Come si è potuto ben notare durante il suo attuale secondo mandato, il presidente americano ha mostrato interesse nell’acquisizione di vari territori strategici in svariate parti del globo, tra le quali anche la Groenlandia, Stato indipendente dagli USA sin dall’inizio della Storia Moderna. Secondo Trump, la Groenlandia avrebbe ancora bisogno di protezione da quello che, in un post del gennaio 2025 sulla piattaforma Truth Social, di cui è il proprietario, ha definito “un mondo esterno molto crudele”.

La storia si ripete?

Trump avrebbe proprio avanzato la proposta di acquistare la Groenlandia, azione non estranea agli USA, poiché molti degli Stati meridionali della Confederazione sono stati effettivamente comperati nel corso del tempo: dalla Francia nel 1803 la Louisiana (acquistata per 15 milioni di dollari), dal Messico nel 1848 California, Arizona, Nuovo Messico, Utah, Nevada, parti di Colorado, Wyoming, Kansas, Oklahoma e Texas, dalla Russia nel 1867 l’Alaska e la California ed infine dalla Danimarca nel 1917 le Isole Vergini Americane per 25 milioni di dollari.

Ragioni principali accreditate.

Oltre alle “ragioni di difesa” citate dal presidente americano, si ipotizzano altri motivi che portano alla volontà di acquisto dell’isola. Uno è dato dall’apertura del cosiddetto Passaggio a Nord-Ovest, il quale prima era completamente congelato, ma che, con il mutamento climatico in atto, presenta molti vantaggi, perché consente di arrivare in Asia e nel Pacifico più rapidamente. Inoltre, una volta acquisita eventualmente la Groenlandia, gli statunitensi eviterebbero il pagamento di dazi aggiuntivi sulle merci e non dovrebbero render conto a nessuno del traffico navale civile e militare che verrebbero a creare nell’area.

Un altro motivo da considerare è sicuramente la grande presenza di terre rare nell’isola. Si stima che a nord del circolo polare si trovi circa il 30% delle riserve mondiali ancora non scoperte di gas ed il 13% di quelle di petrolio, oltre a grandi quantità di minerali rari ed al 15% delle risorse ittiche globali. Già la Russia e la Cina si sono adoperate per costruire e sviluppare nuove tecnologie per estrarre queste sostanze o per venirne in possesso e, se in passato gli USA avevano sempre trascurato questi aspetti, ora il presidente Trump sta cercando di recuperare terreno in questa “sfida”, che non si configura solo come una competizione per dimostrare quale sia il Paese più “forte” sotto il profilo politico-militare.

AI, oltre ai combustibili fossili.

La Groenlandia è anche ricca di rame, zinco ed terre rare, minerali strategici per la produzione dei materiali per la transizione energetica e per le tecnologie di intelligenza artificiale. Dato che la Cina possiede le riserve maggiori di queste sostanze sul suo vasto territorio, mantiene anche una grande superiorità strategica, che quindi gli americani vorrebbero indebolire. Non solo la Groenlandia ha abbondanti risorse per lo sviluppo di questo settore in rapida crescita, ma presenta anche clima e terreno favorevoli per gli investitori e i ricercatori nel campo dell’IA.

Problemi tecnici ed economici.

Alcuni problemi consistenti che si potrebbero presentare, una volta acquisita l’isola, potrebbero essere il fatto che molti dei territori dove dovrebbero trovarsi i giacimenti sono ancora largamente inesplorati e le stime delle riserve si basano sostanzialmente su studi geologici effettuati su aree simili, dove queste risorse sono state già identificate. Si sa, inoltre, che vi sono dei giacimenti di uranio e di petrolio offshore, scoperti negli anni Sessanta, ma che non sono mai stati sfruttati dati gli alti costi di costruzione delle piattaforme di estrazione petrolifera tra i ghiacci allora perenni.

Gli Stati Uniti hanno già preso il controllo dell’economia del Venezuela. L’amministratore delegato di Exxon, una delle più grandi compagnie petrolifere al mondo, ha affermato che, nelle attuali condizioni, il Venezuela “non è un Paese in cui si può investire”. Probabilmente, con gli attuali mezzi tecnologici degli USA un investimento in Groenlandia non risulterebbe fruttuoso per gli investitori e per lo Stato stesso, nonostante le enormi risorse del sottosuolo, stimate a circa 4400 miliardi di dollari statunitensi.

La situazione ora.

Sembrerebbe, quindi, che Trump abbia quasi,  o per il momento, rinunciato all’acquisizione dell’isola e non abbia intenzione di attaccarla o di acquistarla. Infatti, oltre alla sicura perdita sugli investimenti, è stata messa in atto dall’UE una prima “contromisura”, l’operazione Sentinella Artica, per difendere l’isola dalla Russia e dalla Cina, ma anche dalle troppe ingerenze statunitensi. Il Comando Supremo utilizzerà Sentinella Artica per coordinare diverse esercitazioni nazionali, già in corso o programmate, in una serie di operazioni “multidominio” volte a migliorare la capacità degli alleati di operare nella regione. Le ha denominate con i nomi altisonanti di Arctic Endurance, operazione La Fayette e Cold Response.

Trump è interessato sicuramente a questi preziosi e strategici territori; tuttavia, la posizione europea ha giocato un ruolo importante per impedire agli USA di invadere la Groenlandia come niente fosse e sta dimostrando che, quando la voce dell’Europa si fa sentire, non viene ignorata nemmeno da chi urla sempre.

Samuele Gazerro 3E

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