Come promesso in campagna elettorale, il Presidente statunitense Donald Trump continua a minacciare la Danimarca con l’intenzione di annettere la Groenlandia anche con la forza militare; infatti, l’isola sarebbe fondamentale per «la sicurezza nazionale e internazionale» secondo il tycoon. Il governo danese, però, controlla ancora le finanze, la politica estera e la Difesa dell’isola ed è per questo che l’amministrazione statunitense minaccia la Danimarca di non aver fatto abbastanza per i groenlandesi nel campo delle politiche sociali e per la loro difesa dall’influenza crescente di Russia e Cina nell’Artico. In verità, il sottosuolo della Groenlandia è molto ricco delle cosiddette terre rare, composte principalmente da scandio, ittrio e dai lantanoidi, appunto molto rari, che vengono usati, per esempio, per rafforzare i metalli usati nella saldatura o nella creazione di magneti.

Vance ha anche aizzato l’opinione pubblica groenlandese perché ottenga l’indipendenza dalla Danimarca, nonostante alle elezioni parlamentari dell’11 marzo abbia vinto il partito dei Democratici, con un approccio molto attendista sul tema dell’indipendenza da Copenaghen. La volontà di frenare su una possibile secessione definitiva dalla Danimarca è diventata ancora più evidente quando i Democratici, il partito ambientalista di sinistra Comunità Inuit, i socialdemocratici di Avanti e Solidarietà hanno annunciato un accordo di governo.

A guidare questa alleanza è anche il timore verso le mire espansionistiche di Donald Trump, che sabato 29 marzo ha ribadito la sua convinzione che ci siano buone possibilità di ottenere la Groenlandia per vie diplomatiche, senza però escludere la soluzione militare. Questa aggressività, di certo, non paga tra gli abitanti dell’isola: se l’80% di loro è favorevole a un processo che porti all’indipendenza dalla Danimarca, l’85% non vuole saperne di diventare parte degli USA, contro appena il 6% a favore.

L’opzione militare minacciata da Trump suona molto irrealistica, dato che la Groenlandia è sotto la sovranità danese, ossia quella della NATO, di cui la Danimarca fa parte dall’istituzione dell’Alleanza Atlantica nel 1949. Inoltre, come ha fatto notare il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, dal 1951 è in vigore un trattato di Difesa Reciproca tra Danimarca e Stati Uniti, che permette a Washington di avere in Groenlandia basi e installazioni militari.

Nel tentativo di smontare la propaganda “muscolare” statunitense, Rasmussen ha ricordato che la Danimarca ha aumentato gli investimenti per la Difesa dell’Artico: a gennaio 2025 ha annunciato un investimento da quasi 2 miliardi di euro per dislocare nella regione tre nuove navi da guerra, droni e satelliti.

La campagna condotta da Trump non si può certo definire efficace, per quanto visto finora, se gli stessi abitanti della Groenlandia non sono favorevoli alla sua politica aggressiva, e questo, di certo, non aiuta la realizzazione delle sue idee. Inoltre questa tattica potrebbe portare all’inizio di conflitti tra il governo danese e quello statunitense, mentre sarebbe auspicabile evitarli.

Samuele Gazerro 2E

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