Ad un mese dallo scoppio di una guerra complessa e molto violenta, che prosegue da 76 anni, ci si chiede come mai, durante tutto questo tempo, si siano ottenuti così scarsi risultati, nonostante la ricerca di giungere a qualche ragionevole compromesso.
Che cos’ha di tanto complicato questa guerra, da renderla così duratura nel tempo? Perché non si è ancora trovata una soluzione adeguata per raggiungere la pace? Ed oggi come può influire sull’equilibrio mondiale?
Per rispondere a queste domande, bisogna ripercorrere la storia di questi due Paesi, che è per entrambi millenaria e travagliata.
La guerra Israelo-Palestinese nasce da una questione apparentemente semplice: due popoli che rivendicano lo stesso territorio. Gli ebrei israeliani ritengono di avere il diritto di controllare l’area geografica della Palestina, perché è il luogo in cui sono nati la loro religione e la loro etnia; dall’altro lato, i Palestinesi rivendicano il medesimo territorio affermando che vi si sono stanziati molto tempo prima degli ebrei. Dunque, risalire a chi appartenesse precisamente quel territorio è un dilemma alquanto arduo, che ha iniziato a creare conflittualità tra i due popoli nella prima metà del ‘900, in particolare dalla fondazione dello Stato di Israele, avvenuta nel 1948.
Il territorio della Palestina si trova in quello che gli americani hanno definito Medio Oriente (e che, invece, per noi andrebbe catalogato come Vicino Oriente), una porzione di terre affacciata sul Mar Mediterraneo e sul Mar Morto, e corrispondente ad un’area di circa 28.000 km². Confina a Nord con il Libano e con la Siria, ad Est con la Giordania, a Sud con la penisola del Sinai, appartenente all’Egitto, ed è costituita per il 60% da deserto. Dato che l’area funge da collegamento tra Europa e Oriente, è sempre stata motivo di conflitti ed instabilità, causati soprattutto dai Paesi Europei, che non volevano lasciarsi scappare il controllo di una zona tanto strategica, in cui, peraltro, sono stati anche rinvenuti vari giacimenti di petrolio. La Palestina, inoltre, presenta all’interno dei suoi territori la Città Sacra per Cristianesimo, Ebraismo ed Islam: Gerusalemme. Poiché gli arabi palestinesi sono per la maggioranza musulmani, mentre gli Israeliani hanno una differente religione, il conflitto tra i due popoli si è inasprito fin dal principio, ma va precisato che il problema confessionale è solo la punta di un iceberg ben più profondo.

Infatti, gli Arabi musulmani hanno iniziato la loro espansione nel VII secolo d.C., formando un impero che si estendeva dalla Spagna fino al Tagikistan ed al Pakistan, diffondendo la loro cultura e la loro religione e dando il via a numerose scoperte scientifiche.
Gli ebrei sono stati sempre perseguitati: dai musulmani, che mal tolleravano una religione differente dall’Islam nel proprio territorio, ma anche dai cristiani perché, con la scusa ufficiale di vederli come i colpevoli della crocifissione di Gesù, ne hanno spesso confiscato i beni, dato che le comunità ebraiche sparse per tutta Europa erano sempre fiorenti, laboriose e molto ricche. Pertanto, gli ebrei hanno dovuto lottare per la loro sopravvivenza, finendo per disperdersi ancora di più in gran parte del mondo (diaspora giudaica).
A causa proprio di questa discriminazione, non hanno mai ottenuto un giusto riconoscimento per il loro lavoro e, tra l’800 e il ‘900, hanno iniziato a dare vita al Sionismo, un movimento ideologico nato dallo scrittore ed attivista ungherese ebreo Theodor Herzl, che prevedeva la richiesta di uno Stato Ebraico vero e proprio. È chiaro che il luogo che stavano cercando fosse la Palestina, la loro Terra Promessa, a quel tempo sotto il protettorato dell’Impero Britannico.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con il dissolvimento della potenza inglese, la cosiddetta “Terra Santa” venne lasciata nelle mani dell’ONU, perché la Corona di Sua Maestà si doveva occupare della ricostruzione post-bellica e non poteva più “sprecare” risorse negli altri Stati dell’ex-Impero. Nel 1947, quindi, a seguito delle persecuzioni subite dagli ebrei durante la guerra (tristemente note come “Olocausto”), l’ONU decise che la Terra Santa sarebbe stata divisa in 2 Stati: quello Palestinese e quello Israeliano. Il 55% del territorio, nonché la parte più fertile, sarebbe stata assegnata agli ebrei, mentre il restante 45% ai Territori Palestinesi, che si ritrovarono a dover vivere in un territorio più piccolo e completamente desertico.
Quando nel 1948 venne proclamata la nascita dello Stato di Israele, esattamente il giorno seguente Egitto, Libano, Giordania e Siria, insieme alla Palestina, riuniti nella cosiddetta “Lega Araba”, attaccarono su più fronti lo Stato Ebraico, che si è ritrovato in guerra subito dopo essersi formato.
Quest’ultimo, però, non era affatto uno staterello sprovveduto come credevano i vicini e dimostrò un’incredibile potenza militare, tanto da sconfiggere l’intera Lega, espandendosi ed ottenendo le Alture del Golan in Siria e buona parte dei Territori Palestinesi, che si ritrovarono ad occupare solo il 22% dell’area.
Nel 1967, scoppiò la cosiddetta “Guerra dei Sei Giorni”, chiamata così per la sua effettiva durata, con la quale la Palestina ha cercato di riscattarsi dalle sconfitte subite. Il conflitto ha visto, tuttavia, si concluse nuovamente con la vittoria di Israele, che si è espanso conquistando la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e persino la penisola del Sinai. Quest’ultima è stata, però, restituita subito all’Egitto poiché l’ONU aveva considerato illegittima tale espansione.

La Palestina nel 1988 ha dichiarato la sua indipendenza, dando vita alla Prima Intifada (letteralmente “Lancio di sassi”), una guerriglia contro gli ebrei, capeggiata da Hamas, un’organizzazione terroristica locale. Inoltre, nel 1990, quest’ultima ha organizzato gruppi terroristici nella Striscia, che hanno attaccato Israele causando gravi danni e numerosi morti. Per garantire la propria difesa, Israele ha costruito due muri: uno che ha diviso Gerusalemme tra la parte musulmana e quella ebraica, ed un altro intorno alla Striscia di Gaza, portando ad una apparente stabilità e credendo, scioccamente, di potersi comportare in politica come uno Stato demilitarizzato, all’occidentale, come se i suoi vicini fossero la Francia o l’Italia. Sottovalutando la portata dell’odio covato da una parte dei palestinesi in questi lunghi anni, però, il Governo di Israele si è mostrato cieco, ovvero è stato accecato dalla propria stessa presunzione di innocenza e democrazia. Ha dovuto aprire gli occhi adesso, nel peggiore dei modi, con la strage di civili organizzata da Hamas in questo sterile autunno al fine di far risorgere il conflitto.
La questione Israelo-Palestinese è molto più complessa di come la vediamo tramite i telegiornali e va avanti da secoli, senza trovare ancora una soluzione. Entrambi i popoli hanno i propri diritti e seguono ideologie che sono il frutto della loro storia e cultura.
Ricordiamoci, però, che la guerra non è mai la soluzione, perché è semplicemente il modo per indicare quanto ancora l’uomo debba imparare dalle sue azioni passate. La guerra è sempre una sconfitta, soprattutto per le popolazioni civili, che si trovano a subirla indipendentemente dalle ragioni o dai torti di chi la incomincia.
Niccolò Arpelli 2C


















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