Come previsto, anche per questo secondo governo Trump, le midterm elections si sono rivelate una vera e propria disfatta.
I dati parlano chiaro, poiché in senato i Democratici contano ben 54 seggi, con un guadagno di ben 7 seggi rispetto al 2024, contro i 44 dei Repubblicani, i quali hanno perso persino in Texas ed Ohio. Ma la vera differenza rispetto al 2024 sono, invece, i seggi nella Camera dei Rappresentanti, in cui i Democratici contano 237 seggi contro i 139 dei Repubblicani, mettendoli così in una situazione di estremo svantaggio e minoranza.
I risultati di queste elezioni intermedie potranno cambiare significativamente il corso del governo di Trump, poiché non potrà far approvare imposte, dazi, sanzioni e proposte di legge da solo, per motu prorio, ma dovrà passare per le Camere, ora prevalentemente Blu, anche se manterrà il diritto di veto, già usato contro gli attuali vincitori come monito, come a dire che il presidente in carica è pur sempre, e resterà, un Repubblicano.
Altro aspetto cruciale che potrà modificare il corso del mandato del Tycoon è la possiblità dell’opposizione, essendo in maggioranza all’interno delle Camere, di sottoporlo all’impeachment, procedura che metterebbe in discussione a livello giuridico lo stesso Trump, o certi suoi collaboratori, per sospetti o reali illeciti commessi durante il mandato. Oltre al rischio di perdere il seggio presidenziale, questo sarebbe il terzo impeachment durante i suoi mandati: un primato, se così si può considerare, nella storia degli USA a partire dal primo processo in assoluto, messo in atto nel 1804.
In materia finanziaria sono già avvenuti cambiamenti parziali: per esempio, il prezzo del gasolio si è abbassato e le Borse sono salite, gli aiuti economici a Kiev sono stati aumentati nuovamente. Invece, per cercare di ridurre il costo delle bollette, sembra che ancora non si sia potuto far nulla.
Queste ultime questioni sono state quelle più criticate di cittadini e, molto probabilmente, la causa della disfatta così eclatante. Seguono alcuni dati:
- Sull’operato del Presidente: Ben il 62% dei cittadini si è posto contrario e sfavorevole alle manovre di Trump ed il 47% di accusa il Presidente di fare solo i propri interessi.
- Sull’economia: Più del 50% dei cittadini si ritiene molto preoccupato dal costo del gasolio e delle bollette, contro meno del 10% che non li ritiene preoccupanti. Tra il 60% ed 65%, invece, esprime un forte disaccordo verso i dazi imposti, dicendoli dannosi per l’economia, non solo delle singole regioni, ma dell’intero Stato.
- Sugli aiuti e gli investimenti: Il 54% dei cittadini ha riscontrato un peggioramento e un taglio sugli investimenti in materia di sanità. Il 50% ritiene gli aiuti forniti ad Israele eccessivi.
- Il costo della vita: Più del 50% si è trovato in una situazione economica familiare peggiore di come non fosse due anni fa, ammettendo che questo ha influito pesantemente sul voto. Il 75% si ritiene insoddisfatto della politica economica del Paese negli ultimi due anni. Il 39% dei cittadini lo ritiene il problema più grande, seguito dalla Democrazia (32%) e dall’immigrazione (14%).
Questi dati dimostrano il fallimento di un governo molto autoritario ed auspicano quasi un cambiamento di rotta dello stesso, affinché anche le generazioni successive possano vivere bene nel loro Stato e nel loro status sociale, senza dover pagare le conseguenze di errori altrui.
Samuele Gazerro 4E

















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