Sono nato in comunione con la natura. La rigogliosa flora di Ailuruelk, alimentata dai grandi fiumi sgorgati dalle catene rocciose, unita alla moltitudine di specie che compongono la fauna, riempie il mio cuore di un tepore quasi primordiale.

Ogni forma di vita sul nostro pianeta, vegetale o animale, è direttamente collegata all’anima di una persona. Compiuti i tre anni, ciascuno ha già trovato il proprio Compagno d’Anima, ma per me il momento non è ancora arrivato.

Nonostante ciò, gli animali mi comprendono e riesco a capirli: anche i più feroci, come il Giaguaro delle montagne, l’Anaconda marina e il Lupo delle foreste d’acero, che mi parlano come fossero umani.

Un esemplare di Panda minore attirò, sin dalla tenera età, la mia attenzione e pensai immediatamente che sarebbe stato lui il mio Compagno d’Anima; ma, raggiunta la maturità, riuscii a capire la vera motivazione. Il mammifero sarebbe presto diventato Compagno d’Anima di Briar, colui che, dopo un fugace sguardo, ha unito indissolubilmente i nostri spiriti.

Durante le lunghe passeggiate nei boschi, ogni sguardo tra me e lui è ricolmo di passione e le note placide e cerulee degli animali attorno a noi recingono il nostro miracolo d’anime, trascendendo la realtà. L’acuto strido delle Aquile nere, il sibilo delle Anaconde e il gracidio delle Rane dal dorso rosso risuonano tra le colorate chiome d’acero e le atre foglie di Aeonium Testa Nera.

Briar è l’unico, al di fuori della mia famiglia, ad accettare il mio aspetto: gran parte del mio corpo è sfigurata a causa di una malattia dovuta al veleno delle Salamandre Azzurre degli stagni, con cui ho avuto un contatto estremamente ravvicinato qualche giorno dopo la mia nascita. Mia madre Velka, la divinatrice, e mia sorella maggiore Amygdala sono riuscite a bloccare l’infezione grazie ad un antidoto ricavato dal sangue di Panda minore, animale guida della nostra famiglia, ma oramai il danno era compiuto e la mia pelle deturpata. L’unico sollievo dal dolore perpetuo era Briar; la freschezza del suo respiro, la gentilezza delle sue dita sul mio viso… non c’era niente che mi facesse stare meglio.

Una sera decidemmo di recarci sulle sponde del fiume Relkyg, per ritagliarci un momento da soli e scappare dalla vita di palazzo, dato che Briar è una delle guardie di mia sorella Amygdala e io sono solo il principe secondogenito.

Per tutto il sentiero la sua mano intrecciata alla mia ha fatto correre un brivido lungo la schiena di entrambi: potevamo sentire i sentimenti l’uno dell’altro. Il suono sempre più intenso dell’acqua contribuiva ad addolcire l’aria attorno a noi.

Arrivati sulle sponde del fiume, ci sdraiammo per godere appieno del momento: dopo qualche minuto passato ad osservare la grande gigante blu che illumina il cielo, girammo lo sguardo l’uno verso l’altro. Il verde acceso dei suoi occhi avrebbe riflesso la luce anche nella notte più buia immaginabile.

“L’oro delle tue iride rimarrà per sempre il mio unico faro d’amore.”

Non avevamo mai parlato d’amore, anche se potevamo percepire ogni singolo battito del nostro cuore come fossero martelli all’unisono.

Portammo i nostri visi sempre più vicini, tanto da riuscire a sentire il nostro respiro. Nell’aria solamente amore: la sua mano dolce sulla mia guancia e le nostre labbra che si sfioravano delicatamente. Fu la notte più bella della mia vita.

Il giorno seguente, però, tutto venne distrutto.

Stefano Longagnani 5G

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