Dante prosegue il suo cammino lungo il corso del Flagetonte, finché incontra delle anime nude, irriconoscibili per il loro cotto aspetto, che camminano sopra ad uno spiaggione rovente, colpite da una pioggia di fiamme.
Si trova nel Settimo Cerchio dell’inferno, quello dei violenti; più precisamente nel terzo girone, dove sono stati collocati i violenti contro Dio, la natura e l’arte. Questo è il luogo dei sodomiti, ossia di coloro che hanno peccato praticando il sesso contro natura, non a scopi riproduttivi come, invece, accade a tutti gli altri esseri animati.
Il termina sodomita deriva dalla storia dell’antica città biblica di Sodoma che, secondo i capitoli 18 e 19 della Genesi, venne bruciata da Dio a causa della larga pratica di questo “vizio”.

Il sole spuntava sulla terra… quand’ecco, il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore.

Genesi 19: 23-29


Si può, quindi, affermare che la pena che gli è stata attribuita derivi puntualmente da questo passo e che appaia come una delle più tipicamente infernali nell’immaginario collettivo di ogni epoca.
La bravura di Dante scrittore è stata quella di riuscire ad unire questa allegoria ad una tecnica molto utilizzata nel corso di tutto il poema: la legge del contrappasso. Si tratta di assegnare una condanna per analogia al crimine commesso; infatti, dato che i Sodomiti sono andati contro natura, la natura per analogia cade su di loro sotto forma di fuoco anziché d’acqua.
Il movimento contro natura dell’acqua è servito allo scrittore stesso per attraversare il girone senza bruciarsi. Il liquido, infatti, sotto forma di vapore, s’innalza e crea una barriera, che non permette la penetrazione delle fiamme di fuoco al suo interno.

Durante il percorso, una delle anime nude riconosce il poeta: è il suo antico maestro, Brunetto Latini. Dante personaggio finge di stupirsi di vederlo tra i dannati, poiché lo ha sempre considerato come un idolo da cui prendere spunto e, proprio per questa sentita devozione, durante la narrazione ne rievoca l’immagine paterna di quando gli insegnava a Firenze.
La sua collocazione negli inferi, dopo tutti gli elogi, dimostra un contrasto netto tra i meriti terreni e la giustizia divina, implacabile con chi si è macchiato di “gravi colpe” senza pentirsene mai.

Dopo un preambolo in cui il maestro vuole sapere cosa ci faccia il discepolo nel mondo dei morti nonostante sia ancora vivo, ser Brunetto si sente in dovere di avvertire Dante dicendo: “La tua fortuna tanto onor ti serba, che l’una parte e l’altra avranno fame di te”.
Gli consiglia, cioè, di stare attento perché, sia i suoi amici, i guelfi bianchi, sia i suoi nemici, i guelfi neri, nutrono verso di lui una profonda invidia, che gli avrebbe causato del male. E’ una tra le tante profezie post-eventum all’interno della Commedia. Brunetto gli racconta di un evento futuro ai tempi della narrazione, che in realtà è antecedente all’ambientazione del poema, ma che serve a rendere più realistico e sacro il viaggio oltretombale, dato che solo Dio può conoscere il futuro degli uomini.

Dante ringrazia il maestro e lo tranquillizza, dato che ormai si ritiene resistente di fronte ai capricciosi mutamenti della fortuna. Il termine può sembrare un po’ un controsenso, perché i cristiani non credono nella sorte, quanto piuttosto nell’intervento divino e nel libero arbitrio. Dante, invece, per il solito principio medievale della Reductio ad Unum, associa la fortuna alla Provvidenza, rendendola un’intelligenza celeste governata da Dio e distributrice dei beni secondo il suo volere imperscrutabile.
Con questa frase vuole sottolineare che, da buon credente, accetta il proprio destino dato che si verifica per un motivo ben definito e superiore alla mente umana.

Prima di lasciare il discepolo, Brunetto Latini gli rivela il nome di alcuni sodomiti: due grandi maestri di grammatica e giurisprudenza, Prisciano di Cesarea e Francesco d’Accorso, ed un ecclesiastico, Andrea de’ Mozzi. Succede sempre per non far apparire troppo solitarie le figure con le quali il protagonista si intrattiene via via.

Infine Brunetto lo saluta raccomandandogli di tramandare la sua opera, il Tesoretto ed il Tresor, e s’affretta a rincorrere la sua sua schiera, che ormai si era allontanata.

