Come già preannunciato dalla campagna elettorale americana, si aspettano drastici cambiamenti a livello commerciale, poiché pare verranno imposti ulteriori dazi sulle merci provenienti da Cina, Messico, UE e dai paesi del BRICS. Ma più preoccupante è il rimpatrio di molti immigrati residenti negli USA, incondizionato dalla loro criminalità.

  • Dazi

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che imporrà tariffe del 100% ai paesi Brics, se creeranno una loro valuta o daranno sostegno di qualsiasi tipo a un’altra valuta per sostituire il dollaro statunitense. Anche se dovessero riuscirci, gli stati con cui collaborerebbero saranno tassati allo stesso modo.

Con l’inizio del suo secondo mandato, si è iniziato a parlare di ulteriori dazi su svariati tipi di merci estere; tuttavia non vengono criticati o accolti in maniera sfavorevole, poiché sia gli USA sia l’UE se ne servono, soprattutto l’UE per la competizione tecnologica con la Cina.

Generalmente si parla di dazi pari al 60% sulle merci provenienti dalla Cina ed al 20% per i partner commerciali, compresa, appunto, l’UE: un esempio sono le importazioni d’acciaio e alluminio, tassate al 25% e al 10%. Questi dazi sono, appunto, parte di un’idea di costruire un protezionismo a livello globale e, in questi casi, anche rimanere passivi può portare a pesanti conseguenze.

Una soluzione ai dazi, ancora però non attuata, sarebbe quella di imporre annualmente un pagamento di 4.8 miliardi di dollari statunitensi da parte dell’UE.

Ciò che appare, però, più preoccupante non sono le singole argomentazioni sull’effetto non inflazionistico dei dazi o sul contenimento dell’instabilità sui mercati finanziari, ma una visione quasi esclusivamente macroeconomica, che dà scarso peso alla dimensione “micro”, alla eterogeneità tra le imprese, tra quelle grandi, dalle cui strategie di prezzo dipende in buona parte la dinamica dell’inflazione, e quelle piccole, che la subiscono.

L’attenzione ai problemi di disuguaglianza è sostanzialmente assente ed il livello di benessere di questo unicum e la sua capacità competitiva dipendono sostanzialmente dal costo dello Stato, dal peso che la sua burocrazia impone agli individui. Quindi, ai dazi si deve affiancare una politica di deregolamentazione e di riduzione del ruolo dello Stato nell’economia, che si immagina benefica per tutti i cittadini statunitensi.

  • Espulsioni

Come annunciato, le retate anti-immigrati imposte da Donald Trump hanno fatto irruzione nella Grande Mela, a lungo la più simbolica delle “città santuario” statunitensi.

Il sindaco democratico si era mobilitato per dare assistenza ai nuovi arrivati; tuttavia, di fronte al lievitare della spesa e alle relative critiche di una parte dell’opinione pubblica, ha iniziato a fare marcia indietro. Tanto che, dopo l’elezione di Trump, ha garantito la propria collaborazione alle «espulsioni di massa» annunciata dal leader repubblicano. In realtà, all’operazione la polizia di New York non ha partecipato. A effettuare gli arresti, poco prima dell’alba, sono stati gli agenti dell’Immigration and customs enforcement (Ice), con il supporto dell’Agenzia anti-droga (Dea) e quella per la prevenzione di alcol e armi da fuoco.

Dall’entrata del tycoon alla Casa Bianca, la cifra di immigrati catturati è cresciuta ancora rispetto ai precedenti mandati di Obama e Biden (si era arrivati a circa poco più di 900 arresti) con quasi 1.200 arresti quotidiani da domenica.

Dovrebbero ancora aumentare, arrivando a 1.500 in seguito alla recente imposizione di 75 catture al giorno a ciascuna delle venti sezioni Ice sparse per gli States.

Dei 1.179 catturati lunedì, però, circa la metà non aveva commesso reati, ma solo 566, tra precedenti legali ed entrate illegali.

Autorizzato l’impiego di aerei militari, non quelli commerciali o la flotta di dieci velivoli dell’Ice come avvenuto finora per riportarli in patria. A bordo i migranti sono ammanettati e incatenati. Anche prima accadeva, almeno quando si trattava di autori di crimini; ora, però, è diventata prassi e tutto viene sistematicamente immortalato e ostentato in Rete a fini propagandistici.

“Non andrà a finire bene”, si è giustificato lo stesso presidente di fronte alle critiche durante un evento in Florida, dopo aver annunciato il congelamento dei contributi a fondo perduto e prestiti per progetti per assistenza, transizione ecologica, non profit: in alcuni Stati i siti di Medicare risultavano così bloccati. Proprio il «trattamento indegno» ha spinto il colombiano Gustavo Petro a rifiutare l’arrivo dei rimpatriati domenica, a patto di ridurre i dazi imposti.

Samuele Gazerro 2E

 

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