Nell’Anno Accademico appena trascorso, si è laureato in Statale in Letteratura Moderna e Contemporanea un ex-studente del nostro liceo, Enrico Forte, discutendo una tesi su Paolo Monelli, un giornalista che scrisse anche delle opere letterarie di discreta qualità, noto soprattutto per il memoriale intitolato Roma 1943. Il nostro Enrico, in verità, ha scelto di lavorare sull’ultimo romanzo di Monelli, uscito a puntate sul mensile Successo tra il 1959 ed il ’60 e mai raccolto in volume. Si tratta di un testo di fantascienza intitolato Diario del 2000, in cui si prospettava una realtà distopica ambientata tra Terra e Marte e sostanzialmente incentrata sulla distinzione tra degli ignorantissimi “giovani” e dei “vecchioni” abbastanza colti di cui faceva parte il protagonista, nonché Io-Narrante ed alter ego dell’Autore Reale.

Seguendo le indicazioni del suo Relatore, il prof. Luca Clerici, Enrico ha analizzato puntualmente le caratteristiche di Tempo, Spazio, Personaggi, Lingua e Stile del romanzo monelliano, sottolineandone la valenza anticipatoria ed il valore creativo rispetto a determinate situazioni che caratterizzano effettivamente il nostro mondo attuale, come la solitudine dei giovani che preferiscono osservare la realtà tramite un visore tecnologico piuttosto che andarla a visitare direttamente, disertando musei e monumenti, o come la loro scarsa voglia di leggere, che li induce a dei superficiali e passeggeri ascolti di storie raccontate a voce, o di poesie monologiche formate da una sola parola ripetuta ossessivamente per molte volte.

La scrittura di Enrico scorre velocissima, forse perché ha sempre avuto interessi giornalistici, a partire dai contributi costanti alla redazione de La Voce degli Studenti, ed infatti adesso sta collaborando con La Prealpina mentre prosegue gli studi in Lettere, iscritto ad una Laurea Magistrale in Editoria, un nuovo indirizzo volto a facilitare l’accesso alle professioni legate alla parola per case editrici e agenzie che richiedano la redazione di testi e video per testate d’informazione su carta stampata, on-line, mezzi radiofonici o televisivi.

Oltre alle immancabili felicitazioni per il primo traguardo conseguito in ambito universitario, sembra interessante notare la facilità con cui questo ex-studente del Liceo Tosi abbia potuto inserirsi nel contesto culturale della facoltà di Lettere e Filosofia, senza patire alcuna sorta di “complesso d’inferiorità” per non aver frequentato un Liceo Classico. Va precisato che se, fino agli Anni ’70, la maggior parte dei laureati in Lettere proveniva da studi rigorosamente classici, dagli Anni ’90 si è assistito ad una poderosa inversione di tendenza, che ha portato ad avere solo circa un 20-25% di laureati in Lettere con alle spalle il Liceo Classico, perché un altro 20-25% proviene oggi dalla somma degli istituti superiori non liceali, mentre un notevole 60% ha studiato nei Licei Scientifici. Ne consegue la necessità di non sottovalutare la portata delle materie cosiddette umanistiche in questo corso di studi, perché non si può sempre sapere in anticipo a quale corso di laurea ci si iscriverà alla fine del quinquennio. Molti, come anche Enrico a suo tempo, non avrebbero mai pensato di scegliere Lettere, ma hanno maturato questa convinzione grazie all’intera esperienza liceale, ai suoi entusiasmi ed ai suoi capitomboli, che sono sempre più formativi di quanto si presupporrebbe, poiché nessuno impara dalle facili vittorie ed è, invece, noto che si impara dagli errori.

prof. Simon Carù

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