In questi giorni si sente ancora parlare del terremoto in Turchia e Siria, nonostante siano passate già alcune settimane. Questa calamità naturale ha causato un ingente numero di morti, feriti e dispersi, ma tali disastri sono avvenuti solo per colpa della Terra? 

Il terremoto in quelle regioni è avvenuto nella notte fra il 5 e il 6 febbraio 2023, principalmente a causa di due forti scosse che hanno colpito l’area meridionale della Turchia, nonché le regioni settentrionali della Siria. Un primo terremoto, avvenuto a circa 17,9 km di profondità, ha registrato un magnitudo di 7,8 Mww (scala di magnitudo del momento sismico), seguito da 300 scosse di assestamento. Successivamente, una nuova scossa, con magnitudo di 7,5 Mww ed epicentro localizzato a 4 km a sud della città di Ekinözü, ha colpito soprattutto il territorio della provincia di Kahramanmaraş, in Turchia. 

Secondo le stime effettuate dai due Paesi principalmente coinvolti, il terremoto ha provocato in totale oltre 55.000 vittime accertate (di cui 48.448 in Turchia e 6.700 in Siria) e un elevato numero di dispersi che porteranno tale bilancio ad aumentare ulteriormente, mentre sono stati registrati più di 120.000 feriti.
Le nazioni colpite non sono state solamente Turchia e Siria, bensì anche Cipro, Libano e Israele. In parte minore, invece, Armenia, Giordania, Georgia e Iraq. Il terremoto ha, però, anche causato un maremoto che è arrivato a colpire, seppur in maniera decisamente minore, le coste della Grecia, dell’Egitto e del nostro Paese. Le onde sismiche P si sono propagate in tutto il Mediterraneo, ma anche ben oltre, tanto che sono state captate dai sismografi della Groenlandia. 

Perché è avvenuto un terremoto così forte in Medio Oriente?  

Il confine tra le due Nazioni colpite è una delle aree più sismiche al mondo, poiché è il punto di scontro di tre placche diverse: quella anatolica, quella araba e quella africana. A nord della placca anatolica è, invece, presente la placca Euroasiatica, decisamente più grande di quella anatolica e più difficile da far “spostare”. Qui avvengono due tipi di forze: la forza della placca Euroasiatica verso il basso e la forza della placca africana verso l’alto, che le portano a scontrarsi. A causa, però, della continua apertura del Mar Rosso, entra in gioco un’altra forza: questa apertura porta la placca Araba a ruotare e a spingere verso la placca anatolica, che si trova come schiacciata tra la placca Araba e quella Euroasiatica. Essendo quest’ultima molto più estesa e più difficile da smuovere, porta alla creazione di due faglie tra la placca Anatolica e quella Araba, la faglia Nord-Anatolica e la faglia Est-Anatolica. Ecco la faglia in cui è avvenuto il violento terremoto, poiché è il punto di scontro delle due placche.  

Perché il terremoto è stato così tanto distruttivo? 

Le motivazioni sono principalmente due, ma quella più ovvia è perché il terremoto è avvenuto a pochissimi chilometri di profondità (17, 9 km, che morfologicamente sono una minuscola parte della crosta terrestre). Gli edifici della zona, dunque, sono stati sottoposti a grandissimi sforzi che ne hanno causato, rapidamente, il collasso. 

Non è stata solo “colpa” del terremoto, tuttavia; infatti, gran parte di questi edifici e case erano stati costruiti erroneamente, senza seguire le norme antisismiche mondiali per le infrastrutture. Lo si deduce anche dal fatto che la Turchia, ma soprattutto la Siria, sono Paesi abbastanza poveri e i cui governi sono tra i più corrotti al mondo.
L’ultima motivazione è che il terremoto è avvenuto in orario notturno, circa alle 4 di notte, e la maggior parte delle persone si trovava a letto a dormire. Ciò, quindi, ha colto tutti alla sprovvista, senza permettere l’uscita in tempo dagli edifici e portando molti a morire schiacciati dalle macerie. 

Sicuramente, il terremoto turco-siriano è stato un evento catastrofico ed è un evento che ancora, purtroppo, non può essere previsto da macchinari tecnologici o da studi morfologici, perché non siamo ancora in grado di monitorare il sottosuolo adeguatamente. Si possono, però, attenuarne le conseguenze costruendo sistemi antisismici nei palazzi e nelle case (come, per esempio, già avviene in Giappone da anni ed in molte parti d’Italia e d’Europa), ma non molti Stati nel mondo ne hanno la possibilità, a causa della povertà, della corruzione e della malvivenza a cui sono sottoposti. Perciò, l’ONU si sta muovendo per garantire in molti dei Paesi più poveri sistemi di protezione civile e nazionale, per evitare ingenti disastri come quello turco-siriano. 

                                                                                                           Arpelli Niccolò 1C 

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