Prequel degli eventi della trilogia degli “Hunger Games”, “La ballata dell’Usignolo e del Serpente” è un film del 2023 tratto dall’omonimo libro di Suzanne Collins. La trama si concentra sulla gioventù del futuro antagonista della serie, il presidente Snow o, come ci è presentato qui, Coriolanus Snow.
Attenzione: questo articolo contiene spoiler!
Il film comincia con uno Snow bambino, che corre per le strade distrutte di Capitol City, durante la guerra contro i distretti, e a cui viene detto da certi ufficiali che suo padre, generale dell’esercito, è morto in un’imboscata ribelle.
Taglio e gap temporale a Coriolanus Studente. Ora vive in una casa sporca e piccola, con la cugina e la nonna, ma spera di redimere la sua famiglia vincendo la borsa di studio Plith. In un colpo di scena, è annunciato che il premio andrà al migliore mentore degli Hunger Games. Determinato a vincere, Coriolanus stabilisce un legame con il suo tributo, una ragazza di nome Lucy Gray, dal distretto 12, che si distingue subito lanciando un serpente contro la figlia del sindaco del suo villaggio. Lucy sarebbe morta negli Hunger Games, ma Snow la salva dandole del veleno con cui uccidere gli altri giocatori e abituando i serpenti al suo odore, cosicché non la uccidano (a fine giochi gli organizzatori rilasciano migliaia di serpenti nell’arena per eliminare i rimanenti partecipanti).
I trucchi di Coronalius, però, vengono scoperti e, per punizione, viene mandato come soldato proprio nel distretto 12. Il suo amico Seianus, simpatizzante della causa ribelle, si unisce a lui, non per amicizia, ma per entrare in contatto con i ribelli del distretto 12. Scoperti i sospetti legami del suo amico, Snow lo fa impiccare. Nel frattempo, Coronalius incontra Lucy e cominciano ad amarsi. Sfortunatamente, quando Gray scopre del destino di Seianus, ne è inorridita e scappa da Snow, che è “costretto” a spararle. Il film si chiude con il suo ritorno a Capitol City, accolto come un eroe che ha sventato una pericolosa rivolta.
Il film è molto lungo, circa 2 ore e 40 minuti, ma è altrettanto scorrevole e non ci sono tempi morti. Inoltre, svolgere tutto in un’unica pellicola è una scelta apprezzabile da parte dei produttori, invece di allungare il “brodo” e creare due film (e quindi far comprare due biglietti allo spettatore).
Gli attori riescono molto bene nei rispettivi ruoli, nonostante sia un cast perlopiù sconosciuto, ad eccezione di Peter Dinklage, attore pluripremiato affetto da nanismo, che interpreta il maestro di Corionalus, Casca Highbottom. Particolarmente apprezzata è stata la performance di Rachel Zegler, che interpreta Lucy Gray e di Tom Blyth, Coriolanus Snow, descritti come molto simili all’idea che i fan si erano fatta leggendo i libri.
Il film è diviso in 2 parti: la prima ci mostra gli Hunger Games, la seconda la vita di Coronalius come soldato nei distretti. Per tutta la durata del lavoro, Coronalius rimane un flat character, cioè tutto quello che fa, da salvare Lucy durante i giochi, all’impiccagione di Seianus, è un diretto risultato del suo egoismo, della sua volontà di raggiungere uno scopo ben preciso, che rimane invariato per la durata della pellicola. Non vuole far vincere il suo tributo per farlo vivere, ma per vincere il premio Plinth. Che poi stabilisca un legame genuino con esso è un caso. Quando fa impiccare il suo amico, non è perché è un patriota che vuole sventare un complotto ai danni della sua nazione, ma per impressionare il governo e farsi rispedire a Capitol City.
Quindi, analizzando le sue azioni, capiamo che Coronalius è un manipolatore, che vede le persone come strumenti per la sua scalata al potere. Nei pochi momenti in cui mostra emozioni, come quando piange dopo l’esecuzione pubblica del suo amico, sono lacrime di coccodrillo, un rimasuglio di coscienza che ormai non ha più potere sulle sue azioni. Oppure, quando urla nella foresta dopo aver sparato a Lucy Gray, si nota che l’amore che provava per lei poteva anche essere genuino, ma non era abbastanza forte per sconfiggere la sua fame di potere. Anche questa scelta di non mostrarlo come un buono diventato malvagio in seguito a un evento traumatico (e quindi in un certo senso giustificarlo), ma invece come una persona che era e sarà sempre crudele è molto particolare, in quanto negli ultimi anni (soprattutto nei film Disney) non si vedono più “cattivi veri”.
Infine, nel film sono presenti moltissime figure retoriche, come la frase pronunciata alla fine da Corolianus “Gli Snow [la famiglia] finiscono sempre in cima” in inglese “The Snow always comes out on top” è un riferimento alla neve come fenomeno naturale, che ricopre sempre tutto in un candido manto bianco, nascondendo la vera natura di ciò che ricopre. Oppure il confronto tra Coriolanus e il serpente: entrambi sono rappresentati come esseri crudeli (uno per carattere, l’altro è simbolo di crudeltà e malvagità dalla Bibbia), entrambi però possono fingersi innocui (come quando comincia la sua relazione con Lucy) e poi colpire con il loro veleno (Snow avvelena il suo maestro e spara alla sua innamorata).
Nel film è anche presente un elemento di ciclicità: scopriamo infatti che l’ideatore degli Hunger Games fu Casca Highbottom, istruttore di Snow e migliore amico del suo padre, a cui però l’idea era stata rubata, per l’appunto, dal padre di Coriolanus; 10 anni dopo, è affidato al figlio il compito di migliorare la creazione del padre e ci riesce grandemente, ma è la sua migliore amica che se ne prende il merito.
Infine, per chi ha visto i film precedenti, ci sono molte citazioni e riferimenti che rendono la visione più interessante e stimolano la concentrazione.
Giudizio finale: un film interessante, un prequel che può essere visto anche come stand-alone, fatto molto bene sia dal punto di vista tecnico (alta risoluzione, inquadrature ferme e buona recitazione), sia dal punto di vista concettuale (molto interessante vedere il background del presidente Snow, personaggio poco approfondito nella serie principale, ma di indubbio fascino).
Andrea Campoli 2C


















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