Il calcio femminile ha un numero nettamente inferiore di spettatori rispetto a quello maschile ed, al contrario, è pieno di pregiudizi che si trascinano sin dagli esordi.

La nascita del calcio femminile.

In Europa:

Il calcio femminile ha le sue radici nel Regno Unito come quello maschile, dove le prime squadre nacquero come attività del Dopolavoro. La più antica è stata la Dick, Kerr’s Ladies Football Club, che raccoglieva le lavoratrici della fabbrica di vagoni Dick, Kerr & Co nel 1917. A dare una spinta alla presenza femminile nel mondo del pallone fu, paradossalmente, la Prima Guerra Mondiale perché, mentre gli uomini erano lontani al fronte, le donne lavoravano in fabbrica al loro posto e, nelle pause o dopo il lavoro, alcune di loro si ritrovavano per giocare a calcio, formando squadre legate alle aziende. Ai datori di lavoro venne raccomandato di favorire la partecipazione delle giovani operaie alle attività dopolavoristiche, tra cui il calcio in Europa e, durante la Seconda Guerra Mondiale, il baseball negli Stati Uniti. Queste attività a scopo benefico si erano sviluppate anche per raccogliere fondi per i feriti di guerra e produssero una risposta di pubblico importante, facendo temporaneamente cadere i pregiudizi di genere. La prima partita internazionale avvenne a Manchester nel 1920. Nel 1921 in Inghilterra c’erano circa 150 squadre femminili e, nel frattempo, nacquero anche in Francia ed in Scozia. Nel 1921 la Football Association britannica vietò alle donne di giocare sui campi federali: un boicottaggio che sarebbe durato fino agli Anni ’70, ma che non impedì alle Kerr’s Ladies di continuare a giocare anche con un altro nome. Bisognerà comunque aspettare gli Anni ‘90 per il primo Mondiale di calcio femminile.

In Italia:

Per quanto riguarda l’Italia, questo movimento ha origine a Milano, dove un gruppo di ragazze, studentesse, impiegate e sartine, formò la prima squadra femminile nel 1932-1933 con il nome di Gruppo Femminile Calcistico (GFC). Non solo si unirono, ma si organizzarono: trovarono un allenatore ed un presidente e scrissero alla stampa per chiamare a raccolta altre appassionate anche da fuori città. Tutto questo avvenne mentre a Milano si stava festeggiando la decennale della cosiddetta Marcia su Roma di Mussolini. Inizialmente Arpinati, dirigente del partito fascista e presidente del Coni e della FIGC, fu un loro alleato, poiché permise alle ragazze di giocare a porte chiuse, in campi cintati, senza pubblico purché presentassero un certificato medico che assicurasse che l’attività calcistica non compromettesse la fertilità. Le ragazze, così, ottennero il permesso di giocare a porte chiuse ma, al momento della prima trasferta, il Regime intervenne.  Finalmente riuscirono a scendere in campo. Dovettero affrontare una serie di ostacoli, dato che in quel tempo la figura della donna era relegata essenzialmente al ruolo di moglie e madre, ancor di più dopo il Concordato del 1929 con la Chiesa Cattolica. L’ 11 giugno 1933 si affrontarono GS Ambrosiano e GS Cinzano, per la prima partita ufficiale organizzata dal gruppo femminile calcistico (per la cronaca, vinse il Gs Cinzano).

 A complicare la situazione ci fu la sostituzione di Arpinati con Starace, molto più fedele a Mussolini, cosicché la squadra venne sciolta e ne venne vietata ogni forma di prosecuzione delle attività. Dopo appena un anno di vita, il Gruppo Femminile Calcistico chiuse. Per ritornare in campo, le amanti del calcio dovettero aspettare la fine del secondo conflitto mondiale, ostacolate comunque dai pregiudizi dell’epoca legati al conservatorismo della società. Dopo anni di tentativi falliti, venne organizzato il primo vero e proprio campionato nazionale femminile italiano nel 1968, anche sulla scorta del movimento giovanile che in quegli anni si stava propagando dalla vicina Francia.

 Alle giocatrici del Gruppo Femminile Calcistico, il Comune di Milano nel 2021 ha dedicato una via all’interno di Parco Sempione, così definita: “Via Calciatrici del ‘33”.

Principali Pregiudizi.

Ci furono, pertanto, numerosi pregiudizi contro i quali le giovani pioniere milanesi dovettero lottare.

