A noi che sentiamo intensamente, oggi la società non dà mai tempo di fermarci a respirare e a riflettere. È sempre tutta in movimento… come un treno-missile futurista… che, però, non mira dove andrà a finire.

Inciampi, ti fai male alla gamba, qualcuno lo nota, ma volta lo sguardo dal’altra parte. Tutti vanno sempre troppo avanti, devi farlo pure tu, se non vuoi rimanere indietro, bloccato nell’intertempo.

Ad ogni passo, il dolore si fa sempre più intenso. Non sai dove sia di preciso, perché non c’è traccia di una ferita concreta e tangibile. Non ricordi cosa abbia procurato un dolore tanto grande.

Chiedi aiuto, ti viene offerto un cerotto e ti viene asciugata una delle molte lacrime. Bello, no? Essere finalmente visti… invece di sentirsi sempre trasparenti.

Ma il dolore non passa, rimane celato dietro a quel cerotto aggrappato a un muro di burro, pronto a sciogliersi e a cedere in ogni momento.

Sai che, se chiedessi aiuto un’altra volta, saresti solo un fastidio, un peso, e il problema non si risolverebbe comunque.

”Non esagerare – ti dicono – non è così grave da dover andare da un medico”.

Forse hai ragione tu: forse sto solo esagerando, qui da solo.

Provo ad anestetizzare il dolore in ogni modo, ma ogni volta sembra farmi male un po’ di più della precedente. E la sofferenza lavora in silenzio, per poi tornare a frasi sentire ancora più forte…

Finché arriva il momento in cui, dopo tutto lo sforzo, quella gamba cede, e tu con lei. Ora ti accorgi che non la puoi più ignorare.

Stai bene? Aspetta, non muoverti, ti porto subito da un medico”.

Finalmente le tue lacrime non vengono più asciugate, ma accolte. I tuoi pianti non vengono più sopportati, ma ascoltati. Hai sofferto ed ora porti per un po’ una bella cicatrice evidente. Potrai finalmente tornare a sorridere?

La verità è che non dovresti mai aspettare di toccare il fondo prima di poter risalire in superficie.

Stephanie Omamegbe 4A

 

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