Supponiamo che, per assurdo, i social-media (da Whatsapp ad Instagram o Snapchat) scomparissero, cessando simultaneamente ed improvvisamente di esistere: cosa succederebbe a ciascuno e alla società? Cosa e come il mondo cambierebbe? Dato che quasi tutti noi ci lasciamo sedurre dalla “grande macchina” che è Internet (di cui i social costituiscono una parte considerevole) siamo abituati a considerarlo un aspetto concreto della nostra vita che, anche se si fatica ad ammetterlo, permea pressoché ogni parte della nostra esistenza. Gioie, dolori, successi, fallimenti, insicurezze speranze e paure di quasi otto miliardi di persone nutrono questo sistema. Quindi, se venisse meno, sarebbe sciocco pretendere che queste otto miliardi di vite non cambino. Il modo di conoscersi potrebbe costituire un buon esempio: quante persone, prima ancora di scambiarsi i numeri di telefono, condividono il nome del loro account Instagram? Quanto spesso usiamo un reel che ci ha fatto ridere per rompere il ghiaccio con qualcuno? Quante relazioni sono iniziate per un commento sotto ad un post? Proprio con i post, i reel e i commenti, intere generazioni hanno messo a nudo se stesse, rivoluzionando anche il concetto di privacy.

Prima del “boom social”, era facile tenere per sé certi sentimenti e certe vicende personali, mentre adesso districarsi fra ciò che si può e ciò che non si può dire diventa sempre più complesso. Senza i social, l’Umanità continuerebbe a cercare questa comunione, questo senso di unità? Un tale cambiamento sarebbe positivo o negativo per le persone?

Diversi studi autorevoli e, più in generale, l’esperienza dell’utente medio rivelano, infatti, come degli strumenti, apparentemente utili ad unire le persone in tutto il mondo, siano in realtà motivo, almeno in alcuni casi, di un senso sotterraneo e sottovalutato di solitudine, di isolamento o, perfino, di disagio, producendo nell’individuo ansia, dipendenza e, talvolta, anche depressione (non solo nei giovani, come si è abituati a pensare, ma anche negli adulti, che spesso hanno più difficoltà dei “nativi digitali” a resistere alla tentazione del doomscrolling).

A questi problemi si aggiunga, ad esempio il fatto che, soprattutto i giovani, si stiano sempre più allontanando dal mondo della stampa e delle testate giornalistiche per conoscere le notizie, affidandosi invece a mezzi quali l’IA e gli influencers, i quali ricoprono un ruolo sempre più importante nella vita dei ragazzi, imponendosi come esempi di vita ed arrivando perfino, certe volte, a contrastare il potere e l’esempio dei genitori. Infatti diffondono su Internet l’idea di una “vita perfetta”, fatta di viaggi, feste e corpi scultorei, contribuendo a produrre negli utenti meno colti, che si confrontano con tali esempi, il disagio e la grande insicurezza già citate.

D’altro canto, i social hanno anche molti aspetti positivi e, soprattutto, è assolutamente lodevole l’idea di unire le persone, che siano vicine fisicamente o lontane. Il bene o il male delle cose sta, come sempre, nel modo in cui si utilizzano.

Un rapporto sano con i social dovrebbe, perciò, seguire alcuni principi di base, come limitarne l’utilizzo quasi interamente alle persone che si conosco nella vita reale, o cercare di contenerne l’uso a momenti isolati all’interno della giornata, magari come intermezzo ad attività più pesanti cognitivamente. Se impiegati in questo modo, possono davvero costituire una risorsa; tuttavia, anche così il pericolo di venire “risucchiati” dal “gorgo social” (il gouffre di cui già trattava Baudelaire in tutt’altra epoca) sta sempre dietro l’angolo e spesso sono solo la volontà e la consapevolezza del rischio a “riportarci indietro”. In verità vengono aiutate non poco dalla propria indole le persone introverse, poiché preferiscono, dopo un po’, ritornare a se stesse, a quello che sentono e a quello che hanno da dire. Ci sono diverse altre applicazioni sul cellulare che dovrebbero ricoprire un ruolo molto importante nella vita, prima fra tutte Spotify.

Se non sono i social di per sé il problema, forse, più di altri, sono strumenti che è facile utilizzare male, diventando dannosi soprattutto per la nostra tranquillità mentale.

Viola Mascarello 1F

(con la supervisione spirituale del prof. Vito Curatolo)

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