Il 2 Novembre 2023 è miracolosamente uscito il nuovo singolo dei Beatles Now And Then. Per questa occasione uno dei cantanti dell’epoca, deceduto nel 1980, non ha nemmeno dovuto risvegliarsi dalla tomba, perché è stata sfruttata un’intelligenza artificiale per recuperarne la voce.

Le origini del brano sono raccontate in un breve documentario¹, pubblicato in concomitanza al singolo sul canale YouTube del gruppo. È parte, infatti, di una serie di demo che John Lennon registrò dallo scioglimento della band (1970) fino alla sua morte. Le cassette vennero poi consegnate dalla vedova, Yoko Hono, agli altri membri del gruppo, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, che ne scelsero due da completare per la The Beatles Anthology, (1995-1996) un multimediale progetto commemorativo. Lavorarono anche a Now And Then, ma il progetto fu presto abbandonato a causa della terribile qualità dell’audio e del piano d’accompagnamento, che spesso copriva la voce di Lennon, rendendo impossibile separare i due livelli di suono.

Il brano rimase in stallo fino al documentario sui Beatles di Peter Jackson, Get Back (2021)². Il team del regista, infatti, riscontrò un problema simile, volendo inserire nel lungometraggio alcuni video del 1969 dei Beatles che conversavano in sala di registrazione. Le loro voci erano offuscate da rumori e strumenti da cui era necessario separarle e, in certi casi, rigenerare parti di dialogo perse. Con questo compito programmarono un’intelligenza artificiale specializzata in “demixing”, separare suoni differenti e rigenerarli, condivisa poi con Paul McCartney e Ringo Starr (George Harrison è deceduto nel 2001), che permise di completare Now And Then.

Questo è un esempio di uso minimale dell’intelligenza artificiale, più precisamente una ANN (Rete Neurale Artificiale). Sono intelligenze programmate sul modello del cervello umano: sono composte da più livelli di “neuroni” che processano informazioni a cui rispondono secondo regole precise. Attraverso il Machine Learning (ML), che comprende diverse tecniche, l’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere schemi ripetuti nei dati che le vengono forniti, allo scopo di analizzare e categorizzare le informazioni. È abile, quindi, nel distinguere frequenze differenti: nel caso di Now And Then la frequenza del pianoforte dalla voce.

Il loro potenziale non si esaurisce, però, nella mansione organizzativa, ma hanno anche abilità generative. Se ne ha testimonianza nel completamento automatico, presente in molte applicazioni di messaggistica, il cui metodo non si discosta dai programmi che generano musica. L’intelligenza artificiale sfrutta gli schemi ricavati dai dati, per “prevedere” la struttura della frase e consigliare la parola che, con maggior frequenza, è stata accoppiata alla parola data, secondo statistiche (ad esempio l’accoppiata “grazie” e “mille”).  Allo stesso modo, può riempire lacune in una traccia audio di John Lennon. Il cantato di John Lennon prodotto dall’intelligenza artificiale è realistico e ben radicato nella demo già presente, ma è inevitabile chiedersi cosa sarà capace di fare poi, o quali abilità già possiede. Potrebbe un’intelligenza artificiale scrivere una malinconica ballata su un amore impossibile?

Al momento pare di sì, anche se non integralmente. Il primo album composto attraverso l’intelligenza artificiale, Hello World³, è stato pubblicato nel 2018 ed è stato seguito da altri progetti musicali, come I AM AI⁴ di Taryn Southern nello stesso anno. In questi casi sono stati generati separatamente spartiti, strumenti, voci, e successivamente sovrapposti l’uno all’altro.

La tecnologia però avanza. Youtube nel 2023, quest’anno, in collaborazione con Google DeepMind, ha lanciato il progetto Dream Track⁵: un’intelligenza artificiale che genera brani di trenta secondi partendo dalle consegne dell’utente. Gli stili imitabili sono di 9 artisti che hanno dato la disponibilità a questo progetto e lo strumento è a disposizione di quaranta creatori di contenuti statunitensi. Tutto è, infatti, ancora in incubazione e si attendono le risposte da parte dei consumatori; ma quanto tempo manca alla completa sostituzione degli artisti da parte delle intelligenze artificiali?

