“Sogna come se dovessi vivere per sempre, vivi come se dovessi morire domani”
“Ospedale, reparto di oncologia, camera 21: fate presto”.
Mandai questo messaggio ai miei amici: era ora di farla finita e di dire la verità, perché ciò che mi stavo tenendo dentro da troppo tempo mi stava divorando. Appoggiai il cellulare sul comodino, chiusi gli occhi e, finalmente, quel bianco noioso e abbagliante delle pareti, che ormai vedevo da giorni, lasciò posto al nero. Avevo pensato tutta la notte a come spiegare questa difficile situazione, ma ora che non avevo più tempo era come se nella mia mente tutto si fosse cancellato: il nulla. All’improvviso, un rumore mi distolse dai pensieri: l’infermiera. Mi stava chiedendo se avessi bisogno di qualcosa. “No” risposi, aggiungendo “grazie” all’ultimo istante, prima di una figuraccia. La porta si spalancò e Rachele, Daniel e Nicholas entrarono nella stanza. Pallidi, stravolti e con gli occhi gonfi, sembrava che non dormissero da giorni. “Cosa sta succedendo?” fece Rachele con le lacrime agli occhi. Mi chiamo Mirko e ho 17anni. Frequento il Liceo Scientifico e sono al quarto anno. Quasi tutti gli adulti dicono sempre che l’adolescenza sia il periodo più bello di tutta la vita. “Goditi questi anni perché non torneranno indietro” ripetono all’infinito. Quello che pensavo io fino a poco tempo fa, invece, è che fosse noiosa, monotona, inconcludente: che la mia vita fosse piatta perché niente di ciò che mi succedeva mi entusiasmava. Solo i miei amici mi rendevano le giornate meno pesanti. Con loro ho trascorso momenti indimenticabili, come quando Daniel mise sullo spazzolino di Rachele, al posto del dentifricio, il sapone per le mani. La vita però adesso è cambiata. Qualche mese fa, andammo al cinema a vedere “Bohemian Rhapsody”. Ci stavamo divertendo, quando la mia vista comincio ad annebbiarsi e tutto intorno a me sembrava girasse come una trottola. Non ricordo altro: so solo di essermi svegliato a casa, con mia madre di fianco, che mi raccontò cos’era successo. Ero diventato pallido come un fantasma, mentre Freddie Mercury cantava “Love of My Life”. Poi… il buio. Mi ripresi piuttosto in fretta da quel primo svenimento, ma mi ricapitò altre volte e cominciai ad insospettirmi. Col passare delle settimane, si aggiunsero sulla mia pelle tante piccole macchie rosse; inoltre di notte sudavo e mi svegliavo con la febbre alta. Non dissi niente a Daniel, Rachele e Nicholas che, infatti, non furono contenti di me e non capivano perché rifiutassi ogni loro proposta di uscita: inventavo scuse su scuse, anche le più improbabili, finché forse immaginarono che qualcosa non andava. Fu così che i miei genitori decisero di portarmi in ospedale per degli accertamenti, dove scoprii cosa stesse succedendo dentro di me. “Mi dispiace, ma vostro figlio è malato di Leucemia” origliai dalla stanza in cui stavano parlando con il dottore. Fu come un secchio di acqua ghiacciata dopo una lunga corsa. Mi travolse il panico e quasi non riuscivo più a respirare.
Quando dicono che l’adolescenza sarebbe il periodo più bello, mi sembra che tutti siano molto superficiali. La verità è che può esserlo solo se manca, se non hai la certezza di poterlo vivere sfruttando ogni attimo al massimo. lo, adesso, non ho più la mia certezza. Eppure non c’è solo il male, perché ormai non sono più lo stesso ragazzo pigro e apatico che non ha voglia di nulla e, forse, solo adesso sto iniziando a vivere. E’ la seconda settimana che sono in ospedale ed è tutto talmente noioso, che spero di guarire anche solo per andarmene da qui, da questo ambiente asettico che ti dispone all’in-differenza. Niente, però, è sicuro e ho costantemente paura: quando entrano nella mia stanza i dottori, quando mi guarda mia madre, quando mi dicono delle parole mediche che non capisco, o che vorrei non capire. Ho paura anche per i miei capelli, il mio ciuffo castano a cui dovrò dire addio, e per i miei amici che mi stanno guardando come se fossi diventato un marziano. Per questo motivo ho deciso di godermi ciascun istante della vita che mi rimarrà. Ma non dovrebbe essere così per tutti?
Chiara Gritti e Beatrice Magugliani 1G


















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