Napoleon (2023) è un film di Ridley Scott che narra le vicende di Bonaparte, da quando era un giovane ufficiale, sino alla morte a Sant’Elena. E’ stato fortemente criticato per le inaccuratezze presenti nella storia, oltre che per l’eccessiva romanzizzazione sentimentaloide delle vicende.

Il film si apre con la decapitazione di Maria Antonietta, durante la Rivoluzione Francese, mentre un giovane ufficiale, Napoleone, guarda dal pubblico. Nel frattempo gli è affidata la riconquista del porto di Tolone, che porta a termine brillantemente, in una scena molto realisticamente ricostruita, che sottolinea in modo moderno quanto le capacità del condottiero fossero presenti sin da questo episodio poco noto.

Tornato a Parigi come generale e con il titolo di eroe di guerra, incontra Giuseppina, di cui s’innamora quasi a prima vista, anche se sarà lei a prendere l’iniziativa di invitarlo a casa propria, iniziando così una relazione che durerà per altri 20 anni.

Durante la campagna d’Egitto (1798-1801), Napoleone viene a sapere che Giuseppina lo tradisce e immediatamente torna a casa, dove la coppia ha una modernissima crisi.

Nel 1804, Bonaparte si stanca del suo rango di console e, dopo aver eliminato tutti i suoi nemici politici e “convinto” (con la forza) i senatori francesi ad approvare il suo piano, si dichiara imperatore di Francia, strappando la corona dalle mani dell’arcivescovo che stava celebrando l’incoronazione e ponendosela in testa.

Di seguito c’è forse la scena più riuscita del film: la Battaglia di Austerlitz (1805), in cui Napoleone sconfigge gli eserciti di Austria e Russia. Ci riesce facendo attraversare ai nemici un lago ghiacciato, su cui poi fa sparare i cannoni: il ghiaccio si rompe, il soldati russi/austriaci si ritrovano in acqua e, appesantiti dall’attrezzatura, sprofondano negli abissi  e annegano. Di certo, leggere dell’escamotage sui libri di Storia non rende per niente giustizia della realtà crudele e violenta dei fatti, come appare in questa pellicola.

Dopo Austerlitz, lo Tsar Alexander chiede un’alleanza con la Francia contro l’Inghilterra, che Napoleone accetta volentieri. 

Purtroppo nel 1810, Napoleone è costretto a divorziare da Giuseppina per la sterilità di quest’ultima. Nonostante il fatto che l’ami ancora molto, si sente in dovere di dare un’erede al suo trono, ragion per cui si risposa con Maria Luisa d’Austria, nonostante non abbia molto tempo da dedicare alla nuova moglie, perch[ nel 1812 lo Tsar lo tradisce, spingendolo ad invadere la Russia.

La campagna napoleonica di Russia è, a ragione, sinonimo di colossale fallimento e sconfitta immane. La descrizione storica dell’evento non è utile alla comprensione del film, poiché l’esito del conflitto è così disastroso, che Napoleone è costretto a lasciare la Francia, confinato sull’Isola d’Elba, dove rimane  per i famosi 100 giorni, che però nel film sembrano durare pochissimo. Quando legge in una lettera di Giuseppina che si è gravemente malata, scappa per tornare in Francia da lei, come nei migliori romanzetti Rosa di terz’ordine, ma quando arriva, viene devastato dalla scoperta della morte del suo amore, avvenuta giusto pochi giorni prima. 

Deciso a vendicarsi contro quel potere che lo ha esiliato lontano e gli ha impedito di stare con Giuseppina, marcia verso Parigi con un pugno di uomini. Per fermarlo, gli è mandato incontro il V Battaglione, ma la sua eloquenza ed il ricordo delle imprese passate fanno passare le truppe dal lato dell’ex imperatore. 

Riguadagnato il controllo sulla Francia, è ora tempo per Waterloo, la battaglia che deciderà se il ritorno di Napoleone è definitivo, o se sarà stata tutta fatica sprecata. Napoleone deve condurre le operazioni velocemente e rieuscire a sconfiggere le truppe inglesi prima che si ricongiungano con gli alleati prussiani. Ma, come in Russia, anche nelle pianure belghe è il clima a impedire la vittoria: piove incessantemente per ore, rendendo il terreno molle e inadatto all’utilizzo dei cannoni. Si ricorre all’assalto di fanteria e alle cariche di cavalleria, ma le trincee inglesi respingono facilmente questi magri attacchi. Napoleone stesso sale a cavallo e carica, ma è prevedibile ed inutile: i prussiani arrivano e qualunque speranza di vittoria rimasta ai francesi è vaporizzata. Per evitare che un’impresa del genere si ripeta, Bonaparte è esiliato nella lontanissima Sant’Elena, dove morirà pochi anni dopo.

