All’arrivo della carrozza all’osteria della “Malanotte”, Lucia vede dallo sportello una vecchia che sussurrò al Nibbio gli ordini dell’innominato. Sentendo una voce femminile, si rallegrò e parlò alla vecchia, che le rispose sempre in modo garbato e gentile, e questo serviva a far capire agli altri Bravi che Lucia doveva essere trattata come un’ospite.

Loro le dicono di seguire la vecchia entrando nella portantina, che è una specie di barella, ma lei all’inizio si rifiuta e grida; perciò il Nibbio la minacciò e lei, spaventata, decide di obbedire.

importante è la figura della vecchia, che Manzoni mostra come un personaggio neutrale ma, dietro la sua figura, c’è una storia che si collega soprattutto al male d’essere dell’Innominato.

La vecchia era moglie di uno sgherro dell’Innominato ucciso durante una battaglia. L’Innominato lo vendicò uccidendo colui che fece quell’oltraggio e da quel momento la vecchia “schiava” lavorò nel suo castello come cuoca, dottoressa e domestica. Si nota soprattutto come la vecchia abbia paura del padrone e il suo attaccamento a beni mondani, come il cibo, in cui si ricorda la cena che lei loda.

Nel frattempo, mentre la vecchia parlò con Lucia, il Nibbio andò nel castello per parlare con l’Innominato che, ormai troppo ansioso di risposte, lo convocò subito al suo arrivo.

Il Nibbio gli disse che l’operazione ebbe successo e che, secondo lui, visto che Lucia gli aveva suscitato compassione, sarebbe stato meglio non averla mai incontrata.

L’innominato, stupito, gli disse se sapesse realmente cosa fosse la compassione, dopo tutti gli omicidi che aveva commesso.

Il Nibbio, allora, rispose che la compassione è come la paura, che in uomo deve essere assente.

L’innominato, a tali parole, rimase sorpreso, perché per lui la faccenda sarebbe stata semplicissima: avrebbe dovuto solo consegnare Lucia a Don Rodrigo il giorno seguente e chiedere qualcosa in cambio, ma Manzoni valorizza le parole del Nibbio perché saranno proprio queste a cambiare l’Innominato che, colto dalla curiosità, decide di andare a trovare Lucia, che per lui era soltanto una campagnola come tante.

Da qui e fino alla fine del capitolo, pian piano, l’Innominato cambia radicalmente: si indebolisce, ripensa a tutto quello che aveva commesso e questa mutazione Manzoni ce la fa capire perché, come successe al Nibbio, anche lui vedendo Lucia, il simbolo della speranza, si rincuora.

Prima dell’arrivo dell’Innominato, Manzoni fa partire un discorso tra Lucia e la vecchia: sono in una stanza con all’interno un tavolino e una sedia in cui è seduta Lucia e questo è un riferimento al Pitocchetto, che è l’autore di un dipinto intitolato “I calzolai”, in cui ci sono questi calzolai che da seduti lavorano i tessuti. Il tavolino è colpito da una forte luce e questo fa capire che la speranza non è ancora finita. La vecchia rassicura Lucia e le ribadisce di stare calma, ma lei non ne vuol sapere, continua a pregare il nome di Dio e qui parte una metalessi (intrusione del narratore) che ci dice che le persone, in momenti deboli, chiedono sempre l’aiuto divino.

La vecchia nel parlare fa sempre errori grammaticali, perché sia chiaro a tutti i lettori che non è una persona colta.

Incontrata Lucia, l’Innominato le dice, dopo esser stato “ammaliato” dalle sue virtù, che il giorno seguente avrebbe deciso cosa fare di lei.

Durante la notte l’Innominato mostra il suo tormento interiore, ma soprattutto la sua paura di non tornare più come prima, poiché pensa anche, in alcuni attimi, di liberare Lucia e sembra sottoposto al giudizio di Dio.

Infine, in questo capitolo ha estrema importanza il riferimento al Macbeth di Shakespeare, perché l’Innominato nella sua tragica notte si sente quasi dire la frase “Tu non dormirai”, che Macbeth, dopo aver assassinato il re Duncan, si era sentito dire con orrore a suo tempo.

Eugenio Sollami 2F

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