Nato in Russia il 4 giugno 1976 a Butyn, Alexei Navalny è diventato molto velocemente (soprattutto negli ultimi anni) una figura di spicco nella politica russa e mondiale, principalmente grazie alla sua coraggiosa opposizione al governo di Vladimir Putin e per le sue ardenti campagne contro la corruzione. La sua storia è una sequenza di sfide, proteste di massa e, purtroppo, anche di tristi e misteriosi scenari, quali l’avvelenamento che l’ha portato alla ribalta globale e la sua morte avvenuta in circostanze ancora poco chiare.

Ma andiamo per gradi.

La sua carriera politica inizia come attivista anti-corruzione, combattendo per un governo più aperto e per far luce sui vari casi “mafiosi” che accadono periodicamente di nascosto all’interno del Cremlino. Utilizzando il suo blog e i social-media, ha portato alla luce casi inquietanti all’interno del governo russo e delle aziende statali. Le sue indagini hanno svelato dettagli scottanti sulle ricchezze nascoste e le attività finanziarie di funzionari di alto livello, alimentando il malcontento pubblico.

Nel 2011 ha fondato la Fondazione Anti-Corruzione (FBK), un’organizzazione non governativa volta a indagare e denunciare atti di corruzione nel governo. L’FBK ha svolto un ruolo chiave nell’organizzazione di proteste e nella diffusione di informazioni critiche sull’establishment. In particolare, da questo momento in poi, Navalny sarà vittima di varie condanne, più o meno dure, mirate a indebolirlo socialmente. Nonostante ciò, nel 2013 annunciava la sua candidatura alle elezioni per diventare sindaco di Mosca. Anche se non è riuscito a vincere, ha guadagnato un notevole sostegno, dimostrando che la sua influenza andava oltre il suo ruolo di attivista.

Il 20 agosto 2020, è stato avvelenato con del nervino Novichok (un veleno molto potente) e l’eco di questo evento ha scosso il panorama politico internazionale. Dopo essere stato trasportato in Germania per cure mediche, le autorità tedesche hanno confermato l’avvelenamento, scatenando una serie di tensioni tra la Russia e altri paesi. Navalny è sopravvissuto, ma l’episodio ha acceso il dibattito sulla sicurezza degli oppositori politici in Russia.

Al suo ritorno volontario in Russia nel gennaio 2021, Navalny è stato arrestato per presunta violazione della libertà condizionale, in un caso considerato da molti come politicamente motivato. La sua detenzione ha scatenato proteste di massa in tutto il Paese, evidenziando il sostegno significativo che ha tra la popolazione russa.

Arriviamo ora alla vicenda che, forse, più contraddistingue la sua figura a livello mondiale: il decesso.

Il 16 febbraio 2024 il Servizio Penitenziario Federale Russo per il circondario autonomo di Jamalo-Nenec annuncia l’inaspettata morte di Navalny. Lo stesso giorno su X (ex Twitter) da parte dei familiari vengono divulgate informazioni riguardo al caso mediatico.

Il canale della TV di stato russa, Channel1, trasmette per primo la notizia dopo circa 45 minuti, limitandosi a riportare il testo pubblicato sul sito del penitenziario. In generale, i media di stato locali ignorano la notizia e non viene data copertura stampa alle proteste che, fin dal 16 febbraio, portano a centinaia di arresti in tutto il Paese, né ai molti tributi di quanti si recano ai memoriali in onore delle vittime della repressione politica in Unione Sovietica per deporre dei fiori.

Il 18 febbraio 2024 la giornalista Elena Malakhovskaya, già arrestata nel 2018 per aver dato copertura giornalistica a proteste locali, pubblica sul proprio profilo Telegram l’estratto di una trasmissione del canale televisivo Mosca24 dedicata al meteo locale in cui, per alcuni secondi e senza che la conduttrice capisca cosa stesse succedendo, appaiono le immagini da una telecamera di sorveglianza puntata sul memoriale Pietra Soloveckij in cui si vedono delle persone che depongono dei fiori ai piedi del monumento, dove giacciono già altri fiori. Solo il 24 febbraio 2024, con giorni di ritardo, il corpo dell’uomo è stato reso alla madre Ljudmila.

Il 1 marzo 2024, il politico è stato sepolto nel cimitero di Borisovskoe; la cerimonia funebre si è svolta a Mar’ino, nel sud-est di Mosca. Oltre alla famiglia, vi hanno partecipato decine di migliaia di persone, tra cui vari diplomatici occidentali e rappresentanti del partito Jabloko, il partito con cui Navalny voleva cercare di far diventare il suo Paese uno stato libero dalla corruzione e dalla mafia.

Le reazioni da parte del resto del mondo non si sono fatte attendere; la morte di Navalny ha suscitato forte sgomento, non solo in patria, ma anche fuori dalla Russia, dove i rappresentanti delle principali istituzioni occidentali hanno espresso grande rammarico. Dato che una larga parte della politica e dell’opinione pubblica dei Paesi occidentali lo considera il principale oppositore del governo autoritario di Putin, la sua morte annulla qualunque possibilità, almeno per il momento, di opposizione al governo di Mosca.

Impegnato nella lotta alla corruzione dilagante, Navalny è visto da molti opinionisti come una sorta di martire, che ha dato la vita per i suoi ideali di democrazia e di libertà; infatti, dopo l’avvelenamento è tornato in Russia pur sapendo che sarebbe andato incontro ad una dura condanna. Si tratta di una figura il cui “coraggio resterà di richiamo per tutti”, scrive il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

Oleg Radzinsky e Mikhail Shishkin, due scrittori russi ora residenti in Svizzera dopo aver accusato Putin della sua morte e il cui evento dovrebbe “risvegliare i politici occidentali”, hanno ricordato le numerose denunce di Navalny contro la corruzione degli oligarchi russi e il sostegno che viene loro dato dalle banche svizzere e dagli avvocati che ostacolano le inchieste sul riciclaggio di denaro nei cantoni elvetici.

La figura di Alexei Navalny è rappresentata come complessa e polarizzante. Considerato da alcuni come un eroe che sfida coraggiosamente il governo russo, altri lo vedono come un provocatore politico. La sua storia in continua evoluzione rimane ancora al centro dell’attenzione internazionale. Nonostante il “cold case” che ha come tema principale la sua inspiegabile morte, con il suo coraggio nel contrastare la corruzione e sfidare il potere ormai consolidato, continua a ispirare chi cerca il cambiamento in Russia. La sua vicenda riflette le tensioni all’interno del panorama politico russo e le sfide che affrontano coloro che osano sfidare lo status quo, evidenziando una grave forma di regressione e chiusura, sia mentale, sia civile, della Russia di oggi.

Davide Tancredi 3F

Rispondi

DI tendenza

Scopri di più da La Voce degli Studenti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere