Dato che nel corso degli anni l’utilizzo di apparecchiature tecnologiche è aumentato spropositatamente, oggi solo pochi ragazzi ne sono sprovvisti. Infatti, soprattutto il telefono-cellulare sembra a tutti loro indispensabile: lo usano per chattare con gli amici, ascoltare la musica, seguire le proprie passioni, ma
soprattutto socializzare attraverso quelle applicazioni che costituiscono i social-media, come instagram, tiktok, snapchat, facebook, whatsapp, twitter e così via. Se tali dispositivi hanno avuto molti vantaggi,purtroppo mostrano anche dei lati negativi, spesso riassumibili sotto la definizione di cyberbullismo.

Che cos’è il cyberbullismo?

Il termine è stato coniato nel 2002 dallo studioso Bill Belsey e successivamente il fenomeno iniziò ad essere studiato dalla comunità scientifica. Nel 2006 il ricercatore Peter Smith propose una definizione di molto legata al concetto di bullismo “tradizionale”: “un atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo, contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” (Smith et al., 2008). Col termine “cyber” s’intende tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia e che ne è generato; mentre col termine “bullismo” s’intendono comportamenti malevoli ai danni di una persona, la vittima che non è in grado di difendersi da sola. Quindi, questo fenomeno riguarda tutte quelle forme di prevaricazione aggressiva, volontaria e ripetitiva, attuate da un singolo, o da un gruppo di persone, attraverso mezzi informatici ai danni di una vittima.

Come viene attuato il cyberbullismo?

Il fenomeno si divide in due categorie: il bullismo diretto, nel quale il bullo utilizza strumenti di messaggistica istantanea che hanno un effetto immediato sulla vittima perché diretti esclusivamente a lei ed il bullismo indiretto, nel quale il bullo utilizza aree pubbliche della rete dove anche altri utenti possono leggere i messaggi e/o vedere foto e video che il bullo pubblica e che, molto spesso, assumono un carattere di diffusione virale. Nancy Willard, nel 2006, propone una classificazione delle azioni tipiche del bullo-on-line:

  • Flaming: messaggi violenti e volgari che mirano a suscitare battaglie verbali
  • Harassment: l’invio ripetuto di messaggi offensivi mirati a ferire qualcuno
  • Denigration: insultare o diffamare qualcuno attraverso pettegolezzi e dicerie volte a danneggiare la reputazione di una persona e i suoi rapporti
  • Impersonation: furto di identità della vittima per danneggiarne la reputazione
  • Outing: condividere on-line informazioni imbarazzanti, segreti o foto di qualcuno
  • Trickery: ottenere la fiducia di qualcuno per poi pubblicare on-line le informazioni carpite
  • Exclusion: escludere qualcuno da un gruppo on-line per provocare in lui un senso di emarginazione
  • Cyberstalking: molestie e denigrazioni ripetute e minacciose mirate a incutere paura Gli elementi distintivi che lo accomunano con il “tradizionale” bullismo sono l’abuso di potere, la ripetizione degli atti lesivi, l’intenzionalità e l’aggressività dell’agire, che sono ridefiniti nel caso del cyberbullismo.
  • Abuso di potere: il cyber bullo esercita il suo potere attraverso una conoscenza maggiore dei mezzi rispetto alla vittima che, non conoscendo sempre la sua identità, gli consente di agire indisturbato
  • Ripetizione: consiste nella continuità della vittima di ricevere messaggi offensivi da parte del cyber bullo, sia in forma diretta, sia indiretta
  • Intenzionalità e aggressività: collegate tra loro, sono usate dal bullo per causare sofferenza alla vittima in qualsiasi momento della giornata e in ogni dove, agendo attraverso i dispositivi elettronici.

Quali sono le cause e le vittime del cyberbullismo?

Utili a comprendere le cause del cyber bullismo sono due caratteristiche psicologiche del bullo:

  • La fragilità di chi nasconde una bassa autostima dietro ad una ricerca di supremazia
  • La mancanza di empatia, in particolare nella sua componente affettiva. Infatti i bulli sono capaci di comprendere cosa prova un’altra persona, ma non di sperimentare quelle stesse emozioni
    Altre cause:
  • La percezione di anonimato derivante dall’uso di strumenti digitali
  • Un clima scolastico che potrebbe favorire comportamenti aggressivi
  • Atteggiamenti condivisi di intolleranza o pregiudizio verso persone con disabilità, o appartenenti a minoranze etniche e religiose, o alla comunità lgbtqia+
    Generalmente il cyberbullo colpisce ragazzi che tendono a provare ansia, che sono calmi e poco aggressivi, e che possono inconsciamente creare terreno fertile per le azioni del cyberbullo. Le caratteristiche delle persone vittime di cyberbullismo possono essere legate:
  • All’aspetto fisico
  • Alla tipologia di abbigliamento
  • Al colore della pelle o dei capelli
  • All’orientamento sessuale o religioso. Le azioni del bullo possono colpire anche un coetaneo particolarmente attraente, o eccellente in ambito scolastico o sportivo. È proprio la diversità dal resto del gruppo a giocare un ruolo importante nella psicologia di chi bullizza.

Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?

Molti studi fanno emergere la relazione tra atti di cyberbullismo e conseguenze sulla salute della vittima. Le più frequenti risultano essere:

  • difficoltà di concentrazione
  • disturbi del sonno
  • ritiro dalla vita sociale (scolastica e personale)
  • aggressività
  • comportamenti autolesivi
  • disturbo da stress post traumatico
  • ansia
  • depressione
  • sindrome di hikikomori
  • impotenza appresa
  • suicidio
    Dal rapporto Ipsos 2014 per Save The Children, secondo i ragazzi il cyberbullismo ha conseguenze sul rendimento scolastico (38%), sui rapporti sociali (65%) e può portare a conseguenze alla salute come ansia e depressione (57%, percentuale che sale al 63% nelle ragazze tra i 15 e i 17 anni)

Sono evidenti, per chi si occupa di prevenzione della salute, l’urgenza e la necessità di essere preparati a fronteggiare questo fenomeno in continua espansione.

Come si affronta il cyberbullismo?

Le parole chiave per contrastarlo sono l’ascolto, l’aiuto, l’educazione e la prevenzione. Il tema del contrasto al cyberbullismo riguarda l’intera società; è quindi auspicabile che tutti contribuiscano a combatterlo. Il lavoro di educazione e prevenzione è, dunque, quanto mai necessario. Insieme agli insegnanti, che spesso vengono coinvolti in progetti sul cyberbullismo nelle scuole, anche la polizia postale lavora nel contrasto al cyberbullismo e può rivelarsi una preziosa alleata, sia per dare informazioni sul fenomeno e su come tutelarsi, sia nel momento in cui si sta subendo un atto di bullismo digitale.
Il cyberbullismo può avere conseguenze penali e la denuncia può essere un utile strumento. In Italia quella contro il cyberbullismo è la Legge del 29 maggio 2017, n.71: Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, in cui vengono specificate le strategie di
intervento e le conseguenze penali per atti di cyber bullismo. Un passo importante per affrontare il cyberbullismo e le sue conseguenze può essere quello di rivolgersi a un professionista della salute mentale. In queste circostanze, diventa quindi necessaria un’attività di sostegno morale e psicologico e questo sostegno è dato, per esempio, dalla presenza dello sportello psicologico nelle scuole, come al Liceo Scientifico Tosi. Ricordiamoci sempre che CERTE PAROLE fanno più male di uno SCHIAFFO, anche se scritte con l’anonimato vigliacco di uno schermo.

Stephanie Omamegbe 3A

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