Il famoso poeta francese viene da sempre riconosciuto come poeta “maledetto”, per il suo animo spezzato quando era solo un bambino, che lo ha perseguitato per tutta la sua vita, nella quale riuscì a trovare sollievo solo tramite poesie che potessero trasmettere al mondo il malessere che provava, ma anche la volontà e la speranza nel raggiungere uno stato di benessere che non riusciva ad esprimere.
Charles Baudelaire nasce a Parigi il 9 aprile del 1821 e, fin dalla tenera età, non ha avuto una vita facile, dovuta alla morte prematura del padre e dai numerosi problemi provocati dal nuovo marito della madre a causa della sua rigidità e freddezza, ma soprattutto per la sua ossessione di apparire perfetto agli occhi degli altri. Verrà quindi obbligato a frequentare il Collège Royal ma, udite dal suo patrigno le voci che circolavano sul suo conto, verrà obbligato a compiere un viaggio nelle Indie che gli cambierà la vita, facendogli aprire gli occhi sul mondo fuori da Parigi.
Una volta fatto ritorno a casa, riuscì ad entrare in possesso dell’eredità paterna e in seguito deciderà di scrivere una raccolta di poesie intitolata provocatoriamente “Les Fleurs du Mal”.
In questa raccolta è facile individuare in molte liriche il suo animo tormentato e le conseguenze apportate dai traumi subiti da bambino, che lo hanno segnato a vita. Le poesie dove è più facile identificare questi problemi e desideri, se analizzate da un occhio più attento, sono certamente Le Gouffre, Spleen 4 e Elevation.
Baudelaire scrive il Gouffre ormai da anziano; infatti vi illustra la sua inquietudine dovuta dall’età avanzata, che lo portava ad avere dei pensieri negativi legati alla morte che ormai sentiva vicina, tanto dall’avere terrore ad addormentarsi, per paura del vuoto che avrebbe potuto avvolgere la sua anima senza più lasciarla e condannandola ad un altro infinito di sofferenza, come possiamo notare nei seguenti versi:
En haut, en bas, partout, la profondeur, la grève, le silence, l’espace affreux et captivant…
In alto, in basso, dappertutto, la profondità, la tomba, il silenzio, lo spazio spaventante e attirante…
Nello Spleen 4, invece, possiamo notare questa sua sensazione molto complicata da descrivere, tanto da non trovare una traduzione a questa parola di origine tedesca, che si prova per tutto il corso della vita, circa dai tredici anni in poi e che ci accompagna fino alla morte.
Baudelaire riesce a descrivere per primo questa sensazione che, prima di allora, le persone non sapevano neanche di provare, ma che lui aveva notato nella società, che si sentiva oppressa, come in una giornata nuvolosa dove, per una maggiore pressione esercitata sul nostro corpo, si ha una maggiore difficoltà nel pompare il sangue e nel compiere le azioni quotidiane, resa ancora più assillante dalla speranza, intrappolata tra i pensieri più profondi e soffocanti, che offuscano la lucidità, come un pipistrello in una soffitta, intrappolato tra le ragnatele (metafora molto simbolica usata da lui), immaginando infine la sua morte e il suo funerale, senza musica e senza speranza, proprio come il suo spirito, da lui desiderati tanto da spingerlo a tentare il suicidio nel 1861.
Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
E dei lunghi cortei funebri, senza tamburi né musica,
si defilano lentamente dentro il mio cuore, la Speranza,
Vinta, piange, e l’Angoscia atroce, dispotica,
sul mio cranio inclinato pianta il suo drappo nero.
Facile preda dello Spleen è proprio l’Elevation, tentativo, anche se molte volte invano, di raggiungere una realtà migliore, dove sia possibile superare il soffocamento dell’anima e distaccarsi dai beni materiali, unico pensiero e interesse della società, che lui tanto critica proprio per queste ideologie troppo soffocanti e brutalizzanti.
In questa poesia, appunto, invita le persone a migliorare, a riconoscere ciò che è realmente necessario e per cui è davvero importante lottare e ad abbandonare i desideri futili, in modo da raggiungere questa felicità da lui tanto ricercata.
Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l’air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides
Involati ben lontano da questi miasmi morbidi;
vai a purificarti dentro l’aria superiore
e bevi, come un puro e divino liquore,
il fuoco chiaro che riempie gli spazi limpidi
Questo benessere, che trovava solo nella poesia, gli è stato presto strappato, dato che molte delle sue poesie della raccolta vennero condannate per immoralità, comportando una minore autostima e fiducia nelle sue potenzialità.
Tutto ciò sicuramente non lo aiutò a combattere contro la sua depressione e a gestire i suoi debiti, dovuti anche ai suoi vizi personali, ovvero hashish, oppio, alcol e donne.
Pour ne pas être les esclaves martyrisés du temps, enivrez-vous, enivrez-vous sans cesse de vin, de poésie, de vertu, à votre guise.
Per non essere gli schiavi martirizzati dal tempo, ubriacatevi, ubriacatevi senza tregua di vino, di poesia, di virtù, come vi pare.
Successivamente, tra il 1866 e il 1867, verrà colpito da due ictus che gli causeranno una lunga agonia e la paralisi, portandolo alla morte il 31 agosto 1867.
Nonostante tutti i problemi avuti nella sua vita, possiamo ricordare Baudelaire come uno dei poeti migliori, soprattutto per non essersi arreso, nonostante le altre persone non comprendessero il senso delle sue poesie, e per essere riuscito a definire dei problemi che accomunavano tutta la popolazione, ma che nessuno era mai riuscito a spiegare. Quello che colpisce di più delle sue poesie è la dimestichezza nell’usare metafore che riescano a rappresentare concretamente problemi astratti.
Asia Duchini 3F


















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