Improvvisamente mi ritrovai circondato da quella che, seppur di colore grigio, sembrava essere sabbia. Nella tempesta riuscivo a scorgere delle imponenti ombre scure, frastagliate, niente più. Potevo soltanto camminare, immerso nel rumore assordante dell’arena, alla ricerca di qualche forma di vita senziente, che fosse in grado di spiegarmi dove mi trovavo.
Per giorni continuai il mio vagabondaggio, fermandomi unicamente quando la luce proveniente dalla magnificente stella rossa che si stagliava nel cielo, mi sembrava più fievole. Nel sonno l’unica immagine che la mia mente mi comunicava era quella di una giovane ragazza dai capelli rossi, circondata da un’aura di energia imponente, a tratti spaventosa.
Mio padre mi disse che quella notte non avevo mai smesso di muovermi, inquieta, ma non ricordavo di aver sognato qualcosa. Al risveglio, però, avvertii qualcosa di strano: qualcuno o qualcosa, dall’altra parte del pianeta, emanava una quasi impercettibile fonte di potere. Sorpresi, mio padre ed io, decidemmo di partire per controllare, lasciando mia madre a casa. Grazie ai miei poteri sarebbe stato molto facile raggiungere l’altro lato di Oryctes. In breve tempo, infatti, arrivammo nel luogo in cui percepivo quella piccola fonte, ma, con enorme delusione, trovammo solamente altra cenere.
All’improvviso vidi due figure antropomorfe avanzare verso di me. Mi preparai ad affrontarle, nonostante fossi stremato, ma appena riconobbi la figura femminile, mi pietrificai: era la ragazza che mi appariva continuamente in sogno, con i capelli di un colore rosso intenso, scarlatto.
“Nadine, sei sicura che fosse questo il posto? Non c’è nessuno qui.” E lei rispose “Padre, sono sicura, avverto anche ora un’energia particolare, feroce.” L’uomo continuò “Per un attimo avevo sperato di poter incontrare qualcuno, dopo tutti questi anni…”
Che stessero parlando di me? Perché non riuscivano a vedermi? Perché questa Nadine continuava ad apparirmi in sogno? Perché non ricordavo nulla, nemmeno il mio nome?! Dove diavolo mi trovavo?!
Cominciai a prendere a pugni il terreno, a maledire la sabbia, ad urlare al cielo…
“Padre, ora la sento intensificarsi, proviene da laggiù!”
Cominciarono a comparire dei piccoli cristalli, avvolti in un maestoso vortice. In pochi secondi un giovane ragazzo, intento a tirare pugni al terreno, comparì dal turbine. Mio padre cominciò a chiamarlo, per accertarsi sulle sue condizioni di salute.
“Ragazzo! Ragazzo!” Stava chiamando me? Ma certo, chi altro poteva chiamare? Mi voltai, con il volto umido per le lacrime.
“Come sei arrivato qui? Sei da solo?” Risposi che non sapevo dove mi trovassi, mi ero svegliato totalmente solo e senza ricordi. L’uomo si avvicinò, facendo cenno alla figlia di rimanere dietro di lui. Provò ad aiutarmi a rimettermi in piedi, ma ritirò di scatto la mano ed esclamò “Ragazzo sei gelido!” Non sapevo cosa dire, perciò mi alzai da solo. Nadine mi corse incontro e mise una mano sulla mia guancia. Il suo calore era rinvigorente. Chiusi gli occhi e così fece anche lei.
Ci ritrovammo catapultati in una realtà totalmente differente da quella di Oryctes: una foresta rigogliosa e fitta ci circondava. Entrambi sentivamo l’impulso di proseguire nella stessa direzione, perciò, dopo un intenso e veloce sguardo d’intesa, senza necessità di parlarci, cominciammo a camminare.
Stefano Longagnani 5G


















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