzo.

Cercarono di aiutare nel combattimento e gli equilibri dello scontro sembravano cambiati, ma l’energia del Leopardo era davvero incredibile.

Tutto d’un tratto, Nadine ebbe un altro mancamento.

“Nadine! Concentrati sulla tua fede! Ti aiuterò!”

Tornata in piedi, la ragazza pensò per qualche secondo al suo pianeta d’origine ed ebbe un’illuminazione: su Oryctes veniva venerata una divinità Scarabeo! Che fosse quella la fede a cui si riferiva la misteriosa voce?

Nadine concentrò le sue energie per ricordarsi dell’aria acre della sua terra d’origine e si trovò catapultata sul suolo di casa. Di fronte a lei una statua dello Scarabeo e, qualche istante dopo, la comparsa della divinità.

“Nadine, Leopardo pensa che io sia morto durante l’ultima guerra tra Dei, ma i sopravvissuti a quello scontro furono tre: io, Scarabeo, Panda minore e Leopardo delle nevi. L’unico modo per sconfiggere una divinità potente come lui è che tre ricettacoli assorbano il nostro potere. Tu assorbirai il mio, Axel quello di Panda e Leto dovrà sconfiggere la parte malvagia di Leopardo ed assorbire solamente la parte buona del felino. Solo allora Leto e Leopardo si separeranno in due corpi e il potere sarà sufficiente per un nuovo inizio, privo di caos e caratterizzato da legami indissolubili.”

Nadine rimase senza parole: come avrebbero fatto tre ragazzi come loro ad assorbire il potere di una divinità e a sconfiggerne una così potente?!

“Chiudi gli occhi. Penserò io a trasferirti il mio potere. Diventerai talmente potente da riuscire a trasmettere ad Axel e Leto il mio messaggio e loro sapranno cosa fare.”

Un sibilo incrinò l’aria e una successiva esplosione catapultò nuovamente Nadine su Ailuruelk.

Tutti erano fermi a guardare Leto che si stava contorcendo: lottava, senza dubbio, contro la malvagità di Leopardo. Dopo poco…

“Nadine, Axel, aiutatemi… non riesco a contrastarlo…”

I due si librarono in aria e, con loro, anche Leto; concentrarono le loro energie e… ci fu una deflagrazione monumentale. Il palazzo esplose.

La prima a riprendere conoscenza fu Nadine, che andò subito a controllare le condizioni di salute di Leto. Le macchie sul collo erano sparite e gli occhi erano tornati al caldo verde muschio che l’aveva incantata la prima volta che si erano visti. Pian piano altri tornarono in piedi, ma non si riuscivano a trovare Velka, Ethan e Aaron.

Erano qualche decina di metri dall’esplosione, ma non si muovevano. La preoccupazione pervase i familiari, che corsero ad accertarsi delle condizioni degli amati.

Non sembrava ci fosse battito. Lo scoppio li aveva colpiti così violentemente da togliere loro la vita.

Il campo di battaglia divenne presto un lago di lacrime.

Axel prese a camminare verso il fiume, taciturno. Arrivato accanto al corpo di Briar, lo fissò per qualche secondo, si sdraiò di fianco al compagno e gli accarezzò il viso.

Dei fasci di energia estremamente luminosa, provenienti dal cadavere, lo avvolsero. Nadine, che nel frattempo lo aveva raggiunto, capì che si trattava del potere del Panda. Tutto sembrava essere andato come Scarabeo aveva previsto. Restava solamente da trovare Leopardo e metterlo a tacere una volta per tutte.

Nadine e Axel tornarono dagli altri, nella zona dell’esplosione. Un rumore a pochi metri li distrasse. Era proprio lui. Il maestoso Leopardo delle nevi, divinità da sempre adorata dai Liepcohen, era ancora vivo, pronta ad attaccare.

Stavolta, però, Nadine, Leto e Axel avevano la forza per contrastarlo. Lo accerchiarono e cominciarono ad incanalare tutta la loro energia, ciascuno in un colpo plasmatico diverso. Leopardo provò ad attaccarli, ma erano come protetti da una barriera che imprigionava la divinità in una semisfera molto resistente.

I ruggiti del felino si fecero sempre più feroci… Nadine, Leto e Axel si guardarono negli occhi lacrimanti.

“Onice.”

“Cenere.”

“Oro.”

Dalle loro mani esplosero tre fasci di energia che misero fine allo scontro.

Stremati, persero la coscienza e si accasciarono a terra. Vennero raggiunti da Wanda, Jacob e Amygdala.

I corpi dei tre giovani cominciarono ad avere degli spasmi. Presero ad ingrigire, quasi consumati dal potere. Nessuno sapeva cosa fare.

Ci fu un’esplosione talmente fragorosa da scuotere lo spazio.

Non sopravvisse nessuno.

Qualcuno, però, può giurare di aver visto tre grandi stelle nel cielo, color onice, cenere e oro.

Stefano Longagnani   ex 5G

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