Dato che Dante stima molto il suo maestro, elogiandolo e ringraziandolo in tutto il canto per ciò che gli ha insegnato, viene scontato chiedersi il motivo per cui lo colloca nel Settimo Girone dell’inferno. Nel corso dei secoli, infatti, gli studiosi della Divina Commedia hanno dibattuto sul motivo per cui abbia messo i sodomiti all’interno dell’inferno, se per una questione esclusivamente ecclesiastica o per una questione anche morale.
Non viene nascosto che la Chiesa, fin dall’antichità, non abbia mai accettato l’omosessualità e, quindi, vi si sia opposta, condannandola apertamente. In Italia ci fu una maggiore tolleranza rispetto ad altri paesi esteri, come l’Inghilterra, dove venne addirittura perseguitata, con anche la pena di morte.
Molti ritengono che la colpa di essere andati contro natura sia un’allegoria per indicare che si sono opposti alla parola di Dio, scritta nella Bibbia, dal momento che il cristianesimo è una delle tre religioni chiamate “del Libro”, perché il messaggio divino viene veicolato per mezzo di una scrittura rivelata. La sodomia viene condannata sia nel Vecchio, sia nel Nuovo Testamento: nel passo della Genesi citato e nei vangeli di Luca e Matteo.

E se alcuno non vi riceve, né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità io vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.

Matteo 10: 14-15


Ma in qualunque città sarete entrati, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: Perfino la polvere che dalla vostra città s’è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro a voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio s’è avvicinato a voi. Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.

Luca 10: 10-12

Una prima tipologia di studiosi pensa che la loro sistemazione derivi da un fattore etico e morale, oltre che religioso. Una seconda ritiene che Dante abbia seguito solamente delle regole emanate dalla Chiesa cristiana, senza esserne a favore o contro.
A sostegno di questa tesi, si può osservare come non tutti i sodomiti siano collocati all’inferno, poiché un gruppo è stato posizionato nella parte alta del purgatorio, dato che si è pentito di questa “colpa” prima di morire. Viene quindi considerato da Dante un peccato di lieve entità.
Inoltre, quando nomina alcuni dei peccatori, li indica come uomini sapienti e giusti, dicendo che solitamente solo gli ecclesiastici e gli studiosi di alto livello commettono questo traviamento, inconcepibile da menti rozze o primitive.
Infine, fa parlare i sodomiti con una lingua alta e colta, al contrario degli altri dannati, perché è convinto che, come dice Francesco da Bruti, uno dei commentatori antichi di Dante, “l’uomo vizioso di qualche peccato può avere virtù in sé, per le quali merita onore e rispetto” e che Dante, con ser Brunetto, aveva “onorato la virtù che era in lui, lasciando il vizio”.
Si può pertanto affermare che Dante si svincolava dalle idee dell’epoca, reputando che il giudizio divino non coincidesse con il valore intellettuale di un’anima. È il primo nella storia della letteratura a dubitare, anche se indirettamente, della parola di Dio.


Nel mondo a noi contemporaneo, tuttavia, la situazione della sodomia è cambiata?
In effetti, si sta ancora lottando per cercare la parità di trattamento tra eterosessuali ed omosessuali. In molti paesi si è molto vicini, come in Francia e in Spagna, dove ne è stato addirittura legalizzato il matrimonio; in altri invece si è molto lontani, come negli Emirati Arabi, dove questa pratica viene ritenuta illegale e, per questo, perseguitata.
In Italia è stata legalizzata il primo gennaio 1990, anche se non totalmente. Le persone, spesso, si sono nascoste a livello sociale per paura dei giudizi altrui. L’accettazione vera e propria all’interno della società è avvenuta solo più tardi. Il Decreto Legislativo n. 216 del nove luglio 2003 ha posto fine, almeno sulla carta, alle discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale in ambito lavorativo, che sono diventate illegali in tutto il Paese.
Anche in ambito ecclesiastico si stanno vedendo dei notevoli progressi. Proprio recentemente è uscita una nuova regola dalla Chiesa che accetta i sodomiti non solo nella società, ma anche nella comunità ecclesiastica. I vescovi italiani hanno indicato che i ragazzi con tendenze omosessuali possono essere ammessi a funzioni di culto, a patto che restino casti.
Sembra il primo passo per eliminare le residue differenze presenti nella collettività, sia a livello concreto che ideale.

Gustave Doré 1885

                                              Giulia Monolo 3C

 

 

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