Con l’evoluzione della tecnologia, i prodotti dell’intelligenza artificiale potrebbero raggiungere una tale qualità, da rendere la componente umana superflua nell’industria musicale, nel settore cinematografico o in quello pubblicitario. La precarietà della professione artistica pare sempre più reale e la commercializzazione e sterilizzazione di quella che a malapena si potrà definire “arte” sempre più vicina. La creatività dell’uomo soppiantata dalla macchina. O forse no.

L’intelligenza artificiale non è creativa, ma è capace di apparire tale. Il programma funziona perché segue uno schema d’azione che si può adattare a nuovi problemi, ma sempre seguendo una procedura ben definita, da cui non può distaccarsi. I generatori casuali di numeri sono la prova di questo limite: il programma non si inventa numeri, non gli è possibile, ma segue schemi talmente imprevedibili da apparire casuali, come la cifra del decimo di secondo misurato fra un clic e l’altro, o processi esterni al computer come il decadimento radioattivo.

Ci sono, quindi, metodi diversi attraverso cui un’intelligenza artificiale arriva ad una soluzione e sono definiti dal programmatore, come i dati su cui si basa. Se la soluzione è generata da una macchina, ciò però non la rende oggettiva. I programmatori avranno scelto le informazioni che ritenevano più pertinenti e, inevitabilmente, il programma è soggetto a questa preferenza. Ad esempio, una ballata malinconica che l’intelligenza svilupperebbe potrebbe non commuovere nessuno, se non chi l’ha sviluppata, e comprendere all’inizio di ogni traccia un clic che definisce l’inizio della registrazione, se presente nei dati.

Le intelligenze artificiali sono ben lontane dal comprendere veramente i dati forniti: non sanno cos’è un clic che indica l’inizio della registrazione, cosa rende unica la voce di John Lennon, o anche semplicemente il significato di un “grazie”. Producono qualcosa che è simile ai dati ed il loro impatto finisce lì: per questo non toglierebbe il clic.

“Per [comprendere] l’intelligenza artificiale, è importante riconoscere questi limiti, in particolare la differenza tra ‘capire e creare’ e ‘apparire di capire e creare’. “⁶ Così ci avverte Philip Boucher, esperto del Parlamento europeo per il futuro della scienza e della tecnologia (STOA).

Se un avanzamento nel settore delle intelligenze artificiali pare imminente, l’obiettivo di programmare un’intelligenza cosciente ed empatica, che conosca la tristezza o il concetto di canzone, è ancora nel reame della fantascienza. 

E’ probabile, comunque, che diventi una parte sempre più integrante della nostra vita comune, specialmente lavorativa, essendo ottima per compiti schematizzati e precisi e non avendo necessità di pause per il riposo, al contrario dell’uomo.

Per evitare che consumi l’umanità, è necessario che la si sviluppi con coscienza, tenendo a mente il benessere di tutti, come rifletté il Galileo di Brecht: “Io credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell’esistenza umana”, insistendo sul dovere morale dello scienziato di schierarsi dalla parte del popolo, contro i “potenti egoisti”. Educare il cittadino ed informarlo, evitando che debba accettare passivamente l’avanzamento tecnologico senza comprenderlo veramente: questo si propone Philip Boucher. La ricerca non dovrebbe far cadere l’umanità nel terrore, ma donare un lume di speranza.

Valentina Lixin Noè 4D

[1]The Beatles – Now And Then – The Last Beatles Song (Short Film)

[2]Peter Jackson on The Beatkes: Get Back & Technology Invented for the Docuseries

[3]Hello World album

[4]I AM AI album

[5]Progetto Dream Track: An early look at the possibilities as we experiment with AI and Music

[6]Artificial intelligence: How does it work, why does it matter, and what can we do about it? | Think Tank | Parlamento Europeo

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