Il capitolo 17 inizia con un discorso indiretto libero in cui Manzoni spiega come Renzo si sentisse: da una parte avrebbe voglia di correre, dall’altra di nascondersi. La narrazione prosegue descrivendo Renzo mentre lascia Gorgonzola allo scoccare le ventiquattro, ovvero le cinque e mezza circa, dato che le ore si contavano da un tramonto all’altro.

I personaggi principali sono i seguenti.

Renzo, che in accordo con il capitolo precedente mostra continuità nel proprio processo di maturazione, dimostrandosi accorto e non cercando inutilmente pericoli; infatti ha paura di chiedere aiuto agli abitanti delle cascine e di venire arrestato di nuovo. Allo stesso tempo, ne viene evidenziata la solitudine, vista più come fonte di paura causata da qualcosa di non ben definito. Per esempio, quando entrando nel fitto del bosco rammenta le storie ascoltate da bambino, oppure quando cercando di addormentarsi nel vecchio capanno ripensa a Lucia, Agnese e padre Cristoforo.

Verso la fine del capitolo appare allegro, dopo aver consumato un pasto caldo ed avendo anche compiuto un’opera di carità in favore di un poverello, al quale ha donato parte dei suoi pochi denari, e per essere riuscito a ritrovare il cugino, che gli ha offerto ospitalità.

Bortolo è un cugino benestante di Renzo, che lo aiuta molto dandogli un lavoro e un posto sicuro in cui stare. Parla con Renzo e gli chiede informazioni sulle proteste di Milano, gli racconta la situazione della carestia a Bergamo e gli dice di non offendersi quando i bergamaschi lo chiamano baggiano, ovvero sciocco.

Per attraversare il fiume Adda, Renzo viene aiutato da un pescatore che gli racconta di essere solito aiutare nella traversata banditi di ogni genere, cercando di  non farsi nuovi nemici e facendo sempre molta attenzione a non venire scoperto o incriminato per questa sua attività.

Il capitolo è ambientato tra 2 città: Gorgonzola, da cui Renzo è scappato per paura di essere trovato e incarcerato, e Bergamo, dove si incontra con il cugino, città fuori dal Ducato di Milano e quindi dove lui non sarà più ricercato e in pericolo.

Le prime pagine del capitolo seguente sono ancora legate al racconto della fuga di Renzo e di quello che era successo a casa sua. Si viene a sapere che il podestà di Lecco, il 13 novembre del 1628, ha ricevuto un ordine scritto perché si indagasse  accuratamente sul giovane, ricercato dalla giustizia. La casa di Renzo viene perquisita e la notizia si diffonde immediatamente nel villaggio, suscitando molte reazioni tra gli abitanti del paese, i quali pensano che sia tutta opera di don Rodrigo. Questo dà modo al narratore per cambiare scena, volgendo l’attenzione al signorotto.

Da questo momento, il capitolo si compone di diverse parti che, grazie anche ai cambiamenti di spazio e di tempo, lo rendono ricco di fatti e di personaggi incontrati nei capitoli precedenti, ovvero don Rodrigo, il conte Attilio, il Griso, Lucia, Gertrude, Agnese, fra’ Galdino, e vedono l’introduzione di un nuovo personaggio, il Conte Zio.

Dopo aver descritto l’arrivo del Griso, con la notizia che Agnese aveva abbandonato il monastero, Manzoni passa a narrare, con un flashback, il motivo per il quale Agnese se ne era andata.

Il pescatore che aveva aiutato Renzo ad attraversare l’Adda arriva al monastero e comunica a Lucia e Agnese che Renzo era in salvo nel Bergamasco. Dopo essere mancati per alcune settimane, il pescatore ritorna al convento, ma senza notizie di fra’ Cristoforo, quindi Agnese decide di ritornare a Pescarenico per parlargli. Arrivata in paese, viene a sapere del trasferimento di fra’ Cristoforo a Rimini.

Con un altro flashback l’autore parla del trasferimento del padre a Rimini. Spiega che il conte Attilio, appena arrivato a Milano, si era recato immediatamente dal Conte Zio, membro autorevole del Consiglio Segreto di Milano, chiedendogli di intervenire perché c’era un frate che accusava don Rodrigo di voler rapire una contadina. Attilio sottolinea che Cristoforo sa che don Rodrigo è nipote del Conte Zio, il quale a queste parole, sentendosi offeso nel proprio potere e prestigio, si irrita e chiede informazioni su questo frate.

Manzoni descrive una situazione dove i detentori del potere, in questo caso la famiglia del conte zio, si sono sentiti attaccati da una persona libera, fra’ Cristoforo, che ha segnalato un abuso da parte di un componente della famiglia, mettendone in dubbio il prestigio. Pertanto, abusando del proprio potere, ingiustamente punisce il frate.

 

Brenno Malacrida 3F

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