Questo, però, NON è un film storicamente accurato. Gli autori hanno romanzato troppo le vicende, per esempio imputando alcune azioni di Napoleone, come l’abbandono della Campagna d’Egitto o la fuga dall’Elba a impulsi romantici (rispettivamente la conoscenza del tradimento di Giuseppina e la di lei malattia) quando, in realtà, c’erano ragioni molto più complicate o meno interessanti (l’instabilità politica in Francia che necessitava di una figura di capo come Napoleone, o il desiderio di riacquistare il potere, per i due esempi precedenti). Questa ultra semplificazione delle vicende è anche mostrata nel fatto che tutte le lettere, trattati e giornali, sono scritti in un più che illogico inglese, a solo vantaggio di un pubblico americano che non abbia nemmeno le conoscenze su Napoleone che, in Europa, vengono insegnate ai ragazzi delle Scuole Elementari. 

Di certo le vicende sono state appositamente rese più spettacolari: entrambe le battaglie più importanti del film, Austerlitz e Waterloo, hanno difetti storici troppo grandi per essere ignorati, specialmente la prima, la cui intera scena ruota attorno al lago ghiacciato, che nella realtà non fu proprio così importante, né così “lago”. La zona era, al massimo, paludosa, poiché bacini d’acqua di quelle dimensioni non ne esistevano da quelle parti.

A Waterloo invece, Bonaparte è mostrato mentre cavalca contro le schiere inglesi, spada in mano, quasi come nel quadro di David: un’assurdità totale che avrebbe messo in pericolo di vita l’unica speranza di vittoria ai francesi, ma che, come scena di un film, è molto entusiasmante.

Più in generale, è la rappresentazione di Napoleone a non convincere. Questa figura controversa e passionale è stata trasformata in un omino (perché si diceva fosse basso, un noto falso storico) impetuoso, in ricerca di costante approvazione, egoistico e poco virile. Il suo genio tattico è limitato ad agitare la mano e urlare “Carica!” o “Fuoco!” e l’eccezionale carisma che ha convinto dei soldati mandati a ucciderlo ad unirsi a lui è trasformato in un “Mi mancate ragazzi!” assai improbabile.

Anche la sua relazione con Giuseppina è stata trasformata, certo a causa della recente pubblicazione delle lettere di lei. Durante una litigata la insulta, urlando: “Voglio che diciate che senza di me non siete nulla”, dimostrando il bisogno di sentirsi importante, e poco dopo, quando la sfuriata è passata, è Giuseppina a dirgli “Voglio che diciate che senza di me non siete nulla”, e lui subito obbedisce, umiliandosi, con evidente simmetria modernista che non coincide affato con il modo di parlare dell’epoca. Anche nei rapporti sessuali lui è subito affaticato, si sforza, ansima e suda, mentre lei è ferma, con uno sguardo annoiato e insoddisfatto. Nella realtà i due pare avessero, invece, un amore appassionato e un profondo rispetto l’uno dell’altra.

Più che un film sulla figura storica di Napoleone, questo appare cioè un film sulla sua caricatura inglese.

Ma non ci sono solo aspetti negativi. Dal punto di vista tecnico, è immacolato. Luci, piani, inquadrature: tutto lucidatissimo o velato di nebbie fredde ad opera d’arte. I personaggi non sono mai fuori focus, con le luci e gli angoli vengono espresse le loro emozioni (come il volto ombroso di Bonaparte quando viene a sapere del tradimento di Giuseppina, o la luce a raggi che entra dalle finestre della chiesa durante l’incoronazione e illumina il volto trionfante del neo-imperatore).

Anche se va criticata dal punto di vista storico, la battaglia di Austerlitz è una gioia per gli occhi: si percepisce l’angoscia dei soldati, il terrore nei loro gesti, il panico nella voce degli ufficiali, la critica alla guerra ed alle atrocità di tutti i tempi tipica del nostro presente, altrettanto travagliato e scomposto.

La scena di Mosca vuota, ricoperta di sterco, e che brucia, oltre a delle fantastiche vedute aeree, ha un forte valore simbolico: Napoleone è così odiato (e temuto) che il nemico preferisce lasciargli la propria capitale piuttosto che affrontarlo. Inoltre, sono state ricostruite le famose architetture distrutte, che nella realtà nessuno può vedere. Ne è valsa la pena di essere l’uomo più detestato d’Europa e di essere desiderato morto da tutti? Si vedono i primi fatali dubbi che emergono. 

Menzione d’onore particolare agli schieramenti inglesi nella battaglia di Waterloo, che dimostrano che è  stata fatta una minima ricerca storica quando i soldati si dispongono a quadrato, con le baionette montate: questa tattica, veramente utilizzata, serviva a spaventare i cavalli nemici, rendendo inutile la cavalleria.

In merito al cast, sono attori bravissimi e noti, come Joaquin Phoenix e Vanessa Kirby. Tuttavia, anche qui va fatta una critica alle parti iniziali del film: per quanto bravo, il protagonista sessantenne non può interpretare un Napoleone ventenne ed anche il fatto che, per tutto il film, non invecchi rompe l’immersione e la Sospensione dell’Incredulità. 

Conclusioni? Un film tecnicamente perfetto, ma la cui sceneggiatura approssimativa ed una scarsa attenzione a “dettagli storici” davvero molto noti rischiano di rovinarlo. Comunque, un lavoro Da Vedere.

Andrea Campoli 2C

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