  • Fisico e maternità: una pallonata ricevuta sul ventre avrebbe potuto compromettere in modo irreparabile la funzione di maternità (come sin dall’Ottocento si diceva anche delle cadute nell’equitazione)
  • Mascolinità: l’opinione pubblica sosteneva che il calcio facesse perdere alle donne la grazia, la caratteristica a loro più cara e più necessaria, insieme alla gentilezza, per trovare marito e distinguersi in società
  • Regole e Abbigliamento: inizialmente potevano solo allenarsi, ma non giocare in pubblico. Dovevano usare un pallone di gomma e non di cuoio, indossare la gonna e non i pantaloncini, passare la palla solo rasoterra e, in porta, dovevano giocare ragazzini adolescenti. Tutto questo per preservare le loro capacità riproduttive. Oggi il pregiudizio non esiste più, dato che alcune squadre hanno adottato pantaloncini scuri per ovviare ai problemi connessi alle mestruazioni, mentre in porta giocano delle donne proprio come negli altri ruoli e la palla la possono alzare
  • Campo Affettivo: c’era la presunta “civetteria” delle calciatrici milanesi per insinuare che avessero snaturato il “maschio” ambiente del calcio, con pianti al minimo scontro fisico o l’accusa di essere esibizioniste in cerca di “apprezzamenti” maschili e dei relativi fidanzati. Adesso non è più così, però è sorto addirittura il pregiudizio che le calciatrici siano necessariamente omosessuali, come se questo genere di tendenze dipendesse dalla pratica di un certo sport piuttosto che di un altro
  • Professionismo e Retribuzione: la condizione del calcio femminile in Italia è migliorata solo nel 2015, ispirata ad altri Paesi già sviluppati sotto questo aspetto, poiché le agevolazioni crearono dei notevoli cambiamenti nell’ambiente calcistico, ma la vera svolta avvenne nel 2019, quando le calciatrici vennero riconosciute professioniste, con tanto di paga
  • Arbitri: sono in prevalenza maschi, sia nel campionato maschile, sia in quello femminile, sia in Coppa del Mondo, sia in Coppa Italia, ma anche in Champions, Europa e Conference League. Direttrici di gara ce ne sono poche e la prima partita arbitrata in Serie A da una donna è stata tra Sassuolo e Salernitana, nel 2022. Invece, la prima partita arbitrata da una terna arbitrale di sole donne si è giocata il 28 aprile 2024 tra Inter e Torino (e vinta dall’Inter, sempre per dovere di cronaca). Anche negli organi dirigenziali, comunque, il numero di donne è ancora molto basso
  • Stadi: le donne si allenano in centri sportivi minori, dove cresce la categoria giovanile. Per esempio, la Juventus femminile gioca in un piccolo stadio e, solo per le grandi occasioni, può utilizzare lo stadio della Juventus maschile.

Sara Gama.

Sara Gama è una tra le giocatrici più importanti per il calcio femminile italiano. È stata la capitana della Nazionale e della Juventus femminile, anche se attualmente si è ritirata. Da Ottobre del 2025 ha il ruolo di Capo Delegazione della Nazionale Femminile, continuando ad essere un punto di riferimento per i diritti delle atlete.

Sara Gama è importante perché ha combattuto contro tutti i pregiudizi, per ottenere che il calcio femminile fosse riconosciuto come sport professionista e perché, durante il suo discorso come capitana della Nazionale, davanti al Presidente della Repubblica ha dichiarato che il numero 3 che portava sulla maglia è il numero dell’Articolo 3 della nostra Costituzione, che afferma il “diritto di pareggiare” (pari dignità ed uguaglianza). Dopo che Sara Gama lo ha letto insieme alle compagne, ha ricevuto l’elogio del Presidente della Repubblica, Mattarella, il quale ha voluto sottolineare a tutti che il Mondiale è stato vinto conquistando l’opinione pubblica ed accendendo i riflettori sul calcio femminile. Solo così molte bambine sono state e sono spinte a frequentarlo. È inaccettabile una diversa condizione tra calcio maschile e femminile, poiché quest’ultimo ha pienamente dimostrato di avere un livello tecnico di grande qualità ed un minor ricorso a simulazioni o a tutti quegli escamotages immorali che possono anche rivelarsi utili, ma non sono per nulla sportivi.

Risultati?

Pallavolo, tennis e padel, sport equestri, atletica e calcio sono le Federazioni con più atlete tesserate. Il primato spetta alla pallavolo, dato che nelle scuole è una normalità che gli insegnanti la prediligano rispetto ad altri sport di gruppo grazie al fatto che si può giocare al chiuso, senza dover subire le bizzarrie del clima. Il calcio sul versante femminile, nonostante gli sforzi degli ultimi anni, ha ancora tanto da recuperare, poiché mantiene la sua peculiarità di disciplina tipicamente maschile.

Se alcuni pregiudizi sono superati, di strada da fare per arrivare ad un “pareggio” tra calcio femminile e maschile ne resta ancora molta.

Vittoria Farè 2I

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