Il Met Gala, conosciuto ufficialmente come Costume Institute Benefit o Met Ball, è da anni uno degli eventi più attesi e spettacolari nel mondo della moda e delle celebrità. Ogni primavera, le iconiche scalinate del Metropolitan Museum of Art di New York si trasformano in un palcoscenico visivo, dove attori, cantanti, modelle e personalità di spicco si riuniscono per celebrare la moda in tutte le sue forme. Questo evento si distingue per il suo carattere esclusivo e per l’obbligo, da parte degli ospiti, di seguire un tema specifico, reinterpretandolo in modo personale e spettacolare con l’aiuto dei più importanti stilisti a livello internazionale.
Spesso soprannominato gli “Oscar della Moda”, il Met Gala è molto più di un semplice red carpet: è un vero e proprio spettacolo di creatività, di eccessi all’americana, un momento in cui l’arte dell’abito si trasforma in un grande evento mediatico, ma anche in messaggio sociale ed espressione culturale di un popolo non famoso per sobrietà e contegno. Tuttavia, dietro ai flash e agli sfoggi esagerati, c’è un obiettivo concreto e benefico molto serio, perché il Gala ha lo scopo di raccogliere fondi per il Costume Institute del museo, l’unico dipartimento del Met che deve autofinanziare le proprie attività. I fondi arrivano principalmente dalla vendita di biglietti e tavoli, con prezzi che partono da 35.000 dollari a persona e possono superare i 300.000 dollari per un tavolo.
Nel corso degli anni, il Met Gala ha presentato temi che hanno segnato la storia, come Punk: Chaos to Couture, Camp: Notes on Fashion, Heavenly Bodies e omaggi a designer visionari come Karl Lagerfeld, Alexander McQueen e Rei Kawakubo.
L’edizione del 2025 si è davvero distinta per la profondità del tema e per l’impatto culturale e sociale che ha avuto, andando ben oltre l’estetica ed affrontando questioni storiche e identitarie di grande rilevanza. Il tema scelto per quest’anno, infatti, è stato Superfine: Tailoring Black Style, un tributo all’evoluzione della sartoria e dell’eleganza nera, con enfasi su completi, tagli maschili reinterpretati, zoot suits, dandy afroamericani e stile Black Ivy League. È stata una vera celebrazione della figura del Black Dandy, con un’attenzione particolare all’importanza dello stile e dell’abbigliamento nella costruzione dell’identità della diaspora africana, dal XVIII secolo fino ai giorni nostri.
Il titolo della mostra – Superfine – porta con sé un significato doppio. Da un lato, si riferisce a un tipo di lana pregiata, simbolo di sartoria di alta qualità e raffinatezza; dall’altro, è un termine usato nel gergo afroamericano per descrivere qualcuno che è estremamente curato, elegante e sicuro di sé, nonostante nell’Ottocento fosse circondato da tutti i pregiudizi della maggioranza bianca del Paese. In questo incrocio di linguaggi, si può percepire l’essenza del progetto curatoriale: per la cultura nera, la moda non è solo una questione di estetica, ma rappresenta anche una forma di linguaggio identitario e sociale.
Il protagonista indiscusso di questo tema è la figura storica del Black Dandy: un uomo elegante, raffinato e talvolta eccentrico, ma sempre profondamente consapevole del significato del proprio stile. Da Harlem alla Giamaica, passando per Londra e il Congo, per uomini e donne neri la sartoria è stata un mezzo di affermazione personale, di ironia e persino di attivismo.
Questa figura ha radici profonde in contesti storici complessi. Nel Congo coloniale, per esempio, i cosiddetti “sapeurs” – membri della Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes – indossavano con grande orgoglio lo stile europeo come una forma di sovversione e satira contro l’immagine degradante imposta dal colonialismo. In America, durante l’epoca della segregazione razziale, uomini afroamericani vestiti in abiti gessati, scarpe lucide e cappelli eleganti camminavano con fierezza e compostezza, diventando autentiche icone di resistenza culturale.
Il Met Gala 2025 è riuscito a valorizzare e amplificare questa eredità, presentando un tappeto blu notte fiorito, con narcisi bianchi e gialli, su cui la moda non è stata solo uno spettacolo, ma una testimonianza vivente di una lunga storia di eleganza e lotta.
La mostra ha presentato oltre cento abiti creati da stilisti neri, sia contemporanei, sia storici, come Dapper Dan, Patrick Kelly e altri nomi importanti della sartoria afro-diasporica. Non sono mancati abiti d’archivio, tra cui gli iconici zoot suits, che rappresentano veri e propri simboli di ribellione e stile degli anni ’40. La narrazione non si è fermata all’estetica, ma ha esplorato temi profondi come la memoria collettiva, il potere e l’identità.
Quando si parla di un tema così ricco di significato storico, sociale e culturale, è impossibile non guardare i look sul red carpet con occhi diversi. Ogni abito, ogni dettaglio, ogni scelta stilistica può raccontare una storia, trasmettere un messaggio, oppure, se interpretato male, risultare completamente fuori luogo.
PAGELLA:
Colman Domingo – Voto: 10/10
Domingo ha scelto un ensemble di Valentino su misura. Comprendeva una maestosa mantella blu cobalto plissettata, impreziosita da vistose applicazioni dorate sulle spalle, richiamando le iconiche vesti indossate da André Leon Talley. Sotto la mantella, ha rivelato un completo con giacca a quadri e dettagli a pois, un omaggio al Black Dandyism e alla sartoria storica afroamericana. L’attore ha saputo interpretare il tema del Met Gala con eleganza, audacia e profondità culturale. La scelta di Valentino e l’attenzione ai dettagli hanno reso la suo una delle più memorabili scelte estetiche della serata.

