La corsa ad ostacoli non è proprio il tipico sport che si sogna da bambini e talvolta si inizia per caso. Un giorno a scuola, magari durante l’intervallo, giocando coi compagni, si fa un salto cercando di toccare la parete più in alto possibile e si viene notati da un insegnante. “Ecco: adesso mi dà la nota” si pensa. Ma, se non succede, invece, si possono ricevere degli apprezzamenti che spingano verso la pista di atletica. 

Correre fa star bene, fa sentire liberi e, quando piove, la sensazione di libertà diventa ancora più forte, poiché i pensieri svaniscono tra le gocce di sudore e quelle della pioggia. Ad ogni passo ci si sente sempre più carichi e si provano sensazioni uniche e sempre nuove.
Dopo essere entrati nella categoria dei Cadetti, gli allenatori cercano di indirizzare verso una specialità e ad alcuni può succedere di provare la corsa a ostacoli. Se si va subito bene, si viene spronati a non cambiare più. All’inizio si percepiscono gli ostacoli come dei nemici pronti a tramare contro e si immagina che ridano ogni volta che, per errore, li si abbatte. Si può persino arrivare a detestare questo sport, però un buon allenatore è in grado di far assaporare il fascino di questa specialità, anche se il fascino non basta. 

La corsa ad ostacoli è la disciplina più tecnica dell’atletica leggera e prevede che l’atleta percorra una specifica distanza nel minor tempo possibile, superando svariate barriere a una distanza costante. L’ostacolista è, quindi, sicuramente un velocista con qualcosa in più, poiché l’abilità nel superare gli ostacoli è fondamentale per minimizzare la perdita di velocità e per ottenere una resa ottimale. Diventa, pertanto, fondamentale apprendere e, successivamente, automatizzare la corretta tecnica, che si articola attraverso le quattro fasi che caratterizzano il passaggio dell’ostacolo: attacco, superamento, atterraggio e ripresa della corsa .
È scorretto pensare che il superamento dell’ostacolo sia un “salto”, in quanto il passo per il cosiddetto “valicamento” deve rientrare nella meccanica della corsa ed il movimento dev’essere estremamente fluido, cercando di perdere il meno tempo possibile, di non ridurre la velocità e di non “volare”.  

Risulta evidente che, per effettuare ogni movimento e per ottenere fluidità, occorre un allenamento specifico. La preparazione degli ostacolisti è molto intensa e impegnativa, più di quella di un velocista. Ci si allena sei volte a settimana, alternando esercizi che mirano all’affinamento della tecnica, ad esercizi di potenziamento, di sviluppo dell’equilibrio del corpo nella fase di volo, di mobilità articolare e del senso del giusto ritmo, dato che anche gli esercizi ritmici rivestono un’importanza fondamentale.
Si dice che gli ostacolisti potrebbero correre ad occhi chiusi e, in effetti, c’è un fondo di verità, perché la corsa ad ostacoli è ritmata e precisa: tre passi tra un ostacolo e l’altro, nei 110 metri, e non si può sbagliare neanche di un centimetro. Pertanto, imparare una disciplina di questo genere, ad alto contenuto tecnico, richiede dei tempi lunghi, necessari per costruire, sviluppare e padroneggiare contemporaneamente diverse abilità atletiche. Di solito sono proprio questa combinazione difficile da raggiungere, nonché i carichi di allenamento molto impegnativi e frequenti, che scoraggiano diversi atleti e fanno della corsa ad ostacoli una specialità praticata meno di altre. Inoltre, per un ostacolista, è molto importante la personalità: il carattere dev’essere ben determinato e deciso, perché ci si deve abituare a gestire difficoltà impreviste: ad esempio, se si prende male un ostacolo o si è troppo vicini o troppo lontani, si deve imparare a restare concentrati, silenziando tutto ed evitando di affogare nelle emozioni. 

Nonostante le tante difficoltà, tuttavia, questa specialità può conquistare, fino ad una sorta di amore per quegli ostacoli che sono lì, sulla corsia, uno dietro l’altro, pronti a lasciarsi accarezzare dal vento leggero durante la corsa e a far vibrare le corde più profonde dello spirito dell’atleta ad ogni passaggio. Certo, risulta alquanto faticoso conciliare sport e scuola, soprattutto se si frequenta un liceo; ma ci si può sentire soddisfatti dei primi risultati e guardare con un certo orgoglio le medaglie conquistate via via.

                                                                                                  Davide Catania 2I

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