Il capitolo 22 inizia con la presenza di un nuovo personaggio: il cardinale Borromeo, arcivescovo di Milano, arrivato in visita pastorale al paese vicino. La notizia, sparsasi rapidamente nei villaggi tutt’intorno, ha spinto moltissime persone ad affluire lì nella speranza di vederlo, per cui lo scampanio è piuttosto una manifestazione di gioia collettiva, che nell’Innominato suscita un senso di curiosità a conoscere questo nuovo personaggio.

Essendo un arcivescovo, l’Innominato pensò che forse lui lo avrebbe potuto “curare” dal tormento interiore che lo aveva tenuto sveglio tutta la notte. Prima di uscire, però, bussa alla porta della serva dove c’era anche Lucia. Vedendola dormire in una posizione strana, quasi rannicchiata a terra, rimprovera la serva per non aver eseguito i suoi ordini.

Manzoni non dice quale sia la distanza dal castello dell’Innominato al paese, ma sembra un tragitto piuttosto breve, anche se a quei tempi la gente accorreva a vedere il Borromeo anche da più di venti miglia.

Quando l’Innominato arriva nel paesino, molte persone erano meravigliate perché non aveva nessuna scorta con sé. Il bandito posa la carabina a terra e chiede a uno dei preti dove sia il cardinale, domanda alla quale l’altro non sa rispondere perché viene da un paese vicino e perciò chiama il cappellano crocifero. Quest’ultimo si avvicina con un certo sospetto e va subito a fare la sua ambasciata al prelato.

L’autore osserva che la narrazione si è imbattuta in un personaggio storico (il cardinale): si tratta di una figura di eccezionale valore morale e che ispira un’incredibile deferenza, per cui interrompe il racconto con una digressione per narrarne alcuni episodi della vita.

Il capitolo 23 inizia proprio con l’ingresso dell’Innominato a casa del cardinale il quale, entusiasta, lo accoglie infischiandosene delle proteste del cappellano. L’Innominato viene ricevuto con volto sereno e a braccia aperte. Rimasti soli, i due uomini restano qualche attimo in silenzio e come in attesa degli eventi. L’Innominato è roso da una smania interiore e da due sentimenti opposti, ovvero il desiderio di trovare sollievo al suo tormento e la vergogna di essere lì, a supplicare un uomo come un miserabile, anche se guardando il cardinale è indotto a provare una certa venerazione per lui.

L’aspetto di Federigo ispira superiorità e, al tempo stesso, si fa amare, dal momento che il suo portamento è maestoso e composto, lo sguardo vivace, l’espressione serena. Inoltre mostra una pace interiore, un amore sentito per il prossimo e la speranza che chiunque possa migliorarsi nel corso della vita.

Il discorso appassionato e vibrante del cardinale commuove profondamente l’Innominato, il quale sente salire le lacrime agli occhi. Dopo un abbraccio con il cardinale, lo ringrazia affermando di provare una gioia e un sollievo anomali. Quindi rivela al cardinale il rapimento di Lucia, ancora prigioniera nel suo castello. Borromeo afferma che questo è un segno del favore divino, poiché l’Innominato è in grado di fare subito una buona azione. Federigo si affretta a chiamare il cappellano crocifero, che rientra in ansia e si stupisce vedendo l’Innominato con gli occhi rossi di pianto, mentre sul volto del cardinale c’è un’espressione che esprime contentezza. Borromeo gli chiede se tra i parroci riuniti nella sala accanto vi sia quello del paese di Lucia e gli ordina di farlo venire immediatamente da loro insieme al curato del paese dove si trovano.

Quindi cambia il Punto di Vista e, con un colpo di scena piuttosto inaspettato, il lettore si ritrova nuovamente nei pensieri di don Abbondio.

Federigo lo informa dei fatti e lo incarica di recarsi al castello insieme alla donna che il parroco del paese è andato a chiamare, per liberare Lucia e portarla subito in salvo. Don Abbondio cerca di mascherare il disagio per quel comando perché è molto spaventato all’idea di viaggiare con il bandito. Così Don Abbondio, la donna e l’Innominato si mettono in viaggio. Questo però non calma affatto il curato che, tra sé e sé, se la prende con i birboni (Don Rodrigo e l’Innominato stesso), ma anche con i santi (il cardinale), fornendo al lettore per la prima volta nel Romanzo una visione più oggettiva e laica su tutti questi personaggi.

Teodor Ciolofan 2F

Rispondi

DI tendenza

Scopri di più da La Voce degli Studenti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere