Il nuoto a Delfino, anche chiamato Farfalla, è lo stile che spesso viene classificato come il più “difficile” per via dello sforzo fisico che richiede. La sua tecnica, infatti, si basa su potenza e coordinazione, e si può suddividere in tre parti:

1. La gambata: componente distintiva e fondamentale del Delfino, in quanto diversa da quella degli altri stili, perché le gambe si muovono simultaneamente, generando una spinta che parte dal tronco. Normalmente ci sono due gambate per ogni bracciata che, grazie alla spinta che provocano, rendono meno faticoso il movimento: il primo colpo avviene quando le braccia entrano in acqua e il corpo si abbassa, mentre il secondo avviene durante la fase di spinta delle braccia, mentre la testa emerge per respirare, generando una spinta in avanti.

2. La bracciata: movimento simmetrico e simultaneo, fondamentale per l’avanzamento del ritmo, si divide in:

-Entrata delle mani in acqua

-Trazione e spinta, quando le mani tracciano un percorso subacqueo. La spinta è più potente, terminando vicino ai fianchi

– Recupero delle braccia, che vengono riportate in avanti, pronte a ricominciare il ciclo.

3. La respirazione avviene frontalmente, una volta ogni due cicli di bracciata, ed è essenziale che non interrompa il movimento di ondulazione.

Questa tecnica richiede, quindi, un alto grado di sforzo muscolare, attivando vari muscoli contemporaneamente (addome, schiena, spalle e gambe) e, inoltre, richiede coordinazione da parte dell’atleta, perché un piccolo errore può rompere il ritmo e aumentare inutilmente lo sforzo. A differenza di altri stili, come la rana e lo stile libero, non è caratterizzato da scivolamento, quindi da momenti di riposo; perciò mette a dura prova la resistenza.

Il Delfino nacque negli anni ’30 come una variante dello stile Rana, quando i nuotatori si accorsero che, eseguendo la bracciata al di fuori dell’acqua, si otteneva una velocità maggiore. David Armbruster viene spesso accreditato per aver sviluppato e perfezionato la tecnica della bracciata. Lo stile che conosciamo oggi, con la gambata a coda di pesce, è stato introdotto, invece, da Jack Sieg nel 1935. I suoi effetti sulla velocità furono impressionanti, anche se non subito ufficializzati:

1. 1950: La gambata a “coda di pesce” (Delfino) viene approvata.

2. 1953: La Federazione Internazionale di Nuoto (FINA) sancisce la divisione ufficiale tra lo stile Rana e il nuovo stile Farfalla (che ormai utilizzava la gambata a delfino).

3. 1956: Lo stile fa la sua prima apparizione come disciplina a se stante, ai Giochi Olimpici di Melbourne.

Nonostante la sua notevole difficoltà, il Delfino è amato dai nuotatori e dagli spettatori per diversi motivi: esteriormente è molto elegante e simmetrico, gradevole da guardare e conoscerne la difficoltà provoca anche una certa ammirazione verso l’atleta che lo sta praticando. Dal punto di vista del nuotatore, invece, è un traguardo tecnico e personale, che dà anche una certa soddisfazione che ripaga tutto lo sforzo, oltre al fatto che è il secondo stile più veloce ed efficiente dopo lo stile libero. Inoltre, se nuotato correttamente, sembra quasi di “volare” sull’acqua, proprio come una farfalla, e si avverte anche un certo senso di libertà.

Irene Manzo 2I

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