Spesso si pensa che il safari sia solamente una vacanza esotica, un modo per scattare delle belle foto da pubblicare sui social-media, dopo aver visto animali che siamo abituati a guardare solo nei documentari. Tuttavia, chi abbia davvero vissuto un’esperienza in Africa ritiene che l’utilità di questo viaggio sia molto più profonda. Non serve solo a rilassarsi, ma è utile soprattutto come “cura” per la nostra mentalità occidentale, ormai troppo assuefatta alle comodità ed al superfluo.

Per capire l’utilità del safari, bisogna prima guardare al passato. Un tempo, infatti, questa parola aveva un significato pratico e un po’ violento: si partiva per la savana con lo scopo primario di cacciare. L’utilità era legata anche alla sopravvivenza: procurarsi la carne per mangiare e sfamare la comunità. Però, era soprattutto un confronto ad armi impari con la Natura Selvaggia, in cui l’Uomo occidentale dell’ Ottocento tentava di dimostrare la sua superiorità.

Oggi, grazie ad una evidente evoluzione del pensiero, non abbiamo più bisogno di viaggiare per sfidare dei “poveri” animali selvatici, dato che troviamo pronto il cibo, già ucciso, al supermercato, e che preferiamo sfidarci a vicenda in altre attività più o meno ludiche, come quelle sportive o i videogiochi. Pertanto, il safari ha acquisito la nuova funzione di stimolare un’esperienza e delle sensazioni molto intense.

La prima grande utilità del safari moderno è farci capire quanto siamo dipendenti da “cose” inutili. Viviamo in simbiosi con lo smartphone, ansiosi se non abbiamo campo o se la batteria scende. In Africa, durante un safari, ci si accorge che caricare un telefono è un lusso che richiede tempo e denaro, e che l’elettricità non è scontata. Questa “scomodità” è utilissima, poiché obbliga a “staccare la spina” da un abuso delle tecnologia. Senza la distrazione continua delle notifiche, si riscopre il valore dei rapporti umani, guardandosi negli occhi e parlando davvero, invece di cercare l’approvazione virtuale tramite i “like”.

Inoltre, il safari è utile per ridimensionare i nostri bisogni materiali, dato che diamo per scontato di avere tutto: cibo in abbondanza, vestiti, oggetti di ogni tipo. Vedere da vicino popolazioni che vivono mangiando quasi solo polenta bianca e che considerano la carne (quella che un tempo si cacciava) un lusso per pochi giorni di festa, è una lezione potente. Fa sentire quasi in colpa per tutte le volte che ci lamentiamo per capricci inutili, come fossimo bambinetti viziati.

Almeno un safari nella vita, quindi, sarebbe utile a molte persone, non per quello che porterebbero a casa nello zaino, ma per come le cambierebbe dentro. Oggi servirebbe per sopravvivere moralmente alla nostra società dei consumi. Ci insegna che si può vivere con meno e che, forse, la vera felicità non sta nell’avere tutte le comodità a portata di mano, ma nel saper apprezzare la semplicità e ciò che si ha, sia materialmente, sia nell’animo, nei rapporti con le persone care, nella ricerca di una più vera comprensione del mondo.

Thomas Terrana 2I

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