Dopo che i Repubblicani hanno conquistato la maggioranza al Senato ma non alla Camera, ci si sarebbe aspettati che il Presidente degli USA non fosse in grado di occuparsi di politica estera come in precedenza.
Tuttavia, l’accresciuta opposizione dei Democratici al suo operato, soprattutto nelle relazioni con la Russia e la Cina, non ha impedito al Presidente di dichiarare l’uscita degli Stati Uniti d’America dall’accordo INF. Questo trattato, stipulato tra gli USA e l’URSS nel 1987 per allentare la tensione tra i due blocchi, aveva la funzione di abolire l’utilizzo dei missili nucleari terra-terra a medio raggio (gittata da 500 a 5500 Km), in quanto più letali a causa della diminuzione dell’intervallo di tempo tra lancio, reazione e intercettazione.
Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha annunciato che ritiene la Russia colpevole di avere violato il trattato a partire dal 2014, ed ora non ha più intenzione di tollerare una tale trasgressione. Subito a sostegno degli Stati Uniti si è schierata la NATO, confermando e supportando l’accusa di Pompeo.
Questo andamento dei fatti era prevedibile in quanto, esattamente sei mesi fa, Trump si era già rivolto al Cremlino con un ultimatum: abolire la produzione di missili “vietati” dal trattato o affrontare l’uscita degli Stati Uniti da esso. La tensione mondiale in seguito a questa minaccia non ha fatto altro che aumentare, raggiungendo quasi il livello del 1953, quando i due Paesi stavano per dare inizio ad un conflitto nucleare.
In risposta a queste accuse, la Russia, ha proposto alla NATO e agli USA di inviare degli esperti per analizzare i missili che si ritengono illegali. Nonostante questo e molti altri tentativi di ristabilire un dialogo pacifico da parte della Russia, Trump ha rifiutato di negoziare.
Molte altre prove sono state fornite dal lato russo, con documentazioni tecniche e forti argomentazioni, a conferma che il trattato INF non è stato violato. Purtroppo, però, di nuovo Trump ha rifiutato il dialogo.
Anche questa sua decisione era prevedibile, poiché sono state molte le occasioni, dall’inizio del suo mandato, in cui ha dichiarato la Russia colpevole di azioni ostili, designandola quasi come la nazione-demonio in terra, solo per avere il pretesto di colpirla con sanzioni per destabilizzarne l’economia, poiché nell’ultimo decennio la Russia ha raggiunto una netta superiorità tecnologica in campo militare. Il comprensibile, sfrenato desiderio degli Stati Uniti di ristabilire la supremazia nucleare ed il rifiuto categorico di dialogare con chiunque insidi la loro egemonia, hanno rinnovato la corsa alle armi, che potrebbe raggiungere livelli mai visti prima e portare a conseguenze catastrofiche per l’intera umanità.
Dmitri Molina 3A


















Rispondi