Avere un acquario non significa solo sbirciare un colorato quadro in disordinato movimento e continua evoluzione, ma osservare da vicino una parte del ciclo della vita. Per allestirne uno si deve creare un ecosistema artificiale chiuso, in cui i parametri (luce, temperatura e pH) simulano un bioma naturale, dove pesci e piante possono trovare un habitat vivibile e non tossico, nel quale crescere, svilupparsi e riprodursi in modo equilibrato.
La riproduzione dei pesci rappresenta uno dei momenti più affascinanti per un appassionato, ma per aver successo non basta “buttare in vasca” i pesci: servono strategia, conoscenza e un pizzico di attenzione e fortuna. Il metodo più efficace per stimolare la riproduzione sarebbe l’isolamento in una vasca dedicata. Dato che, però, generalmente si possiede un acquario di comunità, dove convivono speci diverse, la sfida si fa difficile, perché le uova e i piccoli avannotti diventano facili prede per gli altri inquilini.
Condicio sine qua non? Le proporzioni! È sempre consigliato inserire più femmine che maschi. Il motivo è pratico: il corteggiamento dei maschi è incessante e potrebbe stressare eccessivamente una singola femmina. Inoltre, avere più esemplari riduce l’aggressività tra i maschi, previene rischi di incesto nelle generazioni successive e, di conseguenza, minimizza l’indebolimento del loro patrimonio genetico.
Come distinguere il genere dei futuri genitori? Qui entra in gioco il dimorfismo sessuale. Nella maggior parte delle specie, infatti, il maschio è il vero esemplare “da parata”: ha pinne più lunghe, colori sgargianti e un carattere più deciso e combattivo (un po’ come nei pavoni). Queste caratteristiche servono a corteggiare la femmina e a difendere il “territorio” intorno al quale verranno disperse le uova.
Attenzione, però: mentre specie come Guppy o Molly sono pacifiche, i Ciclidi Nani (come gli Apistogramma) e i celeberrimi Betta (Pesci Combattenti) sono estremamente territoriali. In questo caso, i maschi possono arrivare a combattere fino alla morte, per difendere il proprio spazio o il loro “harem”.
La natura ha escogitato modi diversi per far nascere i piccoli.

Negli ovovivipari (Guppy, Molly, Portaspada) le uova si schiudono direttamente nella pancia della femmina. Gli avannotti si nutrono del sacco vitellino e vengono “partoriti” già formati, pronti a nuotare e a nascondersi tra le piante per sopravvivere. Negli ovipari (Betta, Scalari, Corydoras) la femmina depone le uova all’esterno in modi diversi. I Betta costruiscono un nido di bolle in superficie, dove il maschio tiene sotto controllo le uova; mentre altre speci abbandonano le uova al proprio destino, spesso facendole diventare involontariamente cibo per gli altri pesci. Altre varietà si prendono cura delle uova, che vengono deposte e sorvegliate in anfratti protetti, come piccole grotte, e dei futuri avannotti fino a quando non saranno in grado di cavarsela da soli.
Contrariamente a quanto si possa immaginare, nascere in acquario non è semplice. Alcune speci proteggono i piccoli e li guidano nella ricerca di cibo. Altre, invece, li abbandonano e addirittura gli stessi genitori possono tentare di mangiarli: questa è la dura legge della “giungla sommersa”.
Un comportamento particolare e un po’ crudele avviene nelle speci dove il padre, non appena riconosce i piccoli di sesso maschile, li preda per eliminarli: non per qualche improbabile cattiveria, ma per l’istinto che lo porta a eliminare in anticipo i futuri rivali per il territorio e per le femmine.
Se volete tentare l’impresa, preparate molta vegetazione (come il muschio di Giava e/o piante di superficie) tra cui i piccoli possano nascondersi e riuscire a diventare adulti. Osservare la vita sommersa tra le pareti di vetro di un acquario potrà risultare un’esperienza molto formativa, soprattutto se si frequenta un liceo scientifico.

Giacomo Valente 2I


















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