Teyana Taylor – Voto: 9/10
Teyana ha scelto un ensemble ispirato allo stile zoot suit, caratterizzato da un completo a righe rosse e nere, con un gilet rosso e una lunga cappa drappeggiata. A completare il look, un cappello a cilindro di stampo ottocentesco, con piuma, guanti rossi in pelle e un bastoncino da passeggio (originariamente utilizzato solo dagli uomini, circa fino a prima della Seconda Guerra Mondiale), simbolo di potere e di stile. E’ parso straordinario il modo in cui ha reinterpretato il Black Dandy in chiave femminile, con potenza e teatralità.

Jonathan Bailey – Voto: 8/10
L’attore britannico ha scelto un completo sartoriale realizzato su misura da Loewe e caratterizzato da una giacca in doppiopetto bianca, con rever in raso nero e pantaloni neri. A sostituire la tradizionale cravatta, ha indossato una peonia in metallo dipinta a mano. Inoltre, un piccolo fiore dello stesso stile era nascosto nel taschino dei pantaloni, visibile solo quando la giacca venisse aperta: un dettaglio apprezzabilmente originale.

Zendaya – Voto: 6.5/10
L’attrice ha scelto un completo bianco fatto su misura, composto da una giacca in doppiopetto rastremata ai fianchi, pantaloni a gamba larga un po’ troppo stretti sul ginocchio, un gilet e una cravatta, abbinati ad un cappello molto ampio, ma non rigido come quello usato da Melania Trump durante la recente cerimonia di insediamento dell’ingombrante marito. Il suo look ha saputo unire eleganza, audacia e significato culturale ma, nonostante ciò, è parso un po’ troppo europeo nel bon ton che voleva dimostrare.
Shakira- Voto: 5/10
L’abito rosa scelto da Shakira presentava degli originali tagli a clessidra sui fianchi e una gonna stretta, corredata da una larga coda a sbuffo, che le facesse come da sfondo, in un effetto sicuramente scenografico di derivazione settecentesca. Per completare il look, ha indossato guanti neri trasparenti a pois ed un pendente rosa, abbinato al suo trucco delicato e ai capelli biondo miele lasciati sciolti in onde morbide. La cantante ha diviso, però, il pubblico perché, pur indossando un abito spettacolare, era comunque una creazione non adatta all’occasione, dato che non aveva alcun collegamento evidente con il tema dell’anno e ricordava troppo quello del famoso film di Marilyn Monroe, iconizzato dalla canzone sui diamanti.

Giulia Cristina e Arianna Rusconi 3C


















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