Nel Canto 28 dell’Inferno, Dante fronteggia una scena orribile nella IX Bolgia dell’VIII Cerchio, dove sono puniti i seminatori di discordia. Sono dannati mutilati e squartati da un diavolo armato di spada, che mostra le loro ferite a chi li osserva.
Il passo si apre con lo sbalordimento del poeta, che dichiara l’insufficienza della propria parola per rappresentare pienamente l’orrendo spettacolo dei corpi mozzati, poiché anche mostrando tutti i morti e feriti delle innumerevoli guerre che hanno insanguinato il sud Italia non si darebbe un’idea di quanto si vede nella Bolgia. Sarà descritto in termini volutamente aspri e crudi.
Chi poria mai pur con parole sciolte
dicer del sangue e de le piaghe a pieno
ch’i’ ora vidi, per narrar più volte?
S’el s’aunasse ancor tutta la gente
che già in su la fortunata terra
di Puglia, fu del suo sangue dolente
A differenza dei canti precedenti, monografici e dedicati ognuno a un personaggio, il XXVIII presenta una serie di dannati che costituiscono esempi, più o meno noti, di seminatori di discordia, ovvero di coloro che hanno creato ad arte divisioni, soprattutto in campo religioso e politico.
Dante viene colpito da un dannato tagliato dal mento sino all’ano, le interiora gli pendono tra le gambe e sono visibili il cuore e lo stomaco, proprio come una botte che ha perso le doghe del fondo. È Maometto, che avanza lamentandosi e aprendosi il petto, invitando Dante a guardare. Viene descritto in termini volutamente crudi e volgari, includendo macabri dettagli delle sue mutilazioni.
Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com’io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.
Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e ’l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.
Dante lo include tra questi peccatori basandosi su una diffusa credenza Medievale che lo considerava un rinnegato, come se avesse provocato uno scisma all’interno del cristianesimo, se non addirittura un prelato cristiano offeso per non essere diventato papa. La sua colpa è, dunque, quella di aver lacerato sanguinosamente l’unità originaria del mondo cristiano, causando guerre e uccisioni di cui ora sconta la pena.
Inoltre, indica il dannato che lo precede come Alì, tagliato dal mento alla fronte; dopodiché chiede a Dante chi sia e perché indugi sul ponte invece di sottoporsi alla pena. In sua vece gli risponde Virgilio, spiegandogli che Dante è vivo e non un dannato, mentre lui ha il compito di guidarlo vivo all’Inferno per mostrargli le pene dei peccatori.
Sentite queste parole, Maometto rivolge a Dante una profezia: gli dice di ammonire fra Dolcino a procurarsi molti viveri, se non vorrà che la neve lo costringa ad arrendersi ai Novaresi che lo assedieranno. Dice queste parole tenendo il piede sospeso in aria, per produrre un’immagine tipica della scultura e della pittura, stonata rispetto alla situazione, ma poi ripresa in seguito nella letteratura. Terminato di parlare, compie il passo e si allontana.
Si avvicina un altro dannato, con la gola squarciata, il naso mozzato e un solo orecchio. Dopo aver notato Dante, emette la voce attraverso la ferita nel collo e si presenta come Pier da Medicina, un uomo originario della Pianura Padana, che racconta a Dante di averlo conosciuto quando era ancora vivo sulla Terra. Gli chiede di avvertire due nobili della città di Fano, Guido del Cassero e Angiolello da Carignano, riguardo al fatto che saranno traditi e gettati fuori da una nave, per poi essere uccisi vicino a Cattolica. Questo tradimento è opera di un malvagio tiranno, Malatestino da Rimini, che li attirerà in un tranello, facendo credere di voler parlare con loro, e poi li ucciderà prima di arrivare a Focara. Pier sottolinea che una simile infamia non si è mai vista nel Mediterraneo.
Dante, incuriosito, gli domanda chi sia il dannato che si lamenta di aver visto Rimini. Pier gli indica un altro dannato, che, afferrandosi la mascella e aprendo la bocca, gli mostra la lingua mozzata: è Curione, un uomo che fu esiliato da Roma e che si unì a Cesare durante la guerra con Pompeo. Curione, nel passato, aveva spinto Cesare a varcare il Rubicone. Dante osserva che ora sembra sbalordito, poiché la sua lingua, che in vita usava per parlare così prontamente, gli è stata tagliata. Simbolicamente, ci mette in guardia dalle troppe parole vane che pronunciamo “solo perché abbiamo la lingua”.
Subito dopo, si avvicina un altro peccatore, la cui colpa fu quella di aver deciso l’uccisione di un nemico della sua consorteria, un atto che ha causato gravi conseguenze per tutti i Toscani. Il dannato, Mosca dei Lamberti, alza i suoi moncherini e lascia che il sangue gli cada sul volto. Dante aggiunge che, a causa di questo peccato, la famiglia di Mosca è stata cancellata da Firenze, e il dannato si allontana triste e sconvolto.
Quindi Dante si ferma per un attimo a osservare la scena e si rende conto di quanto spaventoso sia ciò che sta vedendo. Si sente in qualche modo confortato dalla sua buona fede e dalla consapevolezza di aver visto tutto con i propri occhi, finché scorge un dannato che avanza lamentandosi e che tiene la sua testa in mano per i capelli, come se fosse una lanterna. Dante dice che sembra essere due persone in una, una condizione che solo Dio può spiegare. Quando il dannato arriva sotto al ponte dove si trovano Dante e Virgilio, alza il braccio con la testa e dice a Dante di osservare la sua pena, che è più terribile di qualunque altra. Si presenta come Bertram del Bornio, colui che seminò discordia tra il re d’Inghilterra Enrico II e suo figlio, il giovane re Enrico III. Per aver diviso queste due persone così unite, ora Bertram è condannato a portare la testa separata dal corpo. Infine, invita Dante a riflettere sulla sua pena come esempio del contrappasso, la legge che applica una punizione simile al peccato commesso. Questa brutale immagine tornerà, com’è noto, nella Letteratura Inglese e nella conseguente linea cinematografica.
Il canto 28 dell’Inferno si conclude con una scena drammatica in cui Dante e Virgilio, dopo aver assistito alla violenta punizione dei seminatori di discordia, si allontanano dalla bolgia. Dante è profondamente scosso e si appresta a proseguire il cammino verso il prossimo girone.
Anna Luoni 3C


















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