In una nuova pubblicazione su Nature, i paleontologi Lindsay Zanno e James Napoli hanno annunciato che, dopo un’attenta revisione di alcuni fossili catalogati come di cuccioli di Tyrannosaurus Rex (come il famoso esemplare del Fossile dei dinosauri duellanti), hanno scoperto alcuni tratti morfologici che indicano l’appartenenza a una specie tirannosauride distinta dal famoso “re” dei dinosauri.

Nonostante l’ipotesi della coesistenza di un “minuto” teropode accanto al Tyrannosaurus rex risalga al 1988 (formulata sulla base di alcuni ricatalogati fossili di Gorgosaurus), la maggior parte dei paleontologi ha a lungo ritenuto che si trattasse semplicemente di esemplari giovanili del Re Tiranno e che le differenze fossili fossero dovute all’età o a variazioni individuali. Per molti anni, i sostenitori dell’esistenza di un piccolo predatore come specie indipendente sono rimasti una minoranza all’interno della comunità paleontologica. Eppure, le caratteristiche messe in luce dal nuovo studio sembrano troppo significative per poter essere ignorate.

Per esempio, il Nanotyrannus possedeva circa 30 denti nella mascella superiore e 34–35 in quella inferiore, un numero nettamente superiore ai 25 superiori e ai 30 inferiori del Tyrannosaurus rex. In passato si era ipotizzato che questa discrepanza potesse dipendere dalla giovane età dell’animale, ma il nuovo studio l’ha escluso: le ossa di Nanotyrannus risultano infatti mature, cioè avevano già cessato di crescere, indicando che la dentatura apparteneva a un individuo adulto. Inoltre, anche se i giovani T. rex avessero effettivamente avuto più denti degli adulti, le radici dei denti perduti sarebbero comunque visibili nelle scansioni tomografiche (CT scan), mentre nessuna traccia del genere è mai stata rilevata.

Inoltre, dato che le braccia del Nanot. erano più lunghe di quelle (quasi vestigiali) del T.rex, ne deriverebbe un uso più prominente, benché nelle ossa del nuovo arrivato ci siano segni di una semplificazione delle articolazioni (un terzo dito, vestigiale e parzialmente fuso al resto della mano, di cui rimane distinta solo la prima falange). Indizi di un’evoluzione verso una riduzione funzionale simile a quella osservata nel suo cugino più grande. Anche le gambe erano proporzionalmente molto più grandi, suggerendo uno stile di caccia diverso da quello del suo cugino più maggiore: invece di imboscate e corti sprint veloci, il Nanot. probabilmente cacciava inseguendo a lungo prede veloci che sfuggivano ai predatori più pesanti.

In quanto a dimensioni, il nuovo arrivato è uno dei tirannosauridi più piccoli, specialmente a fine Cretaceo, che era dominato da giganti come il T.rex, il Tarbosaurus e lo Zhuchengtyrannus. Raggiungeva un peso compreso tra i 700 e i 1200 kg (trattasi di misure piuttosto ipotetiche, dato che si basano solo sui 2 esemplari che abbiamo, e appartengono a sottospecie, che seppur molto tassologicamente vicine, sono distinte – N. lancensis e N. lethaeus), cioè circa 10 volte più piccolo dei suoi parenti. Si pensa potesse raggiungere i dai 5 ai 6 metri di lunghezza e un’altezza alla spalla di 2 metri.

La validità di questa nuova specie ridefinisce le nostre teorie sul Nord America del tardo Cretaceo; in particolare sulla formazione Hell Creek, la casa del T. rex e di moltissime specie come il Triceratops, l’Edmontosaurus, l’Ornithomimus e l’Ankylosaurus. Visto che la formazione è uno dei siti di scavo più studiati al mondo, a lungo gli scienziati si sono interrogati sulle dinamiche predatorie dell’habitat, avendovi riscontrato una strana assenza di predatori di medie dimensioni (il Dakotaraptor è un nomen dubium, possibilmente chimerico, e anche se accettassimo la sua validità, l’occupazione di un’intera nicchia da parte di una sola specie in un’ambiente così esteso e diversificato è estremamente sospetta). Ora, invece, sono validate le ipotesi che il Nanot fosse un rivale del T.rex nella caccia delle specie più minute, come gli Ornitomimosauri, i Pachicefalosauridi, alcuni Ceratopsidi e Ornitopodi. Addirittura, si sospetta che anche i cuccioli di T.rex fossero visti come prede: erano più piccoli dei Nanot., mangiavano le stesse prede e, una volta cresciuti, sarebbero diventati pericolosi anche per i Nanot. adulti: eliminarli presto era verosimilmente una priorità (vedasi l’episodio di “Jurassic Fight Club” al riguardo, pubblicato più di 15 anni fa, e che, per quanto presentasse molte inaccuratezze scientifiche, sembra avesse ragione almeno su questo punto). 

La storia del Nanotyrannus è estremamente affascinante: versione rimpicciolita del più famoso dinosauro di sempre, suo competitore, a lungo scambiato per un cucciolo quando in realtà era un killer fatto e finito, capace di uccidere e distinguersi come un abitante di spicco di uno degli ambienti più letali nella preistoria. Dal 1988 (anno della prima ipotizzazione della sua identità come specie separata e non semplicemente cucciolo di un’altra) la sua esistenza divide la comunità scientifica e sembra che finalmente, nel 2025, siamo arrivati a una convinzione univoca.

Andrea Campoli, 4C

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