Ritorna l’ombra che il buio coperse:
passi scavati dalla salattesa.
Cor fermo d’un giorno desiderato,
qualcuno prega, qualcuno si muove.
È l’amato figlio, volto cambiato
che torna al grembo, stravolto, esausto.

Lo cerca chi resta, l’invoca, tace:
un nome su soglie dimenticate,
la voce rotta che ancora vibra,
eco di giorni sofferti che ama.
Il ritorno: un’urgenza che trema,
sfiora la tempesta, ma sa di pace.

Come Penelope, madre del tempo,
la mano, tesse e poi disfa la trama,
non per inganno, ma per fede muta.
Il punto un sogno che non si arrende,
il nodo un forse, il filo l’ancora:
lenta tela evolve per non crescere.

Così si resta, fissando l’assenza,
nutrendo la speranza con il tempo.
Davvero s’ama soltanto chi manca,
un ritorno riaccende il buio,
chi torna trova lacrime cadenti,
più vivo amore di quand’è partito.

Giulia Ghiglioni 4C

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