sebbene continui ad essere senza volto, è il più noto degli streetartist nel mondo.
Celebre per le sue opere anticonformiste di protesta e critica sociale, graffiti posti sui muri delle città e quindi accessibili a tutti, Bansky ha raccolto una fama sempre maggiore e, come inevitabile conseguenza, ha visto le sue opere diventare “vittime” del commercio dell’arte.
Tutti i Paesi hanno iniziato a mettere in piedi mostre con riproduzioni dei suoi murales, aste e vendite di vario tipo, il tutto non propriamente autorizzato dall’autore. “Non ha nulla a che fare con me” scrive il writer in un post di Instagram “non farei mai pagare la gente per vedere la mia arte”. Però fa poi notare come non possa dire nulla a riguardo: “non credo di essere la persona giusta per lamentarsi sull’esposizione di immagini senza il permesso” alludendo così all’attività che, ormai da numerosi anni, pratica in giro per il mondo e allo stesso monito che lasciò scritto in una lettera ai bambini della scuola elementare frequentata da lui stesso: è sempre più facile ricevere un perdono che un permesso.
Infatti dipinge quando nessuno può vederlo, la notte magari, su mura di edifici pubblici e non, nei centri delle città, nelle scuole, sulle mura che dividono Israele e Cisgiordania. E’ quell’artista che premedita la distruzione della riproduzione di una delle sue più famose opere (Girl with a Baloon) nel caso fosse stata venduta, inserendo un trita-documenti non casuale nella cornice. L’arte di Banksy è quella che ti ritrovi davanti da un giorno all’altro, che colpisce nel profondo, che fa riflettere sulle cose quotidiane. Ma allo stesso tempo è scandalizzate, cruda e diretta, con immagini che potrebbero anche in qualche modo turbare. Per questi motivi, che lo spingono ad atti senza il permesso della comunità, non è nella posizione di opporsi attivamente alle mostre della sua arte.
Si trova a dover fare i conti con una società in grado di “accomodare” tutto ciò che non va bene e che è ribelle, mutandolo in qualcosa di controllabile e “normale”. Così è successo all’asta di Sotheby’s, quando Girl with a Balloon si è autotritato nel momento stesso in cui è stato venduto per 1.2 milioni di euro, gesto che, più che far capire alle persone la posizione dell’artista, ha raddoppiato il valore delle sue opere e trasformato “Girl with a Baloon” in “Love is in the Bin” (l’amore è nel cestino). Come se non si riuscisse a cogliere il messaggio che Banksy lascia nella propria arte, molte persone ne guardano le opere come se ne vedessero solo la bellezza estetica e non emotiva. È quindi il caso di affermare che, in un mondo fatto di convenevoli e costanti superficialità, lo sforzo di artisti come Banksy e la “pungenza” dei loro operati sia vano e privo di benefici? O si riveleranno forse efficaci in futuro?
Eleonora Re 3A


















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