Trovato un modo per trasformare ragni morti in componenti elettronici
“Dopo giorni e notti di lavoro e fatica incredibili, riuscii a scoprire le cause della generazione e della vita; anzi, c’è di più, fui in grado di infondere vita alla materia inanimata.” (Mary Shelley, Frankenstein).
È nata una nuova scienza: la necrobotica, che consente di trasformare organismi morti in componenti robotici.
Tutto è iniziato da una domanda, che la studentessa della Rice University di Houston, Te Faye Yap, si è posta: perché quando i ragni muoiono si raggomitolano? La risposta è abbastanza semplice.
I ragni muovono le gambe sfruttando la pressione idraulica. Infatti, le gambe dei ragni non hanno una coppia di muscoli antagonisti, come negli esseri umani, ma hanno, invece, solamente i muscoli flessori, che permettono alle gambe di flettersi. Per stendere gli arti i ragni fanno fluire l’emolinfa (l’equivalente del sangue per gli artropodi) nel prosoma (la parte del corpo di un ragno connessa agli arti) e, per la pressione generata, le gambe si distendono. Quando un ragno muore, quindi, l’emolinfa non viene più pompata nel prosoma e, perciò, la pressione non è più sufficiente a contrastare l’azione dei muscoli flessori, che piegano gli arti e causano il raggomitolamento del corpo senza vita.
Yap ha subito intuito che questa caratteristica può venire sfruttata e lei, con il suo team, ha iniziato a cercare il modo per fare ciò. Finalmente, dopo attenti studi, un’accurata ricerca e tentativi in laboratorio, il team di scienziati ha raggiunto il suo scopo: i ricercatori sono riusciti a trasformare il corpo di un ragno in una pinza.

Il procedimento per ottenere la pinza non è né particolarmente lungo né complesso. Per l’eutanasia del ragno lupo (ossia un qualsiasi ragno della famiglia Lycosidae) bisogna sottoporlo a una temperatura di -4°C per un periodo di tempo compreso tra i 5 e i 7 giorni. Ottenuto in questo modo il cadavere del ragno, per concludere la preparazione della pinza basta infilare nel prosoma l’ago di una siringa e fissarlo al corpo con della colla.
Il funzionamento della pinza è estremamente semplice: quando viene iniettata dell’aria con una siringa, il ragno estende gli arti, quando invece la siringa ritorna allo stato di partenza, il ragno li ripiega.

Questo nuovo strumento riesce a sollevare oggetti di forme diverse e di masse e volumi anche maggiori rispetto a quelli del corpo del ragno. Sarebbe, quindi, molto versatile e utilizzabile in diversi ambiti.
I vantaggi recati dalla necrobotica sono notevoli. La forma e le dimensioni delle pinze ricavate dai ragni sono altamente utili nella nanotecnologia e sono difficili da ricreare in laboratorio. Inoltre, questo tipo di componenti elettronici sono parecchio costosi da creare e l’utilizzo di ragni, diffusi in tutto il globo, ridurrebbe drasticamente i costi di produzione. Infine, dato che i corpi degli organismi morti sono biodegradabili, utilizzarli come componenti elettronici annullerebbe la quantità di rifiuti.
Lo svantaggio maggiore dell’uso di ragni morti come pinze è la loro veloce usura, che inizia ad avvenire dopo due giorni o dopo circa 1000 cicli di apertura e chiusura, a causa della disidratazione delle articolazioni; ma gli scienziati pensano che l’applicazione di rivestimenti polimerici possa ridurre o risolvere il problema e stanno studiando per trovare la soluzione.
Sorgono però questioni di natura etica. Fino a dove ci si potrà spingere? Come si potrà capire quando si sarà andati oltre? È ancora molto distante il pericolo che una storia simile a Frankenstein diventi realtà, ma bisogna comunque capire fino a quando la necrobotica rimane una scienza e quando diventa, invece, un’inutile profanazione del corpo di un organismo morto.
Federico Fabbris 2C


















Rispondi