Fin dove può arrivare la giustizia? A che punto deve essere “fermata”? Verrebbe istintivo dire che non si può evitare a qualcuno un processo giudiziario, sia egli presidente, ministro o parlamenta-re, anche se questa posizione si fonda sulla certezza che i giudici siano sempre esenti da influenza politica. È invece risaputo che a volte i giudici si lascino orientare proprio da ciò, ma soprattutto che possano essere costretti da un governo autoritario a condurre processi solo per demolire ed eliminare la figura di un rivale politico. Ecco perché è stata inserita negli articoli 68, 87 e 96 della Costituzione l’immunità rispettivamente peri parlamentari, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri stessi.
È proprio il caso della denuncia al Ministro dell’Interno Matteo Salvini per presunto sequestro di persona aggravato da abuso di ufficio, in cui bisogna distinguere l’essere processati o condannati per le azioni politiche dal semplice crimine. Ritornando all’accusa, il 16 agosto 2018 alla nave della Guardia Costiera Italiana Diciotti venne impedito di sbarcare gli immigrati che aveva a bordo su ordine del vicepremier leghi-sta. In seguito il PM di Agrigento Patronaggio visitò la nave e definì la situazione critica, infatti pochi giorni dopo vennero fatti sbarcare i minori e successivamente il resto dei migranti a bordo. La vicenda ovviamente non fini così per Salvini: gli fu consegnata una lettera, prontamente aperta in diretta Facebook dove gli comunicarono la denuncia.
Esplose il dibattito: mentre la destra sosteneva uno dei suoi uomini di punta, il PD ne condannava l’operato. Qui si può notare un tema dato per scontato dalla cronaca e ignorato dai più: il fatto che la queste votazioni siano pesantemente influenzate dall’appartenenza politica dell’accusato. Non si giudica l’atto commesso, ma il suo partito. Ciò però è difficilmente evitabile, poiché non si può rimettere ciò in mano alla magistratura(la legge diventerebbe inutile) né trovare membri neutri, poiché non si può chiedere a cittadini comuni, che avranno comunque una loro fede politica, di esprimere un giudizio spesso difficile, che richiede conoscenze in materia.
D’altra parte chiedere a dei professori universitari o a giuristi sarebbe ugualmente inefficace, perché facilmente corrompibili da una dittatura. Forse l’unico veramente neutro sarebbe il Presidente della Repubblica, però così facendo si rischierebbe di far diventare la sua figura troppo importante nel garantire il rispetto della Costituzione, dandogli troppi incarichi. E per questo il Movimento 5 Stelle è sempre stato contro questa legge, dichiarando che ormai era diventata solo un privilegio dell’élite e non un meccanismo di difesa da un governo autoritario. Però, trattandosi del prezioso alleato di Governo, forse un’eccezione si può fare, no?
Infatti tra i grillini si è diffuso un atroce dubbio: dare il via libera al processo, ma compromettere seriamente le relazioni con l’alleato di governo e rischiare la fine dell’esecutivo, con una probabile vittoria del centrodestra alle rielezioni, o agire contro il proprio programma, ma mantenere intatta l’alleanza. Salvini è riuscito a creare spaccature nel Movimento 5 Stelle, mai veramente compatto sul piano etico, grazie alla sua propaganda e alle sue azioni. Inoltre con la “chiusura dei porti” è riuscito a portarsi in vantaggio col centrodestra sui 5 Stelle, avendo così di fatto il coltello dalla parte del manico, nonostante avesse firmato il contratto di governo con il 17% dei voti. Allora i pentastellati, pur di rimanere fedeli a uno dei principi fondanti del movimento grillino, ricorrono alla piattaforma Rousseau e alla democrazia diretta per stabilire la linea del partito. Si rivela così nuovamente il grande difetto dei grillini: l’essere “soltanto” un’assemblea di gente onesta che chiede più trasparenza al governo e più attenzione agli italiani, che, pur avendo fini più che lodevoli, non ha solide basi etiche che permettano a questa ascendente e affermata forza politica di restare compatta.
Tuttavia gli intoppi non finiscono qui: il quesito posto agli iscritti al blog non è affatto chiaro e sembra un continuo tentativo di far votare il no all’autorizzazione a procedere, ovvero il sì. A parte la confusione su questo argomento, l’azione di Salvini viene presentata come necessaria e fatta soltanto secondo interessi politici, quindi è logico votare sì, cioè il no al processo. Ma incredibilmente (o forse no) i pentastellati sottovalutano la portata dell’atto di Salvini: infatti non stiamo parlando di reati minori, ma di confinamento e privazione di libertà personale prolungata su territorio italiano, un reato grave in cui si violano le libertà fondamentali dell’essere umano. Quindi la domanda doveva soppesare i due fattori: è più importante l’aver agito in base a interesse politici o l’aver commesso un reato?
Ormai la nostra politica è diventata di convenienza: non si agisce in base a principi etici profondi, che se ci sono spesso non vengono nemmeno dichiarati se non totalmente ignorati, ma a ciò che attrae più elettori. Il simbolo di ciò è il diffondersi della narrativa dell’Europa cattiva che mette limiti ovunque e che non vuole che l’Italia si sviluppi, o il complottismo diffuso dove tutto ha fini oscuri tranne l’operato del proprio partito. Contro ciò bisogna creare dei nuovi e solidi ideali, che guidino le scelte politiche, e occuparsi dei problemi più urgenti: mafia, corruzione ed evasione fiscale. Ma, cosa ben più importante, non bisogna colpevolizzare classi in minoranza (stranieri) dei problemi italiani e soprattutto non bisogna far pagare a minori e adulti indifesi la nostra politica, qualunque essa sia.

Mathias Caccia 2A

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