Dopo 15 anni, di nuovo una città italiana viene designata ‘Capitale europea della cultura’: si tratta di un’iniziativa promossa nel 1985 dal Ministro della Cultura del governo greco all’Unione Europea, con l’obiettivo di offrire alla città e all’intero Paese di appartenenza l’opportunità di far conoscere la propria storia e tradizione, garantendo promozione culturale, nonché ingenti incentivi al turismo e all’economia.
Dopo Genova nel 2004, ora è Matera, insieme alla città bulgara di Plovdiv, detentrice del titolo per l’anno 2019.
Questo borgo antico, che sorge su un precipizio al confine tra Basilicata e Puglia, ricorda un suggestivo presepe, per questo conosciuto anche come ‘seconda Betlemme’ (e non a caso scelto come location per il film The Passion di Mel Gibson), e rivela una storia singolare.
I resti di chiese rupestri, antiche stradine e grotte scavate risalgono a 9000 anni fa: dopo i primi insediamenti stabili del Neolitico, la città ebbe forse origine durante la Magna Grecia, come testimonia il suo l’emblema ellenico di un bue con spighe d’oro, e divenne un centrale luogo di rifornimento nell’età romana. Importanti per il destino della città furono l’arrivo e lo stabilimento nell’ottavo secolo di monaci benedettini e bizantini, che trasformarono in chiese rupestri le grotte naturali aperte lungo il Gravina, torrente che delimita la città: i celeberrimi ‘Sassi di Matera’.
Durante il Risorgimento, però, Matera non seppe far fronte agli inevitabili cambiamenti: gli imprenditori agricoli spostarono i loro investimenti verso il Tavoliere delle Puglie, più produttivo e meno economico, e gli accordi sulla ridistribuzione dei territori demaniali vennero meno; la popolazione, principalmente agricola, si ritrovò così a coltivare bensì cui nessuno investisse capitali e, con il crescente disagio e scontento, si abbandonò ad atti di violenza e ribellione, anticipando il brigantaggio post-unitario.
Singolare parrebbe l’intervento di Matera nel secondo conflitto mondiale, in quanto fu la prima città del Meridione a insorgere contro la sopraffazione dei Nazisti, causando numerosi morti, tra militari e civili. In verità, forse dipese anche dal fatto che in Lucania venivano esiliati molti oppositori del fascismo.
Negli anni Cinquanta, con Palmiro Togliatti e Alcide de Gasperi, fu sollecitata la ‘Questione dei Sassi di Matera’, per affrontare le disumane condizioni di vita dei materani meno abbienti che, a causa della crescita demografica, dovettero ricavare le abitazioni nelle insenature e tra le rocce. Lo sfollamento e la ricostruzione delle ‘vergognose tane’ fu lento e prolungato, ed ebbe un evidente riscatto solo in seguito alla nomina all’Unesco. Nel 1993 iniziò la rinascita dello storico borgo, che divenne, così, scenografia di importanti film e nel 2019 detentrice dell’ oneroso titolo, tornando ad essere la realtà che descrive Giovanni Pascoli, il quale afferma: ‘Delle città dove sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia.
Chiara Nebuloni 5A


















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