La prima parte del capitolo aggiunge un episodio di rilievo, il colloquio fra il conte zio e il padre provinciale, al flashback che era stato aperto nel capitolo 18 per spiegare i motivi dell’allontanamento di fra Cristoforo da Pescarenico. Nella seconda parte, don Rodrigo decide di chiedere l’aiuto di un potente signore. Il Narratore apre allora un nuovo flashback per presentare la vita precedente del nuovo personaggio: l’Innominato. Al termine, si ritorna al tempo della storia, con don Rodrigo che si dirige al castello dell’Innominato.
Il Conte Zio e il Padre Provinciale sono i protagonisti della scena dominante del capitolo, quella del colloquio che decide il destino di padre Cristoforo. L’incontro tra i due contendenti è adeguatamente preparato.
Il primo atto è il pranzo, durante il quale il Conte Zio mostra il suo potere: prima di tutto, con la scelta degli invitati più adatti, ai quali si aggiunge un gruppo di clienti, nobili di rango inferiore, che servono ad evidenziare il prestigio del padrone di casa. In secondo luogo, il Conte Zio indirizza il discorso all’esaltazione del casato e del ruolo primario che detiene, in famiglia come in politica. Il Padre Provinciale è, però, un avversario temibile, forse sottovalutato. Infatti, riesce a cambiare argomento, per affermare la potenza e la grandezza del suo ordine, di cui fa parte il fratello del papa Urbano VIII. Qui, il frate si rivela un abile politico, un diplomatico che non si sente per nulla intimidito dal conte padrone.
La frase con cui si apre il secondo atto permette al lettore di intuire che, tra il Conte Zio e il Padre Provinciale, personaggi dell’intrigo e delle schermaglie mascherate, è possibile un accordo, vietato invece a padre Cristoforo e a don Rodrigo, troppo diversi tra loro. Il colloquio non degenera mai in uno scontro aperto, perché i due avversari conoscono l’arte della prudenza e dell’ipocrisia.
La strategia del Conte Zio consiste in un’alternanza ben dosata di vari atteggiamenti: sa essere persuasivo o minaccioso, ma sempre in un modo coperto, allusivo. Il suo pensiero si esprime attraverso il sottinteso, perché la vittoria finale non deve umiliare un avversario di cui potrà avere ancora bisogno in futuro.
Il Padre Provinciale cede lentamente, dopo aver tentato una certa resistenza; ma l’elemento di forza che il Conte Zio ha lasciato alla fine, perché decisivo e capace di mettere l’altro alle strette, si è rivelato decisivo. È ovvio, pertanto, che debba rinunciare a difendere la verità: diversamente, si aprirebbe una guerra già perduta, perché il convento non avrebbe la possibilità di opporsi ad una casa con parentele e conoscenze di alto livello. Il Padre Provinciale non si arrende facilmente: fa di tutto per difendere l’onor dell’abito e chiede, quindi, un risarcimento, che l’altro non esita a promettere.
Matteo Serri 2F


















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