Cos’hanno in comune Miss Universo, episodi di sessismo, diritti delle donne, frodi, patriarcato e criminalità organizzata?

Tutto questo nell’ultima edizione di Miss Universo, un concorso di bellezza che, da sempre, promette alle partecipanti la possibilità di cambiare la propria vita, aprendo le porte a carriere nel mondo della moda, del cinema o della televisione. Quella che dovrebbe essere una celebrazione di talento e determinazione delle donne si è, però, trasformata, involontariamente, in un vero e proprio teatro di scandali e polemiche.

La 74ª edizione di Miss Universo 2025 sembra rappresentare l’immagine del mondo di oggi: una realtà in cui le donne vengono insultate o zittite, quando invece dovrebbero essere sempre trattate con rispetto. Infatti, nella notte tra il 20 e il 21 novembre, Fátima Bosch, Miss Messico, è stata incoronata Miss Universo 2025 a Bangkok. Per lei, questa vittoria è una dolce vendetta in quanto, durante una cerimonia di presentazione, il direttore nazionale thailandese del concorso di bellezza, Nawat Itsaragrisil, ha definito la futura vincitrice «stupida» davanti alle telecamere ed ha minacciato di squalificarla dalla competizione.

Il motivo dell’insulto sembra essere il mancato shooting fotografico con gli sponsor da parte di Bosch e il rifiuto di pubblicare sui suoi canali social contenuti pubblicitari, presumibilmente collegati alla promozione illegale di casinò on-line. Disgustata dall’insulto, Bosch si è alzata e ha abbandonato la cerimonia, seguita in segno di solidarietà da altre concorrenti. L’azione è stata definita da molti “un esempio di come le donne debbano reagire di fronte alle aggressioni”, che non devono mai essere tollerate. Miss Universo ha sempre rappresentato e deve continuare a rappresentare una piattaforma per lo sviluppo dei diritti delle donne, affinché possano far sentire al mondo intero la loro voce, le loro aspirazioni e le loro capacità.

In seguito a questo episodio condannato dai social-media e dalle testate giornalistiche e televisive di tutto il mondo, alcune ex Miss Universo hanno rinunciato al titolo, dissociandosi dai risvolti poco chiari dell’organizzazione del concorso ed impegnandosi nella lotta per l’emancipazione e l’uguaglianza delle donne, per contrastare fortemente la corruzione e la mancanza di trasparenza dell’ultima edizione del contest.

Per riparare all’offesa a Miss Messico, sembra che l’organizzazione abbia manipolato le selezioni per farla procedere nella gara, ma questo episodio non è rimasto segreto come ingenuamente si sperava ed ha portato due dei giudici a dare le dimissioni pochi giorni prima della finale.

A questo punto è entrato in scena l’imprenditore messicano e presidente del concorso, Raúl Rocha, attualmente indagato dalle procure internazionali per presunto traffico di droga e armi, oltre che per furto di carburante, riciclaggio di denaro, frodi immobiliari e criminalità organizzata. Secondo alcune fonti, Rocha avrebbe avuto rapporti d’affari con il padre della vincitrice e avrebbe favorito la connazionale truccando le votazioni finali. I media messicani hanno ipotizzato che la nuova Miss Universo potrebbe essere privata della corona a causa delle indagini in corso, per frodi finanziarie e conflitti di interesse.

L’ex Miss Universo 2023, rappresentante del Nicaragua, ha dichiarato che “una corona non dovrebbe costare a una donna la sua dignità”. Ha sostenuto che questi concorsi dovrebbero dare potere, ispirare e promuovere il ruolo femminile nella società, ma che il loro scopo viene tradito “quando si generano dinamiche di potere, umiliazioni o mancanza di rispetto. Miss Universo non vale nulla, se non sostiene ed emancipa le donne che competono”.

Se anche venisse confermato che la nuova Miss Universo fosse coinvolta in traffici illeciti, ciò non giustificherebbe il trattamento vergognoso subito, che non è mai accettabile in alcun contesto, pubblico o privato: il rispetto e la dignità della donna devono venire sempre prima di qualsiasi titolo, riconoscimento o vittoria. Ci si deve anche interrogare sulle finalità etiche di simili concorsi di bellezza, che erano nati nel Primo Novecento con l’intento, neanche tanto velato, di solleticare l’attenzione del pubblico maschile, molto maschilista, dell’epoca. Se le donne desiderano emanciparsi da questi vecchi cliché, non dovrebbero forse essere loro le organizzatrici e le giurate in manifestazioni che, molto spesso, le hanno usate come veri e propri oggetti?

Stella Crosta 1F

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