Nella forma mentis dei ragazzi di ogni epoca c’è sempre stata una marcata antitesi tra l’apprendimento e il gioco, dato che l’uno sembra escludere l’altro. Contro tale ideologia moderna si pone la didattica innovativa, un nuovo ramo dell’insegnamento orientato a trovare metodi didattici alternativi alle lezioni frontali, che mirano a riunire le competenze didattiche con il divertimento dei ragazzi, come insegnavano i precettori del Settecento più illuminati.

Uno dei mezzi utilizzati da questo metodo educativo è il gioco da tavolo, come confermato dalle parole del sociologo Roger Callois, secondo cui “Ogni gioco potenzia, affina qualche facoltà fisica o intellettuale. Attraverso il divertimento e la perseveranza, rende facile ciò che all’inizio appariva difficile e stressante”.

Le qualità del gioco da tavolo sono molteplici, poiché ciascuno richiede abilità specifiche. Innanzitutto, il gioco è volontario: si gioca perché si ha voglia di divertirsi, non è un obbligo, non è un dovere, rientra addirittura nell’istinto umano di ricercare il piacere nello svago di un’attività che è fine a se stessa. Inoltre, il gioco è separato dalla realtà, si attua in una dimensione che prende le distanze da ciò che accade attorno, per diventare una sorta di micromondo, dove gli “attori” interpretano il loro ruolo, che cambia a seconda del gioco (si può essere killer oppure poliziotti, operatori di borsa o ladri, archeologi o mummie).

Un’ulteriore pregio del gioco da tavolo è che è rigorosamente regolato, cioè si attua solo attraverso una serie di regole (il regolamento appunto) che sono la base del gioco stesso e che, se non venissero attuate, ne comporterebbero il crollo. Quest’ultima caratteristica riveste un ruolo particolarmente importante, poiché viviamo in un periodo in cui l’accettazione delle regole risulta molto difficoltosa per buona parte dei ragazzi, in alcuni casi è addirittura rifiutata totalmente; dunque, abituarli ad osservare delle regole in modo quasi indiretto diventa molto utile.

Non bisogna inoltre dimenticare che il gioco da tavolo presuppone l’interazione con gli altri giocatori e che, quindi, favorisce la socializzazione o, per usare un termine molto attuale, l’inclusione, superando barriere sociali e culturali. In una società in cui tutto sta diventando virtuale, compreso il lavoro, la spesa e pure le relazioni sociali, i rapporti tra le persone nella realtà diventano sempre più freddi e passivi: sedersi attorno ad un tavolo e collaborare per sconfiggere un nemico comune, che in alcuni casi è il gioco stesso, è un modo per riconquistare il contatto umano che è andato via via perdendosi.

Il mondo dei giochi da tavolo è vastissimo: dai più semplici ai più complessi, ma quasi tutti lasciano più o meno spazio all’alea, cioè la sorte, ad esempio comprendendo una fase con il lancio dei dadi, l’elemento casuale che riporta tutti sullo stesso piano e consente ai neofiti del gioco che non vengano completamente sopraffatti dai più esperti. Nei giochi contemporanei, però, il caso non è mai l’elemento dominante, come invece avveniva negli antenati del gioco da tavolo come Monopoli, Risiko, o i prototipi del Settecento, dove la fortuna aveva un ruolo abnorme, ma non bisogna dimenticare che Monopoli stesso fu creato proprio a scopo didattico.

Il celebre gioco è infatti stato ideato nel 1903 da Elizabeth Magie, per insegnare al popolo americano l’imposta sui terreni: i giocatori impersonano dei grandi imprenditori che cercano di arricchirsi il più possibile, mandando in bancarotta gli avversari. Il gioco diventa un palcoscenico, dove realtà e immaginazione si mescolano: il giocatore si immedesima in un personaggio in una realtà alternativa alla quale si deve adattare, trasgredendo, all’interno di essa, alcune regole della vita quotidiana, indossando i panni di un personaggio che non esiste, ma che è realistico.

Per stare nel gioco e seguirne le regole, è necessaria molta concentrazione, a volte per un tempo ridotto, ma altre volte per diverse ore e senza compromettere il divertimento. Da diversi anni, i casi di disturbo dell’attenzione e problemi di concentrazione stanno aumentando in modo esponenziale, ripercuotendosi non solo sul rendimento scolastico, ma anche nell’attività quotidiana, ad esempio con l’incapacità di prendere decisioni. Il gioco da tavolo diventa un valido allettato anche solo per il semplice rispetto dei turni di gioco. Lo scopo del gioco, per chiunque, è vincere e l’impulsività in un gioco strutturato non paga mai. Concentrazione, ragionamento e azione: questo è il gioco da tavolo. Non ricorda forse la scuola o la vita lavorativa?

Leonardo Cartabia 4B

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